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Riforma degli interpelli in cinque punti, quello obbligatorio va in pensione

L’interpello si fa in cinque. Lo schema di Decreto Legislativo che riforma la disciplina degli interpelli ha pesantemente riformato la materia, con l’obiettivo di una maggiore razionalizzazione. Sparirà l’interpello obbligatorio: il suo pensionamento va al pari passo con la creazione di cinque possibili vie per gli interpelli. Essi saranno: ordinario, qualificatorio, probatorio, disapplicativo e antiabusivo. Di cosa si occuperanno?

 

Il primo, quello ordinario, sarà una richiesta volta ad ottenere delucidazioni in casi di incertezza sulle disposizioni tributarie, in relazione alla loro applicazione a casi concreti e personali.

Il secondo, l’interpello qualificatorio, è introdotto proprio con questo decreto: differisce dalla prima tipologia per il valore che assume la valutazione della fattispecie obiettivamente incerta rispetto alla valutazione delle norme di legge invocate dal contribuente; dunque, a differenza dal primo tipo, quello qualificatorio non verterà sulla norma, né su accertamenti di tipo tecnico, ma sulla qualificazione delle fattispecie.

Un terzo modello, l’interpello probatorio, racchiude in sé una serie di istanze già conosciute dall’ordinamento; esso è stato pensato per chiedere all’Amministrazione la sussistenza delle condizioni o l’idoneità degli elementi probatori offerti dal contribuente, con lo scopo di adottare un determinato regime fiscale.

Vi è poi l’interpello disapplicativo, già noto, che, come si può intuire dal nome, prevede la possibilità di richiedere all’Amministrazione la possibilità di disapplicare norme tributarie che limitano le deduzioni, le detrazioni e i crediti di imposta.

L’ultima tipologia è detta anti-abusiva: esso assorbe l’interpello anti-elusivo, ed è pensato per dar modo al contribuente di interpellare l’Amministrazione sulla bontà delle operazioni che il contribuente intende intraprendere, per evitare che esse costituiscano un abuso del diritto.

 

Ogni interpello potrà essere presentato dai contribuenti anche non residenti e i soggetti che in base alla legge sono obbligati a porre in essere gli adempimenti per conto dei contribuenti. Nell’istanza, oltre ai dati del contribuente, dovranno essere indicate le disposizioni delle quali si chiede l’interpretazione, l’applicazione o la disapplicazione.

L’Amministrazione dovrà rispondere all’interpello ordinario e a quello qualificatorio entro 90 giorni (per gli altri rimarrà valido il tempo di 120 giorni). In caso di mancata risposta da parte dell’Amministrazione, varrà il principio del silenzio-assenso, mediante il quale si approva la proposta avanzata dal contribuente. La risposta dovrà essere scritta, e motivata, incentrata esclusivamente sulla materia trattata dal richiedente.

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