Bussola

Dividendi

Sommario

Inquadramento | Distribuzione di dividendi | Trattamento fiscale dei dividendi | Limiti alla distribuzione | La tassazione dei dividendi black-list | Controllo indiretto e dividendi black | Le novità della Legge di Bilancio 2018 per le partecipazioni possedute dalle persone fisiche | Certificazione dei dividendi | Trattamento contabile | Riferimenti |

Inquadramento

Il dividendo rappresenta quella parte del risultato economico positivo attribuito all’esercizio o a più esercizi precedenti che l’assemblea decide di distribuire tra i soci.

Più nello specifico, i dividendi si riferiscono agli utili da partecipazione che rientrano tra i redditi di capitale. In particolare, essi consistono negli utili derivanti dalla partecipazione al capitale o al patrimonio di società ed enti soggetti all’imposta sul reddito delle società, ad eccezione delle partecipazioni agli utili spettanti ai promotori e soci fondatori di S.p.a, Sapa e S.r.l, in quanto rientrano tra i redditi di lavoro autonomo. 

Da un punto di vista fiscale il trattamento in capo ai soci percettori, differisce in funzione della natura del soggetto.

 

Ne consegue che alla formazione del reddito complessivo concorrono, nella misura del 58,14%, gli utili prodotti dall'esercizio in corso al 31 dicembre 2016, afferenti le partecipazioni qualificate detenute da società semplici, soggetti equiparati e persone fisiche nonché quelli relativi alle partecipazioni qualificate e non qualificate, percepiti dagli imprenditori individuali e società di persone. 

La Legge di Bilancio 2018 ha equiparato la tassazione dei dividendi qualificati percepiti da persone fisiche non imprenditori a quella delle partecipazioni non qualificate, a partire dai redditi percepiti dal 1° gennaio 2018, anche se è previsto, a determinate condizioni, un regime transitorio.

Con riferimento alle partecipazioni non qualificate, gli utili distribuiti a persone fisiche a decorrere dal 1° luglio 2014, sono assoggettati, sull’intero ammontare erogato, a una ritenuta a titolo d’imposta in misura del 26% (in precedenza era del 20%). Per quanto riguarda, invece, gli utili percepiti dai soci persone giuridiche, questi concorrono alla formazione del reddito esclusivamente nella misura del 5% del loro ammontare e sono assoggettati all’IRES. Sulla base dei differenti soggetti percettori scaturiscono adempimenti diversi in relazione alla certificazione degli importi erogati e delle ritenute da effettuare in capo alla società che eroga gli utili.

Distribuzione di dividendi

In presenza di utili la società può decidere di distribuirli ed in tal caso dovrà porre in essere una serie di adempimenti operativi.

L’art. 2433 del codice civile stabilisce in primis la competenza prevedendo che la delibera sulla distribuzione degli utili venga adottata dall’assemblea dei soci che approva il bilancio, da cui risulti la distribuzione di utili d’esercizio. Detto verbale deve essere stampato sul libro delle decisioni dei soci.

In evidenza: Contabilizzazione dividendi (OIC 21)

A seguito dell’aggiornamento dei principi contabili avvenuto nel dicembre 2016, il “nuovo” OIC 21 non prevede più la possibilità di rilevare i dividendi nell’esercizio di maturazione, qualora la partecipata avesse approvato il bilancio prima della controllante. Pertanto, i dividendi potranno essere rilevati unicamente nell’esercizio in cui l’assemblea ne deliberi la distribuzione. La controllante, di conseguenza, rileverà il credito per dividendi nello stesso esercizio in cui la controllata iscriverà il debito.

Si fa presente che l’OIC 21 è stato aggiornato anche nel dicembre 2017, ma gli emendamenti non riguardano la rilevazione dei dividendi, ai quali si continua ad applicare la disciplina suesposta.

 

Successivamente va versata l’imposta di registro rientrando, la distribuzione di utili in denaro, tra gli atti disciplinati di cui all’art. 4, c. 1. Lett. d) della Tariffa allegata al D.P.R. n. 131/1986, entro 20 giorni dalla data del verbale di delibera (Ris. n. 174/E/2000 e Ris. n. 353/E/2007).

Il versamento dell’imposta è in misura fissa (codice 109T) ammontante a € 200,00, oltre ai diritti (codice 964T) da eseguirsi mediante modello F23.

Sempre entro lo stesso termine dei 20 giorni occorre presentare presso l’Agenzia delle Entrate competente il verbale stesso e la ricevuta del versamento al fine di procedere alla registrazione della delibera assembleare.
Infine qualora la distribuzione di utili avvenga contestualmente all’approvazione del bilancio, la delibera deve essere depositata, a cura degli amministratori, presso il Registro delle imprese entro 30 giorni dalla data della sua adozione.

