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Le Entrate non possono violare il contraddittorio anche se l'azione accertativa è in scadenza

 

L'ufficio dell'Agenzia delle Entrate non può violare l'obbligo del contraddittorio sostenendo l'imminenza del termine di decadenza dell'azione accertativa. Lo ricorda la Corte di Cassazione con l'ordinanza del 15 novembre 2018 n. 29487, con la quale i Supremi Giudici hanno rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.

Il Fisco aveva impugnato la sentenza di merito con la quale i giudici della CTR avevano confermato la decisione di primo grado favorevole alla parte contribuente. Nello specifico, la Corte territoriale aveva ritenuto l'illegittimità dell'avviso di accertamento relativo alla ripresa a tassazione di IRES e IRAP per l'anno 2005 in relazione al mancato esame, da parte dell'ufficio, in sede endoprocedimentale, della memoria difensiva tempestivamente depositata dalla contribuente.

L'Agenzia si era difesa adducendo quale giustificazione la ritenuta assenza di un obbligo di prendere in considerazione le deduzioni difensive. I giudici di legittimità hanno osservato che la lesione dell'obbligo di contraddittorio endoprocedimentale sussiste quando l'ufficio ha manifestato apertamente di non aver considerato le deduzioni difensive della parte contribuente, come nel caso in esame. L'Amministrazione ha infatti l'obbligo di valutare tali osservazioni, ma non di esplicitare detta valutazione nell'atto impositivo; tanto più, adducendo come motivo ulteriore l'imminente scadenza dell'azione accertativa.

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