Bussola

Scudo fiscale

Sommario

Inquadramento | Scudo fiscale 2001 | Oggetto | Soggetti legittimati | La "dichiarazione riservata" | Il costo dell’emersione | I benefici | Scudo-ter (2009) | Le maggiori novità introdotte dalla riforma | Scudo fiscale e Voluntary disclosure | Il mini scudo fiscale per gli ex-Aire | Riferimenti |

Inquadramento

 

 

La prima versione dello scudo fiscale è stata introdotta dal D.L. 25 settembre 2001, n. 350, convertito in Legge n. 409 del 23 novembre 2001, che prevedeva inizialmente la scadenza del 28 febbraio 2002 come termine ultimo per la presentazione della dichiarazione riservata alla banca o ad altro intermediario autorizzato (dal 1° novembre 2001). Tale scadenza è stata poi prorogata al 15 maggio 2002 dall’art. 1, comma 1, del D.L. 22 febbraio 2002, n. 12 convertito in legge n. 73 del 23 aprile 2002.

Successivamente, dopo circa sette anni, con l’art. 13-bis del Decreto Legge n. 78 del 1° Luglio 2009, convertito con modifiche con Legge n. 102 del 3 Agosto 2009, è stato reintrodotto il nuovo scudo fiscale, al quale è stata assegnata la denominazione di “scudo-ter”.

 

Scudo fiscale 2001

 

 

L’intervallo temporale valido per rimpatriare o regolarizzare i capitali detenuti all’estero è compreso tra il 1 novembre 2001 e il 15 maggio 2002. Nel caso di rimpatrio e’ necessario che entro la scadenza del 15 maggio 2002 le ricchezze siano giunte in Italia, altrimenti, qualora alla stessa data il rimpatrio o la regolarizzazione non sono state possibili per cause oggettive non dipendenti dalla volontà dell’interessato, gli effetti si producono ugualmente purché:

 

a) gli interessati presentino entro il 15 Maggio 2002 “apposita dichiarazione riservata”, indicando tra l’altro le cause ostative al rientro;

b) il rimpatrio o la regolarizzazione sono comunque portati a termine entro il 30 giugno 2002 e la “apposita dichiarazione riservata” di cui al precedente punto a) è conseguentemente integrata.

Oggetto

 

Rientrano tra le attività oggetto di scudo fiscale:

 

  • le somme di denaro;
  • le atri attività finanziarie, quali azioni quotate e non quotate, e quote di società non rappresentate da titoli;
  • i titoli obbligazionari;
  • i certificati di massa;
  • le quote di partecipazione a organismi di investimento collettivo, indipendentemente dalla residenza del soggetto emittente;
  • gli immobili;
  • le quote di diritti reali;
  • le multiproprietà;
  • gli oggetti preziosi;
  • le opere d’arte.

Soggetti legittimati

 

 

soggetti che possono godere di tale opportunità sono le persone fisiche, le società semplici, le associazioni professionali e gli altri enti non commerciali. Sono, pertanto, escluse dai benefici dello "scudo" le società di capitali (S.p.a. e S.r.l.).

Tuttavia, anche i soggetti legittimati, tramite interposta persona, trust o società fiduciarie possono sanare le attività detenute all’estero tramite lo scudo fiscale, come precisato dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 9/2002.

 

Tutti i soggetti legittimati devono essere residenti in Italia al momento della presentazione della dichiarazione riservata.

 

Fra i beneficiari della normativa sullo scudo ci sono anche gli eredi del de cuius il quale doveva essere residente in Italia nel momento in cui ha commesso la violazione. Se la morte del de cuius è avvenuta prima del 31 dicembre 2008 gli eredi aderiscono allo scudo personalmente; se invece il decesso si è verificato successivamente, senza che il de cuius abbia deciso di presentare la dichiarazione riservata, l’erede la presenta in nome e per conto del deceduto, in questo ultimo caso però la garanzia di anonimato viene meno. Nel caso in cui siano più eredi, per sanare l’intera posizione, ognuno dovrà presentare la dichiarazione per la propria quota di eredità.

La "dichiarazione riservata"

 

 

L’accesso allo "scudo fiscale" avviene tramite la presentazione della cosiddetta "dichiarazione riservata" ad un intermediario:

  • banche italiane,
  • SIM (società di intermediazione mobiliare),
  • SGR (società di gestione del risparmio),
  • società fiduciarie,
  • agenti di cambio iscritti nel ruolo unico previsto dal Decreto legislativo n. 58/1998,
  • Poste italiane e stabili organizzazioni in Italia di banche e imprese di investimento non residenti in Italia.

