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Scambio di informazioni, fuori dalla black list anche il Liechtenstein

Quasi sul filo di lana rispetto al termine del 2 marzo 2015, previsto dalla Legge n. 186/2014 affinché gli aderenti alla voluntary disclosure possano beneficare dei relativi vantaggi, il Ministero dell’Economia ha messo a segno un altro accordo, dopo quello concluso con la Svizzera, sullo scambio di informazioni fiscali con un Paese black list: ieri, infatti, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Padoan e il Primo Ministro e Ministro delle Finanze del Liechtenstein Hasler, hanno firmato l’accordo che pone fine al segreto bancario nel Principato e che determina l’equiparazione del Liechtenstein, ai fini della voluntary, ai paesi non black list.

 

L’accordo - che permette ai cittadini italiani che detengono illecitamente patrimoni e attività nel Liechtenstein di regolarizzare la propria posizione mediante la procedura di collaborazione volontaria fruendo di condizioni più favorevoli - è ispirato al modello OCSE di Tax Information Exchange Agreement (TIEA), e prevede lo scambio di informazioni su richiesta relativamente a tutte le imposte: lo Stato a cui sono richieste le informazioni non potrà rifiutare la collaborazione amministrativa allo Stato richiedente per mancanza di interesse ai propri fini fiscali, né opporre il segreto bancario. Come peraltro previsto anche dall’accordo con la Svizzera, lo scambio di informazioni potrà riguardare elementi riconducibili al periodo decorrente dalla data della firma, anche se accordo e protocollo aggiuntivo entreranno in vigore dopo la ratifica da parte dei rispettivi Parlamenti dei due paesi.

Oltre all’accordo, sono stati siglati anche:

  • un Protocollo aggiuntivo, che permetterà di presentare richieste su categorie di comportamenti indicativi dell’intenzione dei contribuenti di nascondere al fisco italiano patrimoni e attività detenute irregolarmente nel Liechtenstein;
  • una Dichiarazione congiunta, con la quale i due Paesi si impegnano ad applicare lo scambio automatico di informazioni sulla base dello standard globale Ocse dal 2017 e ad avviare, dopo l’entrata in vigore l’Accordo e il Protocollo, i negoziati per una convenzione contro le doppie imposizioni.
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