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Compensi degli amministratori troppo alti? Per il Fisco sono indeducibili

12 Dicembre 2016 |

Cass. civ. 30 novembre 2016, n. 24379

Bilancio d’esercizio

Il Fisco può valutare la regolarità di costi e ricavi anche se non ci sono irregolarità nella tenuta delle scritture e, se ritiene che i compensi degli amministratori siano troppo alti rispetto al bilancio aziendale, può definirli indeducibili anche se regolarmente deliberati. È quanto affermano i giudici della Suprema Corte con la sentenza del 30 novembre 2016, n. 24379, nella quale i Giudici di legittiimità hanno accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.

 

Il Collegio della Corte ha dato continuità alla giurisprudenza prevalente secondo la quale in tema di determinazione del reddito di impresa, l’Amministrazione finanziaria può valutare la congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, anche se non ci sono irregolarità nelle tenute delle scritture contabili o dei vizi negli atti giuridici. “Pertanto – hanno affermato i Giudici – la deducibilità dei compensi degli amministratori di società, stabilita dall’art. 62 (ora art. 95, comma 5 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, non implica che l’Amministrazione finanziaria sia vincolata alla misura indicata nelle deliberazioni della società, competendo all’Ufficio la verifica dell’attendibilità economica di tali dati”.

 

Il contribuente non può fornire la sola prova dell’effettività dei componenti negativi, al fine di dimostrare la deducibilità dei costi; deve infatti fornire anche la prova della loro inerenza, anche in senso quantitativo, alla produzione di ricavi o di altri proventi che concorrono a formare il reddito.

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