 

"Riservata", in quanto la stessa, non dovendo essere trasmessa all’amministrazione finanziaria, rimane sostanzialmente oggetto di uno scambio interno di copie sottoscritte tra l’intermediario da una parte e il contribuente dall’altra. La forma della "dichiarazione riservata" è stabilita dalla legge e un modello della stessa è disponibile nel sito Internet dell'Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it).
Essa deve contenere tutte le indicazioni particolareggiate dei beni e delle attività rimpatriati o regolarizzati per via dello "scudo".

Nel caso di “rimpatrio”, nel momento in cui viene presentata la dichiarazione riservata delle attività finanziarie rimpatriate, si conferisce altresì l’incarico di ricevere in gestione le attività provenienti dall’estero. Ciò è possibile per denaroazioni quotate e nonquote di societàobbligazionicertificati di massaquote di OICR emesse in Italia o all’estero detenute al 1° agosto 2001.

 

In questo caso non viene effettuata alcuna segnalazione in base alla normativa sul monitoraggio fiscale. Le operazioni di rimpatrio vengono registrate ma non segnalate.

Con la regolarizzazione, invece, alla dichiarazione riservata presentata agli intermediari viene allegata una certificazione degli intermediari non residenti che ne attesti il deposito presso gli stessi, perdendo, pertanto, in parte gli effetti della segretezza. È consentito regolarizzare denaro ed altre attività finanziarie di cui al punto precedente (rimpatrio), immobili, investimenti di natura diversa, quote di diritti realimultiproprietàoggetti preziosiopere d’arte detenuti al 27 settembre 2001.

 

La dichiarazione riservata è irrevocabile e può essere presentata ad intermediari diversi e in momenti differenti; non è assoggettata ad imposta di bollo è deve essere redatta in quattro esemplari: uno  per l’intermediario, uno da restituire al cliente dichiarante, due per eventuali esigenze (es. in caso di rimpatrio delle attività).

Il costo dell’emersione

 

 

La regolarizzazione della posizione avviene attraverso:

  • il pagamento di una sanzione pari al 2,5% dell’importo dichiarato

oppure

  • con la sottoscrizione di BTP decennali, emessi il 1 novembre 2001 alla pari, aventi rendimento ridotto (1,90%) -godimento 1/5-1/11- per un ammontare pari al 12% degli importi dichiarati.

Il cliente può scegliere le modalità di valorizzazione delle attività finanziarie, optando per il valore corrente, per il costo di acquisto o per qualunque altra valorizzazione.

I benefici dell’emersione sono limitati agli ammontari espressi in dichiarazione e  l’intermediario non ha responsabilità circa la congruità dei valori dichiarati dal cliente.

I benefici

 

 

L’adesione allo scudo fiscale comporta l’estinzione delle violazioni di natura tributaria e previdenziale relative agli importi dichiarati con riferimento ai periodi di imposta per i quali non sono ancora scaduti i termini per l’accertamento:

 

  • violazioni tributarie: omessa o infedele dichiarazione dei redditi di fonte italiana o estera, omessa o infedele dichiarazione IVA, omessa o infedele dichiarazione di successione, mancata compilazione del mod. RW. Sono sanabili non solo l’omessa indicazione in dichiarazione dei redditi prodotti all’estero ma anche di quelli prodotti in Italia, sfuggiti ad imposizione e successivamente trasferiti all’estero;
  • violazioni previdenziali: relative, ad esempio, ad attività libero professionale.

 

In ambito penale tributario, è prevista la non punibilità di tutti i reati che siano già estinti, non punibili o non più previsti come tali dall’ordinamento, salvo che per i delitti di associazione a delinquere di tipo mafioso, di corruzione, di concussione, di estorsione, di sequestro di persona a scopo di estorsione e di usura.

Con riferimento ai medesimi periodi di imposta, è preclusa ogni attività di accertamento relativamente agli imponibili corrispondenti agli importi dichiarati.

