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Evasione IVA: superare la soglia di "soli" 10mila euro rientra nella particolare tenuità del fatto

27 Marzo 2019 |

Cass. pen., 25 marzo 2019 n. 12906

Evasione fiscale

 

Sforare di “soli” 10mila euro la soglia di 250mila prevista per l’evasione IVA rientra nella particolare tenuità e, dunque, l’imprenditore non può essere punito per evasione.

Lo sostiene la Corte di Cassazione con l’interessante sentenza del 25 marzo 2019 n. 12906, con la quale i giudici della Suprema Corte hanno annullato la condanna a carico di un imprenditore, che si era appellato, nella sua difesa, alla particolare tenuità del fatto, poiché la soglia era stata superata di appena 10mila euro.

 

Secondo i Supremi Giudici, la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131-bis del codice penale, si applica per la sola omissione che si avvicina alla soglia di punibilità, fissata dall’art. 10-ter del D.Lgs. n. 74/2000 a 250mila euro. Nel caso in esame, l’imprenditore aveva superato la soglia del 4%: «nel caso di specie – hanno osservato i giudici di legittimità – la divergenza tra gli importi non versati dall’imputato e la soglia di non punibilità ammonta a meno di euro 10mila, importo che può ritenersi prossimo alla soglia predeterminata dal legislatore, discostandosi dalla stessa di meno del 4%, e che non preclude, conseguentemente, una valutazione positiva in termini di tenuità del reato considerato. Né sussistono, per quanto affermato dai giudici di merito, ulteriori elementi ostativi ai fini del riconoscimento della causa di non punibilità». Proprio per la sua particolare tenuità, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata dal contribuente.

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