 

 

In evidenza: fac simile di Verbale Assemblea dei Soci di approvazione bilancio e contestuale distribuzione di utili

 

L’anno ............, il giorno ......... del mese di ....................., alle ore  ............, presso la sede legale sita in ................., via ................... si  è riunita l’Assemblea ordinaria della Società “............................” per discutere e deliberare sul seguente

ORDINE DEL GIORNO

1) DISCUSSIONE ED APPROVAZIONE DEL BILANCIO D’ESERCIZIO AL 31.12.201(X) E DESTINAZIONE DEL RISULTATO D’ESERCIZIO;

2) VARIE ED EVENTUALI.

Sono presenti i soci:

- ............................ per una quota di € ....................., pari al .......% che partecipa altresì in qualità di ...........................................;

- ............................ per una quota di € ....................., pari al .......% che partecipa altresì in qualità di ...........................................;

- ............................ per una quota di € ....................., pari al .......% che partecipa altresì in qualità di ...........................................;

- ............................ per una quota di € ....................., pari al .......% che partecipa altresì in qualità di ...........................................;

- ............................ per una quota di € ....................., pari al .......% che partecipa in qualità di ......................................................;

Assume la presidenza ai sensi dell’ art. …….. del vigente Statuto Sociale, il/la signor/a ......................., il/la quale constata e fa constatare la piena validità dell’odierna assemblea, ancorché non formalmente convocata, in quanto totalitaria, ai sensi  dell’art. …….. dello Statuto Sociale.

Su proposta del Presidente, l’Assemblea chiama a fungere da Segretario il/la signor/a ........................., presente che accetta, e passa alla discussione degli argomenti posti all’ordine del giorno.

1) DISCUSSIONE ED APPROVAZIONE DEL BILANCIO D’ESERCIZIO AL 31.12.201(X) E DESTINAZIONE DEL RISULTATO D’ESERCIZIO.

Passando allo svolgimento dell’ordine del giorno il Presidente dà lettura del bilancio chiuso il ................... composto da stato patrimoniale, conto economico, rendiconto finanziario e nota integrativa che presenta un utile  di €...........................

Segue quindi ampia discussione durante la quale vengono fornite tutte le delucidazioni delle singole poste di bilancio ed i chiarimenti del caso dopodiché si procede alla messa ai voti del bilancio che risulta approvato all’unanimità, compresa la destinazione dell’utile così come proposto dal Consiglio di Amministrazione e precisamente:

- € .......................... a riserva legale;

- € .......................... a riserva facoltativa;

- € .......................... da distribuire ai soci.

Si precisa che la distribuzione dell’utile ai soci avverrà nei modi e nei termini ritenuti opportuni dall’Organo Amministrativo, compatibilmente con le esigenze economiche e finanziarie della società.

La società dà inoltre ampio mandato al Presidente di provvedere a tutti i relativi adempimenti.

2) VARIE ED EVENTUALI.

Null’altro essendovi da deliberare, il Presidente dichiara sciolta l’assemblea alle ore ............, previa redazione, lettura ed approvazione del presente verbale.

                Il Segretario                                                                        Il Presidente

................................................                                                  ...............................................

 

Trattamento fiscale dei dividendi

La società che intende procedere alla distribuzione di dividendi, dovrà individuare i beneficiari ed applicare, ove richiesto, le ritenute ai sensi dell’art. 27 del D.P.R. n. 600/73 con obbligo di rivalsa.

I soggetti destinatari possono essere quelli individuati dagli artt. 47, 59 e 89 del D.P.R. n. 917/86. Ne consegue che il trattamento fiscale in capo ai soci percettori, varia in relazione alla natura del soggetto.

Per cui avremo schematicamente le seguenti fattispecie di soggetti percettori, tenendo presente che:

 

In evidenza: variazione della % della ritenuta

A decorrere dal 1° luglio 2014 l’aliquota della ritenuta passa dal 20% al 26%, ai sensi dell’art. 3 D.L. 66/2014, e va applicata su tutti i dividendi corrisposti a partire da detta data a prescindere dal loro periodo di formazione. Pertanto come chiarito dalla circolare n. 11/E/2012 - alla quale la circolare n. 19/E/2014 rimanda per ciò che concerne l’operatività e gli aspetti essenziali -  la delibera di distribuzione dei dividendi entro il 31.12 non è sufficiente per far sì che venga applicata la ritenuta d’imposta del 26% in quanto occorre che siano stati effettivamente corrisposti entro detta data ai soci percettori. Si ricorda infine che le ritenute sui dividendi vanno versate il 16.04, il 16.07, il 16.10 ed il 16.01 di ciascun anno se operate nel trimestre precedente. (art. 8, D.P.R. 602/73) a mezzo modello F24 con il codice tributo 1035 ed indicando, come periodo di riferimento, l’ultimo mese del trimestre.

La Legge di Bilancio 2018 (art. 1, co. 1.003, L. 205/2017) riscrive il primo comma dell’art. 27 del DPR n. 600/1973, al fine di equiparare la tassazione delle partecipazioni detenute da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di impresa, eliminando il superato riferimento al 20% e inserendo direttamente l’aliquota del 26%.

