Quesiti Operativi

Qualificazione reddituale dei compensi erogati dalle ASL nei confronti di liberi professionisti

Uno psicologo con partita IVA, oltre all’attività privata libero professionale, per la quale nel 2015 ha emesso normalmente fattura, essendosi classificato primo nelle graduatorie degli specialisti ambulatoriali delle ASL – istituite dall’Accordo Collettivo Nazionale – ha accettato l’incarico di sostituzione di psicologia per lo svolgimento dell’attività specialistica convenzionata. In merito a tale incarico ha ricevuto il modello CU 2016 – redditi 2015 – compilato, nella sezione “certificazione lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi”, rispettivamente nei campi “Anno”, “Ammontare lordo corrisposto”, “Imponibile”, “Ritenute a titolo di acconto”, con l’indicazione della causale “A” nella sezione della tipologia reddituale e i dati Enpap nel riquadro “dati Previdenziali”.

In quale quadro e rigo dell’Unico PF 2016 devono essere inseriti tali redditi? Sarebbe corretta la loro allocazione nel quadro RL? Qualora fosse inserito in RL a quali sanzioni il contribuente incorrerebbe?

 

Sono stati chiesti chiarimenti circa il corretto trattamento fiscale relativo ad un compenso derivante dall’incarico di sostituzione di psicologia convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, nei confronti di un lavoratore persona fisica che esercita la libera professione di psicologo senza vincolo di subordinazione.

Nello specifico, si ritiene opportuno determinare la corretta qualificazione, in sede di predisposizione del Modello Unico PF 2016, di tali compensi, in quanto in linea di principio, la sopracitata prestazione può essere ricondotta, a seconda di specifiche condizioni, nell’ambito dei redditi diversi per attività di lavoro autonomo occasionale (ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. 1 del TUIR) o nell’ambito dei redditi di lavoro autonomo (ai sensi dell’art. 53, comma 1, del TUIR).

I primi si riferiscono ad attività di lavoro autonomo svolte in maniera occasionale, cioè saltuariamente, senza vincolo di subordinazione e senza organizzazione di mezzi; i redditi di lavoro autonomo, invece, derivano dall’esercizio di arti e professioni in maniera abituale (e, quindi, non episodica) con carattere personale ed intellettuale.

Il contribuente, in aggiunta all’incarico svolto presso l’ASL competente, esercita, sottoforma di lavoro autonomo ed in maniera professionale, la medesima attività di psicologo, per la quale, è richiesto il possesso di un’abilitazione e dell’iscrizione nell’apposito albo; tra l’altro, proprio quest’ultimo requisito può costituire indizio di abitualità in quanto, secondo la sentenza della Cassazione n. 2297 del 27 marzo 1987 (richiamata dall’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 88/2015) “l’abitualità dell’esercizio professionale, non identificabile con la sua esclusività (...), è insita nella volontaria iscrizione del professionista nell’albo dei consulenti tecnici, costituente titolo per l’affidamento di compiti in modo ricorrente, secondo criteri di rotazione, non in via meramente occasionale o saltuaria“.

 

Altresì, nel caso descritto dal quesito, emerge chiaramente che il medesimo contribuente risulta essere in possesso di una partita IVA, in quanto, nel corso del 2015, ha regolarmente emesso fatture.

Tali elementi sono sufficienti per poter sostenere che il contribuente svolge la libera professione di psicologo con regolarità e stabilità e, quindi, si ritiene che le medesime prestazioni rese nei confronti dell’Asl debbano essere attratte nell’ambito dell’attività professionale svolta con continuità (per cui vi è partita IVA).

 

Il c.d. principio di attrazione nell’ambito del reddito di lavoro autonomo delle collaborazioni occasionali, risulta, peraltro, essere confermato dalla stessa Amministrazione finanziaria (cfr. circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 67/2001), secondo la quale occorre valutare se, per lo svolgimento delle prestazioni di collaborazione, siano necessarie conoscenze tecnico-giuridiche direttamente collegate all'attività di lavoro autonomo esercitata abitualmente. In tale ipotesi, i compensi percepiti per lo svolgimento del rapporto di collaborazione saranno assoggettati alla disciplina prevista per i redditi di lavoro autonomo.

 

Giova precisare che, a sostegno dell’interpretazione fin’ora adotta, vi è anche il comportamento concludente della stessa ASL che, nel predisporre la Certificazione Unica 2016 (anno d’imposta 2015) per il compenso erogato nei confronti dello psicologo, ha proprio indicato nella sezione “certificazione lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi“ il codice “A“ riservato alle “prestazioni di lavoro autonomo rientranti nell’esercizio di arte o professione abituale“.

 

Diversamente, se fosse stata intenzione dell’ASL ricomprendere tale compenso nell’alveo delle prestazioni occasionali, la Certificazione Unica 2016 avrebbe dovuto riportare il codice “M“ “prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente“.

In conclusione, ai fini delle imposte sui redditi (Irpef), si applicano gli artt. 53 e 54 del TUIR e si ritiene necessario collocare i compensi per l’attività svolta nei confronti dell’ASL competente nell’ambito dei redditi derivanti dall’ordinaria attività professionale e, quindi, all’interno del quadro RE, rigo RE 2 - colonna 2 dell’Unico PF 2016 e non nel quadro RL riservato ai redditi diversi. Qualora si decidesse, ugualmente, di collocare tali redditi all’interno del quadro RL - Sezione III Unico PF 2016, si usufruirebbe, indebitamente, di una detrazione dall’imposta lorda Irpef che sarà determinata, se spettante, nel quadro RN.

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