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Ok del CdM su abuso del diritto, scontrino digitale e regole più semplici per gli investimenti in Italia

Passano alla Camera per il parere i primi tre decreti attuativi della riforma fiscale, approvati nel pomeriggio di ieri dal Consiglio dei Ministri, su:

  • la fatturazione elettronica fra privati;
  • la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese;
  • l’abuso del diritto, stralciato tuttavia dalla riforma dei reati tributari.

 

Abuso del diritto

Più forte che mai l’esigenza della certezza del diritto nei rapporti tra Fisco e contribuente trova la sua espressione nelle nuove norme in materia di abuso del diritto ed elusione fiscale, raddoppio dei termini per l’accertamento e tax compliance.
L’abuso del diritto e l’elusione fiscale si unificano in un unico concetto (inserendo un nuovo articolo nella legge sullo Statuto del contribuente) che ha una valenza generale, con riguardo a tutti i tributi (imposte sui redditi e imposte indirette, fatta comunque salva la speciale disciplina vigente in materia doganale).

I presupposti per l’esistenza dell’abuso sono:

  • l’assenza di un obiettivo economico delle operazioni effettuate
  • la realizzazione di un vantaggio fiscale indebito
  • la circostanza che il vantaggio fiscale costituisca l’effetto essenziale dell’operazione.

 

Accertamento

Laddove l’Agenzia delle Entrate accerti la condotta abusiva, le operazioni elusive effettuate dal contribuente diventano inefficaci ai fini tributari e, quindi, prive dei relativi vantaggi fiscali.

Non si considerano invece abusive le operazioni giustificate da “valide ragioni extrafiscali non marginali” anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondano a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa o dell’attività professionale del contribuente.

 

Onere della prova

Nel procedimento di accertamento dell’abuso del diritto l’onere della prova della condotta abusiva grava sull’Amministrazione finanziaria, mentre il contribuente è tenuto a dimostrare la sussistenza delle “valide ragioni extrafiscali” alla base delle operazioni effettuate.

 

Termini di accertamento

Cambiano i termini di accertamento. A tutela del contribuente si prevede che il raddoppio dei termini in presenza di un reato penale sia possibile a condizione che la denuncia all’autorità giudiziaria da parte dell’Amministrazione finanziaria sia inviata entro i termini ordinari dell’accertamento. Il raddoppio non opera se la denuncia sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini.

 

Cooperative compliance

Contestualmente arriva anche in Italia un nuovo schema di relazioni tra l’Agenzia delle Entrate e i contribuenti (tax compliance) denominato “Regime di adempimento collaborativo”, operativo in via di prima applicazione per le imprese di maggiori dimensioni.
L’accesso al regime, su base volontaria, è subordinato al possesso da parte del contribuente di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, che consenta l’autovalutazione preventiva e il monitoraggio dei rischi. Attraverso l’istaurazione di un regime di scambio continuo di informazioni improntato alla trasparenza, con imposizione di doveri a carico dell’Agenzia delle Entrate e del contribuente, si realizza anticipatamente un sistema di controllo per prevenire potenziali controversie fiscali.

 

L’internazionalizzazione delle imprese

Tale decreto ha come obiettivo quello di rafforzare il ruolo che il Fisco svolge a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese riducendo i vincoli alle operazioni transfrontaliere e creando un quadro normativo quanto più certo e trasparente per gli investitori.
In particolare, gli interventi sono finalizzati a:

  • creare un contesto di maggiore certezza, anche eliminando alcune lacune dell’ordinamento nazionale
  • ridurre gli adempimenti per le imprese e i relativi oneri amministrativi
  • eliminare alcune distorsioni del sistema vigente.

 

Accordi preventivi

Tra le principali novità del decreto figura l’introduzione di accordi preventivi per le imprese con attività internazionale. L’obiettivo è quello di conferire maggiore organicità alla disciplina del ruling di standard internazionale (accordi fiscali, di natura preventiva, aventi ad oggetto diverse fattispecie di rilievo transnazionale) e creare un contesto di maggiore certezza per gli operatori.

I principali ambiti di operatività degli accordi preventivi riguardano la disciplina dei prezzi di trasferimento infragruppo, l’attribuzione di utili e perdite alle stabili organizzazioni, la valutazione preventiva dei requisiti che configurano una stabile organizzazione situata nel territorio italiano, l’individuazione, nel caso concreto specifico, delle norme sull’erogazione o la percezione di dividendi, royalties, interessi e altri componenti reddituali a o da soggetti non residenti.

Gli accordi vincolano le parti per il periodo d'imposta nel corso del quale sono stipulati e per i quattro periodi d'imposta successivi. Per il periodo intercorrente tra la data di presentazione dell’istanza e quella di conclusione dell’accordo il contribuente ha comunque la possibilità di presentare dichiarazione integrativa, senza applicazione di sanzioni.

 

Interpello

Il Decreto introduce anche l’istituto dell’interpello per le società che effettuano nuovi investimenti, per dare certezza in merito ai profili fiscali del piano di investimenti che si intende attuare. Fondamentale a tal fine è la presentazione da parte dell’investitore di un business plan con la descrizione dell’ammontare dell’intervento, i tempi e le modalità di realizzazione dello stesso, l’incremento occupazionale e i riflessi che esso ha sul sistema fiscale italiano.

Per l’accesso all’istituto è prevista una soglia minima di 30 milioni di euro per l’investimento, che può consistere anche nella ristrutturazione di imprese in crisi qualora ci siano effetti positivi sull’occupazione.

La risposta scritta e motivata dell’Agenzia delle Entrate è resa entro centoventi giorni, prorogabili di ulteriori novanta, nel caso sia necessario acquisire ulteriori informazioni.

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