 

 

 

Beneficiari Persone Fisiche non in regime di impresa (art. 47, D.P.R. n. 917/86 [TUIR])

 

PARTECIPATE

REGIME FISCALE (Reddito di Capitale) 

Italiane

Non Qualificate

26% ritenuta a titolo di imposta

Ritenuta alla fonte sull’intero importo ai sensi dell’art. 27 del D.P.R. n. 600/73. In questa ipotesi il dividendo non va indicato nel modello REDDITI PF salvo che la società non abbia optato per la tassazione per trasparenza ai sensi dell’art. 116 del T.U.I.R.
La società che eroga il dividendo è tenuta al versamento delle ritenute effettuate e dovrà compilare il modello 770 ordinario.

Qualificate

58,14% imponibile

(fino ai redditi percepiti al 31 dicembre 2017 e nel periodo transitorio)

Per gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007 la quota imponibile è del 40%, per quelli prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2016 la quota imponibile è del 49,72% e infine per quelli prodotti dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016 la quota imponibile è del 58,14% che confluisce nel reddito complessivo e pertanto non si opera nessuna ritenuta, salvo che la società non abbia optato per la tassazione per trasparenza ai sensi dell’art. 116 del T.U.I.R.

La società che eroga il dividendo dovrà consegnare al socio entro il 31 marzo dell’anno successivo la certificazione degli utili corrisposti e dovrà compilare il modello 770.

 

26% ritenuta a titolo di imposta

(dai redditi percepiti dal 1.1.2018, ad eccezione di quelli rientranti nel periodo transitorio)*

 Ritenuta alla fonte sull’intero importo ai sensi dell’art. 27 del D.P.R. n. 600/73. In questa ipotesi il dividendo non va indicato nel modello REDDITI PF salvo che la società non abbia optato per la tassazione per trasparenza ai sensi dell’art. 116  del T.U.I.R.
La società che eroga il dividendo è tenuta al versamento delle ritenute effettuate e dovrà compilare il modello 770.

Estere**

Non Qualificate

26% ritenuta a titolo di imposta

Ritenuta a titolo di imposta a cura dell’intermediario, così come previsto dall’art. 27 c. 4 del D.P.R. n. 600/73, sul dividendo al netto di eventuali ritenute estere. È possibile il recupero di imposte estere fino a concorrenza di quelle dovute in Italia.

Qualificate

58,14% imponibile

(fino ai redditi percepiti al 31.12.2017 e nel periodo transitorio)*

 

 

 

 

 

 

 

 

26% ritenuta a titolo di imposta

(dai redditi percepiti dal 1.1.2018, ad eccezione di quelli rientranti nel periodo transitorio)*

Per gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007 la quota imponibile è del 40%, per quelli prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2016 la quota imponibile è del 49,72% e infine per quelli prodotti dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016 la quota imponibile è del 58,14% che confluisce nel reddito complessivo. Ritenuta a titolo di acconto del 26% sul 58,14% dal 2017 al netto di eventuali ritenute estere. È possibile il recupero di imposte estere fino a concorrenza di quelle dovute in Italia.

Se nella riscossione interviene un intermediario, lo stesso applica la ritenuta a titolo d’acconto del 26%. Ritenuta a titolo di imposta a cura dell’intermediario, così come previsto dall’art. 27 c. 4 del D.P.R. n. 600/73, sul dividendo al netto di eventuali ritenute estere. È possibile il recupero di imposte estere fino a concorrenza di quelle dovute 

 

Black List

(ante Decreto internazionalizzazione)

***

Qualificate e Non

100% imponibile

L’imponibile confluisce come reddito di capitale nel reddito complessivo. La ritenuta di acconto, a cura dell’intermediario, è del 20% sul netto frontiera.

 

*Per un maggior approfondimento si rimanda al paragrafo “le novità della Legge di Bilancio 2018”.

**Per i dividendi di provenienza estera si applica la ritenuta estera, la quale generalmente è operata da un intermediario. Qualora ciò non si verificasse, la ritenuta è operata direttamente dal contribuente nel quadro RM del modello REDDITI PF sul dividendo lordo senza poter scomputare le ritenute estere.

***Per la tassazione dei dividendi black si veda il paragrafo "La tassazione dei dividendi black list". 

In evidenza: tassazione dei dividendi fino al 30 giugno 2014
La Circolare 27 Giugno 2014 n. 19 chiarisce che per i dividendi il cui diritto a percepirli e/o ad esigerne il pagamento è sorto entro il 30 Giugno 2014, questi saranno tassati secondo le precedenti disposizioni.

 

 

Beneficiari Socio impresa individuale e Società di persone (art. 59, D.P.R. n. 917/86 [TUIR])

 

PARTECIPATE

REGIME FISCALE (Reddito di Impresa)

Italiane

 

 

 

Qualificate e Non

 

58,14% imponibile

Per gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31.12.2007 la quota imponibile è del 40%, per quelli prodotti fino all’esercizio in corso al 31.12.2016 la quota imponibile è del 49,72% e infine per quelli prodotti dall’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2016 la quota imponibile è del 58,14% come reddito di impresa con variazione in diminuzione nel Modello REDDITI SP/PF.