Tuttavia, nel solo caso di rimpatrio è garantita una sorta di riservatezza in quanto è preclusa la possibilità, per l’Amministrazione Finanziaria, di venire a conoscenza dei dati dichiarati, salvo che non sia l’interessato stesso, nel proprio interesse, a fornirle. Per garantire ciò, gli intermediari utilizzeranno conti e depositi ad hoc, i rapporti cosiddetti “secretati” i cui dati non verranno comunicati all’Amministrazione Finanziaria in caso di sua richiesta.

Scudo-ter (2009)

 

 

Con l’art. 13 bis del D.L. n. 78 del 1 luglio 2009, convertito, con integrazioni e modificazioni, dalla Legge 3 agosto 2009, n. 102, successivamente corretto dal D.L. n. 103 del 3 agosto 2009, è stata riformulata la normativa sullo scudo fiscale, che, tuttavia, per quanto riguarda le modalità operative, si rifà a quelli precedenti, visto i numerosi rinvii al D.L. n. 350/2001 e al D.L. n. 12/2002 che contiene disposizioni di coordinamento fra le disposizioni relative all’emersione di attività detenute all’estero e la normativa antiriciclaggio.

 

Anche in questo caso la normativa prevede l’emersione tramite il rimpatrio (rimpatrio giuridico tramite il canale bancario; rimpatrio fisico: attraverso il trasporto al seguito) e/o la regolarizzazione di attività finanziarie e patrimoniali detenute o esportate all’estero in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale.

 

Entrambe le operazioni di emersione sono condizionate alla circostanza che le attività siano detenute, a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008.

 

La regolarizzazione della posizione avviene tramite il pagamento dell’imposta straordinaria pari al 5% (contro il 2,5% degli anni precedenti) calcolata sul valore delle attività estere da regolarizzare, comprensiva di sanzioni e interessi.

 

Tale percentuale deriva dal prodotto tra un presunto rendimento lordo in ragione del 2% annuo per i cinque anni (presunti di permanenza all’estero) precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione, per un’aliquota del 50%.

 

Riassumendo si avrà: 2% annuo x 5 anni x 50% = 5% circa.

I soggetti beneficiari e quelli esclusi sono gli stessi previsti nella prima versione, con la differenza che in questa ultima sono state aggiunte tra i legittimati ad aderire allo scudo fiscale anche le società controllate e collegate estere.

 

Anche per l’ambito oggettivo della regolarizzazione occorre rifarsi agli artt. 1215, e 16 del D.L. n. 350/2001, in particolare per gli immobili occorre verificare se, in relazione ai periodi d’imposta 2004-2008, gli immobili hanno prodotto o meno una ricchezza tassabile in Italia.

 

Le attività finanziarie o patrimoniali costituite e/o detenute in Paesi appartenenti all’U.E. o in quelli aderenti allo Spazio economico europeo (Liechtenstein escluso), a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008, potranno essere rimpatriate o regolarizzate nel periodo di tempo che va dal 15 settembre 2009 al 15 dicembre 2009[1].

 

La dichiarazione riservata, nella quale vengono riportate la natura e l’ammontare delle attività da regolarizzare o da far rimpatriare, deve essere presentata quindi entro il termine ultimo del 15 dicembre 2009, all’intermediario abilitato il quale riceverà in deposito le attività provenienti dall’estero. Il perfezionamento della procedura si ha con l’accredito all’intermediario della somma necessaria per il pagamento dell’imposta straordinaria dovuta dal contribuente. La somma pagata a titolo d’imposta non potrà essere dedotta dal contribuente in sede di dichiarazione dei redditi, né compensabile, secondo i principi generali, con altre imposte, tasse o contributi.

 

L’adesione allo scudo “produce gli effetti di cui agli artt. 14 e 15 del D.L. n. 350 del 2001 e rende applicabili le disposizioni di cui all’art. 17 del medesimo decreto”.

 

Pertanto, la regolarizzazione di attività finanziarie e patrimoniali comporta la preclusione di ogni accertamento tributario e contributivo nei confronti dei contribuenti e dei soggetti solidalmente obbligati, per i periodi d’imposta che hanno termine al 31 dicembre 2008, relativamente le somme o altre attività dichiarate, sia nel caso in cui le attività siano state esportate dall’Italia, sia che siano costituite direttamente all’estero.

 

Nel caso di accertamento il contribuente, qualora decidesse di opporre la presentazione della dichiarazione riservata, l’accertamento proseguirà per gli importi accertati ed eccedenti quelli dichiarati.

 

Con la sentenza n. 22369/2015, la Cassazione ha dichiarato legittima l’opposizione della dichiarazione riservata effettuata dal contribuente per contestare un accertamento effettuato tramite redditometro.

