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IVA, la pagano anche gli stranieri che fatturano in Italia?

07 Maggio 2015 |

Cass. pen., sez. III, 5 maggio 2015, n. 18518

IVA

Gli stranieri che fatturano le proprie prestazioni lavorative in Italia devono pagare l’IVA? In merito si è espressa la Corte di Cassazione, con sentenza del 5 maggio 2015, n. 18518, relativamente al caso di un cittadino francese ha fatturato senza IVA le prestazioni effettuate dalla sua ditta individuale ad una committente italiana.

I Giudici avevano inizialmente riconosciuto che il cittadino straniero non avrebbe dovuto presentare in Italia la dichiarazione dei redditi, ma avevano condannato l’imputato in appello ritenendo valido quanto espresso dall'art. 5 del D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, sull’omessa dichiarazione, nel quale si punisce chi non presenti “essendovi obbligato, una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte”: in tal modo, secondo il ricorso, egli avrebbe violato l’art. 7 ter, D.P.R. 7 ottobre 1972, n. 633, che applica il principio del reverse charge ai casi in cui un soggetto passivo residente commissioni una prestazione ad un altro soggetto passivo non residente. In tale articolo infatti si stabilisce che gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle presentazioni di servizi effettuati in Italia da soggetti residenti all’estero nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato sono adempiuti dai concessionari o dai committenti.

Per il Tribunale, il nodo della situazione sta nel cercare di capire a chi spetti realmente il versamento dell’imposta sul valore aggiunto (se al ricorrente o al committente). Il francese, infatti, non era tenuto a presentare in Italia la dichiarazione dei redditi, cosa che d’altronde sarebbe stata superflua, in quanto il meccanismo del reverse charge prevede che l’IVA sia versata dal committente, non da colui che esegue la prestazione (pertanto, il contribuente emette regolarmente la fattura senza imposta). Per questo motivo è stata annullata la precedente ordinanza d’appello.

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