La società che eroga il dividendo, non opera alcuna ritenuta e dovrà consegnare al socio entro il 31 marzo dell’anno successivo la certificazione degli utili corrisposti e dovrà compilare il modello 770 ordinario (per le partecipate italiane).

  Estere

  Black List

(ante Decreto internazionalizzazione)

 

100% imponibile

 

Imponibile come reddito d’impresa. Disapplicazione con tassazione del 49,72% a seguito di interpello o tassazione di cui agli artt. 167 e 168 del TUIR.

 

 *Per la tassazione dei dividendi black si veda il paragrafo “la tassazione dei dividendi black-list”.

 

Beneficiari Socio Soggetto IRES – Società di capitali – Enti non commerciali – Stabili organizzazioni (art. 89, D.P.R. n. 917/86 [TUIR])

 

PARTECIPATE

REGIME FISCALE (Reddito di Impresa)

Italiane

 

 

Qualificate e Non

5% imponibile

 

Imponibile come reddito di impresa con variazione in diminuzione nel Modello REDDITI SC. Non viene applicata nessuna ritenuta.

Possibile tassazione per trasparenza ai sensi dell’art. 115 o con bilancio consolidato.

   Estere

Black List

(ante Decreto internazionalizzazione)

 

 

5% imponibile

Imponibile come reddito d’impresa con variazione in diminuzione nel modello REDDITI. Non viene applicata nessuna ritenuta.

100% imponibile

Disapplicazione con tassazione del 5% a seguito di interpello o tassazione di cui agli artt. 167 e 168 del TUIR.

 *Per la tassazione dei dividendi black si veda il paragrafo “la tassazione dei dividendi black-list”

 
Si ricorda che le partecipazioni non qualificate sono quelle che rappresentano una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria non superiore al 2% o al 20%, ovvero una partecipazione al capitale od al patrimonio non superiore al 5% o al 25%, secondo che si tratti di titoli negoziabili in mercati regolamentati o di altre partecipazioni. 

 

Il comma 4 dell’art. 1 del D.M. 26 maggio 2017 sancisce che a partire dalle delibere successive a quelle avente ad oggetto l’utile dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2016, i dividendi per il soggetto destinatario di considerano prioritariamente formati con utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007 e poi fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2016.

Limiti alla distribuzione

L’art. 2430 c.c. del codice civile prescrive che la distribuzione di utili possa aver luogo dopo aver accantonato:

1. Il 5% a riserva legale fino al raggiungimento del quinto del capitale sociale; 
2. La percentuale eventualmente prevista dallo statuto per la riserva statutaria e finché questa non abbia raggiunto il limite stabilito.

Inoltre non è possibile, salvo che dopo la distribuzione residuino riserve disponibili sufficienti, procedere alla distribuzione di utili sin quando permangono in bilancio le seguenti tipologie di costo:

  • propaganda;
  • manutenzione e riparazione straordinarie su beni di terzi.

Oppure, fintanto che il capitale sociale rimane intaccato da perdite, a meno che non si sia proceduto a ridurlo in misura corrispondente cosi come previsto dall’art. 2433 c.c.

A seguito delle disposizioni introdotte dal D. Lgs. 139/2015, applicabili dall’1 gennaio 2016, per i costi di impianto, ampliamento e di sviluppo, fino a che l’ammortamento dei rispettivi costi non sia completato, possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve disponibili sufficienti a coprire l’ammortanento dei costi non ammortizzati.

Si evidenzia che i costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità sono sostituiti dai costi di sviluppo.

E, da ultimo,fin quando non sono ricostituite le riserve in sospensione d’imposta impiegate per la copertura di perdite.

 

In evidenza: presunzione assoluta di distribuzione di utili

Nell’ambito della distribuzione di utili occorre tener presente quanto stabilito dall’art. 47 del D.P.R. n. 917/86 il quale prevede espressamente che indipendentemente dalla delibera assembleare, ai fini fiscali si presumono prioritariamente distribuiti: 1) l’utile dell’esercizio; 2) le riserve di utili liberamente distribuiti per la quota non accantonata in sospensione d’imposta.

La presunzione è assoluta in quanto non ammette prova contraria salvo la possibilità, così come chiarito anche dalla Norma di Comportamento ADC n. 162/2006, di chiederne la disapplicazione mediante interpello.

La norma chiarisce inoltre che detta presunzione, non è applicabile alle riserve di utili indisponibili quali la riserva legale, sempre entro il limite del quinto del capitale sociale, la riserva di acquisto di azioni proprie, la riserva da utili su cambi, riserva di valutazione con il metodo del patrimonio netto etc.

Un ulteriore eccezione è rappresentata dai versamenti in conto futuro aumento di capitale e dall’ipotesi in cui venga effettuato un aumento di capitale con riserve di utili e successivamente vengano distribuite riserve di capitale fatto salvo che l’operazione non sia preordinata a far conseguire ai soci un indebito risparmio di imposta (art. 37 bis del D.P.R. n. 600/73).

