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Riforma della Giustizia Tributaria, la Commissione interministeriale ha pubblicato la relazione finale

05 Luglio 2021 |

Commissione interministeriale MEF

Riforma del processo tributario

 

La relazione finale della “Commissione interministeriale per la riforma della giustizia tributaria”  è stata pubblicata.

 

Nel precedente comunicato - pubblicato lo scorso 12 aprile dal Ministro dell’economia e delle finanze ed il Ministro della Giustizia - veniva dato il via all'inizio dei lavori, gli obiettivi che la Commissione avrebbe dovuto raggiungere entro il 30 giugno erano ben precisi: analizzare e formulare proposte di intervento, per far fronte al contenzioso arretrato e ridurre la durata dei processi.

La Commissione ha ora presentato ai Ministri una relazione sull’esito dei lavori svolti e le proposte di intervento formulate.

 

Tutto inizia dalla necessità di riformare il sistema delle tutele riguardanti il fisco avvertita sia dai cittadini che dalle imprese, dai giudici tributari e dai professionisti, dalle forze politiche. Tale necessità, leggiamo nel documento, si è manifestata ancor più intensamente nel momento in cui sono state definite le iniziative da assumere nel quadro del Piano nazionale di ripresa e di resilienza, approvato dal Parlamento e positivamente accolto dalla Commissione europea (vai alla nostra news https://iltributario.it/articoli/news/la-commissione-ue-approva-il-pnrr). Abbiamo visto come il Piano non manchi di dedicare attenzione alla giustizia tributaria.

 

La Commissione è stata, perciò, incaricata di un duplice compito:

  • esaminare le criticità esistenti
  • elaborare proposte di misure e di interventi legislativi, con l’obiettivo di migliorare la qualità della risposta giudiziaria e di ridurre i tempi del processo.

 

Nel sistema giudiziario italiano il tema della lentezza dell’offerta di giustizia è un problema che affonda le sue radici in tempi lontani; tale problematica la troviamo anche nel delicato ambito tributario, in cui si confrontano le ragioni dei contribuenti e del Fisco.

Sicuramente il persistere di un imponente arretrato riguardante i ricorsi presentati alla Suprema Corte di Cassazione non agevola e non risolve la situazione.

 

Per queste ragioni la Commissione ha dovuto far fronte a una serie di compiti:

  • di tipo ricognitivo, relativamente alla legislazione vigente e al contenzioso pendente presso i giudici di merito e il giudice di legittimità, ossia la Corte di Cassazione;
  • di tipo propositivo in senso ampio, in vista di “possibili misure e interventi normativi”;
  • di tipo precettivo, mediante la formulazione di disposizioni legislative che possano essere incluse “in atti del Governo o del Parlamento”;
  • di referto sulle attività svolte, verso i Ministri, inclusa la relazione finale, da trasmettere entro il 30 giugno 2021.

 

Non dobbiamo trascurare una problematica importante, la Commissione ci ricorda che il “sistema” della giustizia tributaria che l’Italia aveva ereditato dal periodo precedente ha subito importanti cambiamenti, primo fra tutti la soppressione della Commissione tributaria centrale. L'imponente contenzioso lasciato da quest'ultima è stato gestito dalle commissioni tributarie regionali, con il contributo di magistrati e professionisti, ma ovviamente molte criticità sono rimaste vive. Vediamo quali:

  1. la notevole complessità e variabilità della normazione, che influisce negativamente sulla certezza del diritto;
  2. il deficit di conoscenze attorno alla giurisprudenza di merito;
  3. la durata del processo;
  4. l’insufficiente livello di specializzazione dei giudici;
  5. le dimensioni quantitative del contenzioso tributario;
  6. la diffusa percezione d’una imperfetta indipendenza dei giudici tributari.

 

Quanto finora osservato e considerato nel suo complesso, porta la giustizia tributaria, nel suo stato attuale, a fronteggiare più di un problema in merito alla compatibilità con i criteri generali condivisi a livello europeo, non consentendo ai cittadini e agli imprenditori di operare in un contesto normativo analogo e altrettanto favorevole rispetto a quello disponibile negli altri principali paesi europei.

 

Una riforma ad ampio raggio, strutturale, è urgente, oltre che necessaria. 

Discendono da queste considerazioni le linee direttrici, che ad avviso della Commissione una riforma strutturale è chiamata a perseguire.

 

  • intervenire sui procedimenti amministrativi tributari, ampliando il contraddittorio e il ricorso all’autotutela;
  • migliorare l’offerta complessiva di giustizia, anche relativamente agli strumenti deflattivi del contenzioso, apportando correttivi alla conciliazione giudiziale;
  • colmare il deficit di informazione sulla giurisprudenza dei giudici tributari, così da incentivare la giustizia di tipo predittivo;
  • rafforzare la specializzazione dei giudici tributari, mediante la scelta tra le due opzioni che si differenziano nei presupposti;
  • consolidarne, al tempo stesso, l’indipendenza, sia sul piano del trattamento economico, sia su quello dell’istituzione che è chiamata a garantirla, cioè il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria;
  • apprestare migliori difese processuali degli interessi in gioco;
  • migliorare l’offerta di giustizia all’interno del giudizio di legittimità, relativamente alla Corte di Cassazione. 

 

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