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Soggezione a IRAP dell’agente di commercio, solo con i dovuti accertamenti

21 Aprile 2015 |

Cass. civ, sez. trib., 17 aprile 2015, n. 7840

IRAP

Il ragionamento secondo cui il professionista dichiarante reddito d’impresa ex art. 2195 c.c., deve ritenersi perciò solo soggetto ad IRAPsenza necessità di ulteriori accertamenti di fatto”, non fila e non può essere condiviso.

A dirlo è la Suprema Corte di Cassazione che, fedele al recente orientamento sorto in seno alle sue sezioni, prosegue nell’annullare tutte le impugnate sentenze di merito che costringono all’imposizione sulla base dell’errato ragionamento. Con l’ultimo intervento in materia, la Cassazione, con la sentenza del 17 aprile scorso, n. 7840, ha “liberato” dalla sicura soggezione ad IRAP un agente di commercio.

 

Agenti di commercio e IRAP, c’è una specifica pronuncia delle Sezioni Unite a fare chiarezza.

Nel caso di specie, gli Ermellini, per decidere non hanno dovuto far altro che dare applicazione ai principi espressi dalle Sezioni Unite, proprio con riguardo alla figura dell’agente di commercio, nella sentenza n. 12108/2009: non si può considerare tout court “attività d’impresa” lo svolgimento delle attività ausiliarie di cui all’art. 2195 c.c., altrimenti l’imposta “finirebbe per colpire una base fittizia, in contraddizione con una interpretazione costituzionalmente orientata del presupposto impositivo”. Come chiarito dal massimo consesso, non è, infatti, l’oggettiva natura dell’attività svolta a essere alla base dell’imposta, ma il modo, l’autonoma organizzazione, in cui la medesima è svolta (“un quid che eccede il lavoro personale del soggetto agente” implicante “l’organizzazione di capitali o lavoro altrui”).

Nel caso di specie, la Corte ha annullato la decisione della CTR che affermava l’automatica soggezione e ha chiesto al giudice del rinvio di compiere i dovuti (mancati) accertamenti per stabilire la sussistenza o meno il presupposto impositivo IRAP.

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