La Circolare del 16 giugno 2004, n. 26/E ha altresì chiarito che la presunzione non opera, per le riserve in sospensione d’imposta e per quelle formatesi in periodi di trasparenza.

Inoltre va ricordato che la presunzione opera solo in caso di distribuzione e non anche nel caso in cui le riserve siano destinate ad altri utilizzi.

Infine, il D. M. 26 maggio 2017, con riferimento ai dividendi, introduce una nuova presunzione: infatti, a partire dalle delibere di distribuzione successive a quella avente come oggetto l’utile dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2016, agli effetti della tassazione del soggetto partecipante, i divendi distribuiti si considerano prioritariamente formati con utili prodotti dalla società o ente fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007, e poi fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2016, e poi, naturalmente, con quelli conseguiti successivamente.

 

Certificazione dei dividendi
Entro il 31 marzo di ciascun anno, i soggetti passivi IRES, residenti e non, che distribuiscono utili, devono rilasciare ai percettori residenti la certificazione degli utili e dei proventi equiparati (Cupe), dalla quale risultino, tra l’altro:

  • il numero di azioni/quote;
  • il dividendo unitario e complessivo lordo;
  • ritenute operate o imposta sostitutiva applicata.

Le informazioni contenute nella suddetta certificazione, saranno utilizzate dai soggetti residenti per indicare nella propria dichiarazione dei redditi gli utili percepiti, mentre i soggetti non residenti, ai quali è anche possibile rilasciarla, potranno utilizzarla per richiedere il credito d’imposta per i tributi pagati in Italia sui dividendi nel proprio Paese d’origine.

La certificazione non va rilasciata, invece, in relazione agli utili e agli altri proventi assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva.

 

La tassazione dei dividendi black-list

Il D.lgs. n. 147/2015 (il cd. Decreto internazionalizzazione) modifica parzialmente la tassazione dei dividendi black-list. In particolare, il regime di piena imponibilità è limitata ai casi in cui il socio detiene:

  • una partecipazione diretta in una società localizzata in Stati a fiscalità privilegiata, o
  • una partecipazione di controllo, anche indiretta, in società, le quali allora volta conseguono dividendi da società localizzata in Stati a fiscalità privilegiata.

 La tassazione integrale dei dividendi black list è stata confermata anche dal D.Lgs. 142/2018, emanato in attuazione della Direttiva UE Atad (Direttiva 2015/1164/UE), il quale in tema di dividendi non ha apportato sostanziali novità, in quanto le modifiche consistono principalmente in un miglior coordinamento tra l’imposizione degli utili provenienti da Paesi a fiscalità privilegiata e la disciplina Cfc di cui all’articolo 167 del Tuir. Le novità sono applicabili, ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. 142/2018, a decorrere dall’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2018, nonché agli utili percepiti e alle plusvalenze realizzate a decorrere dal medesimo periodo d’imposta. Il D.Lgs. 142/2018, sinteticamente:

-ha introdotto l’articolo 47-bis nel Tuir, che individua gli Stati a fiscalità privilegiata e le esimenti;

-ha individuato la nozione di controllo rilevante sia ai fini della Cfc rule che della tassazione dei dividendi.

 

In evidenza: Paesi a fiscalità privilegiata 

La Legge di stabilità 2016, introduce una nuova definizione di Stati a fiscalità privilegiata. Alla luce delle novità, un Paese è classificato a fiscalità privilegiata quando il proprio  regime fiscale, anche se speciale, prevede un livello nominale di tassazione inferiore al 50% di quello applicabile in Italia.

A decorrere dall’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2018, per una corretta tassazione degli utili, l’individuazione degli Stati a fiscalità privilegiata deve avvenire secondo le regole dettate dal nuovo articolo 47-bis del Tuir. La norma prevede che si considerano paradisi fiscali i Paesi diversi da quelli appartenenti all'Unione europea ovvero da quelli aderenti allo Spazio economico europeo con i quali l'Italia abbia stipulato un accordo che assicuri un effettivo scambio di informazioni, che:

-presentano una tassazione EFFETTIVA inferiore al 50% di quella italiana (considerando solo l’Ires e non anche l’Irap, come chiarito a Telefisco 2019), nel caso in cui il soggetto non residente sia controllato ai sensi del comma 2 dell’articolo 167 del Tuir. A tal proposito, si considerano soggetti controllati, gli enti non residenti che integrano una delle seguenti condizioni:

osono controllati direttamente o indirettamente, anche tramite società fiduciaria o interposta persona, ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, da parte di un soggetto residente in Italia;

ooltre il 50% della partecipazione ai loro utili è detenuto, direttamente o indirettamente, mediante una o più società controllate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile o tramite società fiduciaria o interposta persona, da un soggetto residente in Italia.

-hanno un livello NOMINALE di tassazione inferiore al 50% di quello applicabile in Italia, qualora l’ente estero non sia controllato ai sensi del precedente punto.