 

La Cassazione (sentenza n. 49191/2015) ha sancito che lo scudo fiscale opera solo sui capitali rimpatriati e in particolare, vi è l’immunità penale per i reati di cui all’art. 14 D.L. n. 350/2001 e all’art. 8 L. 289/2002.

 

Con la sentenza n. 33833/2018, la Corte di Cassazione ha sancito che l’accusa di evasione fiscale non decade automaticamente a seguito dell’adesione allo scudo fiscale, in quanto il contribuente deve dimostrare l’effettivo pagamento delle imposte, considerato che la procedura si considera perfezionata solo a seguito del versamento di quanto dovuto. I giudici di legittimità, a tal proposito, non hanno ritenuto sufficiente la prova fornita dal contribuente, il quale aveva riportato le comunicazioni fatte dalla società fiduciaria all’interessato, poiché per la Suprema Corte la dimostrazione doveva riguardare anche tutti gli adempimenti richiesti dalla norma ai fini della procedura. Con la sentenza n. 34775/2018, invece, i giudici hanno precisato che i beni del presunto evasore possono essere dissequestrati se, tramite l’adesione allo scudo fiscale, l’accusato di illegittimo trasferimento di valori all'estero fa rimpatriare i capitali sottratti allo Stato.




[1] Novità introdotta “dall’emendamento Fleres” che ha ridotto a soli 4 mesi l’arco temporale per aderire allo scudo. Il termine ultimo inizialmente previsto per il rimpatrio o la regolarizzazione delle attività oggetto della sanatoria era il 15 aprile 2010.

Le maggiori novità introdotte dalla riforma

 

 

A seguito delle modifiche apportate al D.L. n. 103/2009, è stato cancellato l’obbligo di segnalazione di cui all’art. 41 del D.lgs. n. 231/2007 relativamente al rimpatrio o alle regolarizzazioni per i quali si ottengono gli effetti estintivi sotto il profilo penale (di cui al comma 4, secondo periodo, art. 13 bis del D.L. 78/2009).

Con la Circolare del 24 settembre 2009 n. 42/E, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito l’aspetto relativo all’Archivio dei rapporti finanziari, secondo il quale gli operatori finanziari, in particolare le filiali estere di banche e intermediari nazionali, se prive di autonomia giuridica, in base all’art. 7, comma 6 del D.p.r. n. 605 del 29 settembre 1973, sono obbligati a comunicare nella sezione autonoma dell’Anagrafe tributaria dello stesso Archivio, tutte le informazioni relative ai rapporti continuativi intrattenuti con la clientela, nonché i dati relativi le operazioni, incluse quelle fuori-conto, compiute dagli stessi clienti. La Circolare prevede inoltre l’obbligo di comunicare autonomamente le deleghe e le procure a operare in nome e per conto del titolare, sia per i rapporti continuativi sia per le operazioni fuori conto. Tale informazioni potranno essere usate per accertare e sanzionare i contribuenti che non solo non hanno compilato il quadro RW della dichiarazione dei redditi ma non aderiranno neanche allo scudo.

 

Inoltre, la non punibilità è stata estesa ad altri reati quali:

  • dichiarazione fraudolenta, commessa sia attraverso l’inserimento di fatture false sia mediante artifici;
  • occultamento e distruzione di scritture contabili al fine di evadere le imposte sui redditi o l’IVA;

ed anche per alcuni illeciti penali, comuni e societari:

  • reati di falsità materiale e ideologica (artt. da 482 a 485 del c.p.);
  • l’uso di atto falso e soppressione, distruzione, occultamento di atti veri, documenti informatici e copie autentiche (artt. da 490 a 492);
  • falso in bilancio.

La condizione per poter beneficiare di tale garanzia è di non avere procedimenti in corso, anche quelli di natura penale, alla data del 15 settembre 2009. I benefici dello scudo non sono esclusi invece per coloro che sono semplicemente indagati e nei confronti dei quali non c’è ancora stata la richiesta di rinvio a giudizio.

