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Il giudicato ad efficacia riflessa nel processo tributario

25 Novembre 2015 |

Cass. civ., sez. VI-T, 24 novembre 2015, n. 23899

Cosa giudicata

Con la sentenza n. 23899, depositata il 24 novembre 2015, i Giudici di legittimità hanno respinto il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza con cui la CTR – adita in sede di rinvio operato dalla Suprema Corte - rigettava l’appello dell’Ufficio contro la sentenza di primo grado, che aveva annullato un avviso di accertamento IRPEF con cui erano stati ripresi a tassazione i redditi da partecipazione del contribuente alla società a responsabilità limitata (società anch’essa destinataria di un avviso di accertamento, dalla stessa impugnato).

 

Il Collegio considera assorbito l’esame dei motivi di ricorso dalla circostanza in base alla quale l’avviso di accertamento concernente la società veniva annullato dalla CTR con sentenza passata in giudicato a seguito di dichiarazione di inammissibilità, pronunciata con sentenza dalla Corte di Cassazione, del ricorso per cassazione contro la stessa proposto dall’Agenzia.

La Suprema Corte, nel rigettare il ricorso, ricorda quanto più volte affermato in tema di effetti del giudicato (Corte Cass., sez. lav., 19 marzo 2013, n. 6788 e id., 31 gennaio 2014, n. 2137), per cui la sentenza passata in giudicato, oltre ad avere un’efficacia diretta tra le parti, i loro eredi ed aventi causa, ha anche un’efficacia riflessa, producendo effetti anche nei confronti di soggetti estranei al processo. In materia tributaria, affermano i Giudici, “nel giudizio avente ad oggetto l’avviso di accertamento relativo al socio di una società di capitali a ristretta base sociale è riconosciuta l’efficacia riflessa del giudicato, formatosi nel giudizio tra l’Agenzia delle Entrate e la società, con cui è stata accertata la insussistenza di utili extracontabili della società”.

Sul diritto del socio che abbia impugnato l’accertamento di redditi da partecipazione di opporre all’amministrazione finanziaria il giudicato a questa sfavorevole formatosi nel giudizio introdotto dalla società partecipata, la Suprema Corte riprende quanto affermato dalle Sezioni Unite con la pronuncia n. 14815/2008, nella quale si legge “l’annullamento dell’avviso di accertamento notificato alla società giova ai soci che non hanno partecipato al giudizio, in quanto se avessero partecipato non avrebbero potuto fare di meglio. L’Ufficio ha partecipato al giudizio introdotto dal ricorso della società o di un socio e, quindi, non può invocare alcun limite del giudicato nei propri confronti”.

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