In merito a quest’ultimo punto occorre specificare che si deve tener conto anche dei regimi speciali che non sono applicabili strutturalmente alla generalità dei soggetti svolgenti analoga attività dell'impresa o dell'ente partecipato. Nella relazione illustrativa al D.Lgs. 142/2018 viene precisato che la qualifica di “regime speciale” riguarda solo i regimi fiscali a cui si accedono solo al ricorrere di determinati requisiti di straordinarietà o specialità (es. status soggettivo, ubicazione territoriale, temporaneità della disposizione).

 

L’integrale tassazione dei dividendi black-list è esclusa per:

  • gli utili imputati al socio residente per trasparenza secondo la disciplina delle Cfc (Controlled foreign companies), o
  • gli utili derivanti da partecipazioni per le quali si è dimostrato, anche per il tramite dell’interpello probatorio, che dalle partecipazioni non sia stato conseguito, sin dall'inizio del periodo di possesso, l'effetto di localizzare i redditi nei suddetti Stati (seconda esimente, ora individuata dal comma 2, lett. b) dell’articolo 47 del Tuir).

 

Gli utili di cui sopra concorreranno alla formazione del reddito nella misura prevista per le partecipazioni in società non black-list; quindi si applica la tassazione precedentemente esposta, che varia a seconda del soggetto percipiente.

 

 

Un’altra novità introdotta dal Decreto internazionalizzazione, confermata dal D. Lgs 142/2018 riguarda la disapplicazione del regime Cfc nel caso in cui si verifica la prima esimente indicata, fino all'esercizio in corso al 31.12.2018, dall'art. 167, c. 5 del Tuir e successivamente dall'art. 47 bis, co. 2, lett. a) e il riconoscimento di un credito di imposta al socio residente o alle sue partecipate residenti percipienti gli utili. In particolare, al socio viene riconosciuto un credito d'imposta c.d. indiretto ai sensi dell’art. 165 del Tuir, per le imposte assolte dalla società estera sugli utili conseguiti nel periodo di possesso della partecipazione in misura proporzionale agli utili conseguiti e nel limite dell’imposta italiana su tali utili. 

La Legge di Bilancio 2018 modifica la tassazione per i soggetti IRES, qualora integrino la prima esimente, infatti in questa ipotesi, il dividendo percepito è detassato al 50% e sulla parte imponibile compete il credito d’imposta indiretto. Per gli altri soggetti (persone fisiche e società di persone), invece, il regime fiscale non è cambiato, pertanto dovranno tassare il provento al 100%, nonostante sussista la prima esimente.

 

Per quanto riguarda, invece, la disapplicazione del regime Cfc, il contribuente potrà presentare istanza di interpello probatorio (riformulato dal D.Lgs. n. 156/2015) o, in alternativa, nella propria dichiarazione dei redditi dovrà indicare di aver percepito dei dividendi da una società black-list. Tale segnalazione va fatta anche nel caso in cui il socio abbia presentato interpello, per il quale, però, non ha ricevuto risposta. Nel caso in cui non si proceda alla segnalazione in dichiarazione è applicata una sanzione pecuniaria. La sanzione è disciplinata dall’articolo 8, comma 3-ter del D.Lgs. 471/1997 ed è prevista in pari al 10% dei dividendi e delle plusvalenze conseguiti dal soggetto residente e non indicati, con un minimo di 1.000 euro ed un massimo di 50.000 euro.

In evidenza: provenienza utili

A seguito delle modifiche apportate alla definizione di paradiso fiscale, si erano create alcune incertezze in merito alla qualificazione degli utili. La Circolare n. 35/E/2016 aveva precisato che gli stessi dovevano essere considerati black, qualora al momento della percezione, il Paese si considera a fiscalità privilegiata. La Legge di Bilancio 2018 (art. 1, co. 1.007), invece, chiarisce che al fine di una corretta tassazione occorre far riferimento al momento di formazione degli utili, cosicché qualora gli utili si siano formati in un periodo in cui lo Stato estero si considera white, ma poi divenuto un paradiso fiscale, il dividendo deve essere tassato come white. A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate a Telefisco 2019 ha precisato che tale disposizione si applica solo nell’ipotesi in cui al momento di formazione degli utili lo Stato estero era considerato a fiscalità ordinaria, per poi essere considerato un paradiso fiscale al momento di percezione degli utili dal controllante. In tutti gli altri casi, continua ad applicarsi il chiarimento della circolare n. 35/E/2016 e, quindi, ai fini di una corretta tassazione, rileva la qualifica assunta dallo Stato estero al momento di percezione dei dividendi.