La nuova versione dello scudo tiene fuori dalla “copertura” i seguenti reati tributari:

  • emissione di fatture false,
  • sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte,
  • condotte di omesso versamento delle ritenute e dell’IVA (per un ammontare superiore a 50.000 euro),
  • indebita compensazione,
  • riciclaggio di proventi illeciti,
  • impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Scudo fiscale e Voluntary disclosure

 

 

Con la Legge n. 186/2014 è stata introdotta una particolare procedura volta al rientro dei capitali all’estero, la cd. voluntary disclosure (o collaborazione volontaria). La procedura in esame differisce sotto alcuni aspetti dagli scudi fiscali.

 

Prima il provvedimento n. 13193/2015, poi la circolare n. 30/E/2015, hanno chiarito il rapporto che intercorre fra le due procedure. In particolare, il suddetto provvedimento ha inserito nella relazione accompagnatoria alla procedura di collaborazione volontaria, il paragrafo “Effetti delle dichiarazioni riservate di cui all’articolo 13-bis del D.L. 78/2009”. Il richiedente deve, quindi, indiare nella relazione l’eventuale adesione allo scudo fiscale-ter.

 

Tale segnalazione faciliterà la ricostruzione storica del patrimonio detenuto all’estero. Come chiarisce l’Agenzia nella circolare n. 30/E/2015: “risulta necessario che il contribuente che accede alla collaborazione volontaria indichi nella relazione di accompagnamento le dichiarazioni riservate che devono considerarsi direttamente o indirettamente correlate alle poste patrimoniali e ai redditi oggetto della procedura attivata”.

Il mini scudo fiscale per gli ex-Aire

 

A metà strada tra voluntary disclosure e scudo fiscale vi è la procedura prevista dall’art. 5-septies  del Decreto collegato alla Legge di Bilancio 2018 (D.L. n. 148/2017), rivolta alle persone fisiche residenti in Italia o agli eredi. In particolare, i soggetti interessati:

  • devono essere stati iscritti all’Aire;
  • devono aver assunto la qualifica di frontalieri, cioè devono aver prestato la propria attività lavorativa in zona di frontiera o in Paesi limitrofi.

 

Ancora una volta, la regolarizzazione deve riguardare le violazioni della disciplina del monitoraggio fiscale. È previsto, però, un ambito oggettivo molto limitato rispetto alla voluntary disclosure in quanto possono essere sanate le infedeltà/omissioni relative alle attività depositate e le somme detenute su conti correnti o libretti di risparmio all’estero al 6 dicembre 2017 (data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 148/2017) derivanti da redditi di lavoro dipendente o di lavoro autonomo prodotti all’estero. Possono essere regolarizzate anche le somme e le altre attività derivanti dalla vendita di beni immobili detenuti nello Stato estero nel quale veniva prestata l’attività lavorativa in via continuativa.

 

Restano escluse dal perimetro di applicazione del cd. mini scudo fiscale, le attività che dovevano essere già dichiarate da coloro che hanno aderito alla collaborazione volontaria di cui alla L. n. 186/2014.

Sul punto si vuol far notare che l’art. 5-septies  non richiama espressamente la voluntary disclosure ex D.L. n. 193/2016, ma dando una lettura logico-sistematica si dovrebbe giungere alla stessa conclusione prevista per la prima edizione.

 

Alla procedura si accede presentando apposita istanza entro il 31 luglio 2018. Per quanto riguarda le modalità di regolarizzazione, la norma prevede il versamento del 3% del valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 a titolo di imposte, sanzioni e interessi, ma non è molto chiaro a chi spetta la liquidazione degli importi dovuti.

La norma infatti fa riferimento unicamente alla possibilità per il contribuente di ricorrere all’autoliquidazione, ma poiché il Legislatore ha utilizzato il termine “possono”, dovrebbe essere ammessa anche la quantificazione degli importi dovuti da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Comunque nel caso in cui provveda ad autodeterminare gli importi, l’istante deve versare il tutto:

  • in un’unica soluzione, entro il 30 settembre 2018, o
  • in tre rate mensili di pari importo, alle seguenti scadenze: 30 settembre, 31 ottobre e 30 novembre 2018.

La procedura si considera perfezionata con il pagamento in un’unica soluzione o dell’ultima rata.

 

Infine, si vuol evidenziare un aspetto importante della procedura, ossia che il comma 4 dell’art. 5-septies del D.L. n. 148/2017 sancisce una proroga dei termini di accertamento che scadrebbero a decorrere dal 1° gennaio 2018 al 30 giugno 2020, limitatamente alle attività oggetto di regolarizzazione (per un approfondimento si veda la bussola “A.I.R.E.”).

Leggi dopo