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Voluntary disclosure: sì alla detrazione delle imposte da redditi di lavoro dipendente e autonomo, pagate all’estero

La novità recata dal cd. “manovrina” (D.L. n. 50/2017) che consente di detrarre le imposte, relative a redditi di lavoro dipendente e autonomopagate all’estero a titolo definitivo anche in caso di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione dei citati redditi esteri, sebbene, sia entrata in vigore soltanto lo scorso 24 giugno, la si può applicare anche in relazione agli atti non ancora definiti alla medesima data, emanati in relazione alla precedente edizione della voluntary disclosure.

 

Così prevede la nuova Circolare n. 21/E diffusa dall’Agenzia delle Entrate a pochi giorni di distanza dal termine di adesione alla cd. voluntary-bis, fissato al 31 luglio (secondo alcune indiscrezioni, il Governo sta valutando di prorogare la data a dicembre).

 

Secondo i nuovi chiarimenti, la disposizione contenuta alla lettera a-bis) del comma 1 dell’art. 5-octies del D.L. n. 167/1990, inserita dall’art. 1-ter del citato D.L. n. 50/2017, che consente di non applicare il comma 8 dell’art. 165 del TUIR, nel caso in cui i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo concorrano a formare il reddito complessivo, deve essere applicata anche in relazione agli atti non ancora definiti relativi alla prima edizione della procedura di collaborazione volontaria. La fattispecie riguarda i contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi in Italia ma hanno correttamente adempiuto agli obblighi fiscali nel Paese dove hanno svolto attività lavorativa.

Nel determinare le somme da versare a titolo di imposta e sanzioni” si legge nella Circolare “il contribuente dovrà considerare quale “maggiore imposta” l’importo risultante al netto della detrazione relativa alle imposte pagate all’estero a titolo definitivo per i redditi di lavoro ivi prodotti”.

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