Controllo indiretto e dividendi black

Quando il socio residente detiene il controllo indiretto di una società localizzata in Paese a fiscalità privilegiata per il tramite di soggetto white, bisogna prestare attenzione alla corretta tassazione dei dividendi percepiti, in quanto solo gli utili provenienti dalla black devono essere tassati integralmente (qualora non operi una delle cause di esclusione viste sopra). Ad affermarlo è la risoluzione n. 144/E/2017, nella quale viene ribadito il principio secondo cui è necessario procedere ad una ricostruzione analitica degli utili pervenuti al soggetto residente, in quanto nel caso in cui non fosse possibile risalire alla corretta provenienza, si presumono prioritariamente distribuiti gli utili della società black (circ. n. 51/E/2010). Per superare la presunzione, nella risoluzione n. 144/E/2017, viene chiarito che occorre documentare di volta in volta, tramite un adeguato supporto documentale, la provenienza degli utili distribuiti al soggetto residente. In particolare, la ricostruzione deve riguardare sia la formazione della provvista patrimoniale da cui i dividendi vengono attinti sia la consumazione della stessa in occasione della distribuzione e uno strumento ritenuto idoneo dall’Amministrazione finanziaria è la delibera adottata dal soggetto erogante.

Esempio

Si pensi alla società Alfa, residente in Italia, che detiene il 100% della società Beta olandese, la quale a sua volta controlla interamente Gamma, un soggetto residente in un Paese a fiscalità privilegiata.

Se Gamma distribuisce dividendi a Beta, la quale a sua volta delibera per la distribuzione ad Alfa, tali proventi sono tassati al 100%, a meno che Beta non distribuisca riserve formatesi con utili white e che tale circostanza possa essere dimostrata.

Sull’argomento è tornata anche l’Agenzia delle Entrate con l’esposizione del principio di diritto n. 20/2018, nel quale veniva analizzato il caso in cui la tassazione integrale dei dividendi ex art. 89, comma 3 del Tuir risulta applicabile anche agli utili distribuiti da una società conduit “figlia”, ma “provenienti” da società partecipate residenti in Paesi a fiscalità privilegiata. Secondo l’Amministrazione finanziaria, la disapplicazione della disciplina Cfc non può basarsi sul ricorso a criteri generali predeterminati, ma dovrà essere valutata caso per caso. Infatti, secondo l’Agenzia: “l'analisi specifica si basa piuttosto che su semplici quantificazioni del carico fiscale subìto dagli utili percepiti dalla "madre" italiana, sulla circostanza che la partecipazione nel soggetto localizzato nel tax haven non sia detenuta tramite la società figlia allo scopo di evitare artificiosamente che i redditi siano tassati in maniera congrua”. In particolare, la circostanza che la società intermedia UE non sia considerata Cfc ai sensi dell'articolo 167, comma 8-bis, del TUIR, non esclude che l’ente possa considerarsi un mero veicolo interposto per evitare l’imposizione integrale dei dividendi in capo alla controllante italiana.

Le novità della Legge di Bilancio 2018 per le partecipazioni possedute dalle persone fisiche

La tassazione dei dividendi e del capital gains ha subito rilevanti modifiche a seguito della Legge di Bilancio 2018. In particolare, la Legge 205/2017 ha modificato il regime fiscale dei dividendi percepiti da persone fisiche residenti non imprenditori e di quelli percepiti da società di capitali provenienti da paradisi fiscali.

Per quanto riguarda il primo aspetto, il co. 1003, intervenendo sull’articolo 27 del Dpr 600/1973, modifica la tassazione dei dividendi relativi a partecipazioni qualificate (qualificabili come redditi di capitale) per equipararla a quella dovuta per le partecipazioni non qualificate (il co. 1004 modifica anche l’art. 47 del Tuir). Pertanto, per i dividendi percepiti dal 1° gennaio 2018 da persone fisiche residenti che agiscono al di fuori dell’esercizio di imprese, non rileverà più la distinzione tra qualificate e non, in quanto in entrambi i casi la società erogante dovrà applicare la ritenuta a titolo d’imposta del 26% prevista dall’art. 27 del Tuir.

Tuttavia, il Legislatore ha previsto un regime transitorio per gli utili maturati fino al 31 dicembre 2017 e distribuiti successivamente. Il comma 1006, infatti, prevede che i dividendi relativi a partecipazioni qualificate continueranno ad essere tassati secondo le disposizioni del D.M. 26.05.2017 qualora si presentino le seguenti condizioni:

-siano distribuiti dividendi relativi ad utili formatesi fino all’esercizio in corso al 31.12.2017;

-la delibera di distribuzione sia assunta tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2022.

Dal tenore letterale della norma, appare però un’incongruenza, in quanto sembrerebbe che gli utili la cui distribuzione sia stata deliberata entro il 31.12.2017, ma percepiti successivamente siano tassati al 26% e non in base alle percentuali di imponibilità previste dal D.M. 26.05.2017. Si ritiene, però, che la previgente disciplina sia applicabile anche a tali proventi, ma sarebbe comunque opportuno un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate.

Anche Assonime, nella circolare n. 11/2018, ha evidenziato tale problema, concludendo che la tassazione prevista dal D.M. 26.05.2017 sia applicabile anche agli utili la cui distribuzione è stata deliberata nel 2017, infatti «un’interpretazione logico-sistematica della norma, tuttavia, porta a ritenere, a nostro avviso, che la previsione di un dies a quo per l’adozione della delibera costituisca una mera “svista” del legislatore e che, pertanto, la disciplina transitoria trovi applicazione anche agli utili distribuiti dal 1° gennaio 2018 a seguito di delibere assembleari adottate entro il 31 dicembre 2017. La previsione di un dies a quo del nuovo regime con riguardo sic et simpliciter alla data di adozione delle delibere finisce, infatti, col penalizzare maggiormente proprio quei soci che più avrebbero diritto a vedersi applicata la previgente disciplina in quanto la distribuzione degli utili risulta deliberata ancor prima dell’entrata in vigore delle nuove norme in materia di redditi di capitale». Tuttavia, in assenza di chiarimenti ufficiali, si ritiene opportuno adottare un comportamento prudenziale e attenersi al testo della norma.

 

Riepilogo tassazione dividendi (no esteri) persone fisiche non imprenditori

Utili formatesi fino al 31.12.2017, la cui delibera di distribuzione è stata assunta fino al 31.12.2022

Partecipazione non qualificata

Ritenuta a titolo d’imposta del 26%, operata sul 100%

Partecipazione qualificata

Imponibili nelle seguenti misure:

-         

40%, se gli utili si sono formati fino all’esercizio in corso al 31.12.2007;

-         

49,72%, se gli utili si sono formati nel periodo che va dall’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2007 a quello in corso al 31.12.2016;

-         

58,14%, se gli utili si sono formati dall’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2016 e fino a quello in corso al 31.12.2017

Utili formatisi dall’1.1.2018

Partecipazione non qualificata

Ritenuta a titolo d’imposta del 26%, operata sul 100%

Partecipazione qualificata

Certificazione dei dividendi

Entro il 31 marzo di ciascun anno, i soggetti passivi IRES, residenti e non, che distribuiscono utili, devono rilasciare ai percettori residenti la certificazione degli utili e dei proventi equiparati (Cupe), dalla quale risultino, tra l’altro:

-il numero di azioni/quote;

-il dividendo unitario e complessivo lordo;

-ritenute operate o imposta sostitutiva applicata.

Le informazioni contenute nella suddetta certificazione, saranno utilizzate dai soggetti residenti per indicare nella propria dichiarazione dei redditi gli utili percepiti, mentre i soggetti non residenti, ai quali è anche possibile rilasciarla, potranno utilizzarla per richiedere il credito d’imposta per i tributi pagati in Italia sui dividendi nel proprio Paese d’origine.

La certificazione non va rilasciata, invece, in relazione agli utili e agli altri proventi assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva.

Trattamento contabile

Si ipotizzi che la società ALFA s.r.l. (non quotata) abbia conseguito nell’anno n un utile netto di € 325.000,00. La delibera assembleare ha deciso di destinare € 10.000,00 a riserva legale; € 15.000,00 a riserva statutaria e la restante parte a dividendi tra i due soci persone fisiche non imprenditori, aventi rispettivamente una partecipazione qualificata e una non qualificata, per i seguenti importi Socio X € 250.000,00 e Socio Y € 50.000,00.
Fino all’entrata in vigore della tassazione al 26% delle partecipazioni qualificate, e scritture in partita doppia della destinazione dell’utile sono:

 

 

 

 

29.04. n+1

 

 

 

SP - A IX

 

SP -  A IV

SP – A V

SP – D 14

Utile d’Esercizio

a

#

Riserva Legale

Riserva Statutaria

Soci c/Dividendi

 

10.000,00

15.000,00

300.000,00

325.000,00

 

 

Distribuzione utile anno n come da Verbale n. xy

 

 

 

 

 

 

29.06. n+1

 

 

 

SP – D 14)

SP C IV- 1)

Soci c/Dividendi

a

Banca C/C

 

250.000,00

 

 

Pagato dividendo a Socio X ”Qualificato”

 

 

 

 

 

 

29.06.n+1

 

 

 

SP – D 14)

 

SP C IV- 1)

SP D) -12)

Soci c/Dividendi

a

#

Banca C/C

Erario c/rit. d’imposta

 

37.000,00

13.000,00

50.000,00

 

 

Pagato dividendo a Socio Y ”Non Qualificato”

 

 

 

 

 

 

15.07.n+1

 

 

 

SP D) -12)

SP C IV- 1)

 

Erario c/rit. d’imposta

a

Banca C/C

 

13.000,00

 

 

Versato ritenuta su dividendi

 

 

 

Con la nuova disciplina, invece, non rileverà la distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate e, pertanto, il pagamento dei dividendi sarà così contabilizzato:

 

 

 

 

29.06.n+1

 

 

 

SP – D -14)

 

SP C IV- 1)

SP D) -12)

Soci c/Dividendi

a

#

Banca C/C

Erario c/rit. d’imposta

 

222.000,00

78.000,00

300.000,00

 

 

Pagato dividendo a Socio Y

 

 

 

 

 

 

15.07.n+1

 

 

 

SP D) -12)

SP C IV- 1)

 

Erario c/rit. d’imposta

a

Banca C/C

 

78.000,00

 

 

Versato ritenuta su dividendi

   
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