News

Cinque per mille e impresa sociale, al via la riforma

Disco verde dell’esecutivo alla riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e della disciplina del cinque per mille. Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, ha approvato ieri, in esame definitivo, i tre decreti legislativi di attuazione della Legge delega 6 giugno 2016, n. 106. Ecco le principali novità della disciplina dell’impresa sociale e del nuovo 5 per mille.

 

Impresa sociale

Le nuove norme consentono di acquisire la qualifica di impresa sociale a tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti in forma societaria, che esercitano in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività. Come spiegato in una nota diramata ieri al termine del CdM, l’impresa sociale rimane pertanto una qualifica che enti costituiti in una qualsiasi forma giuridica (associazione, fondazione, società, cooperativa) possono assumere se rispettano le diverse norme di qualificazione dettate nel decreto, ferma restando la qualificazione di diritto come impresa sociale prevista dalla legge delega per le cooperative sociali e i loro consorzi. Sul piano fiscale, sono introdotte alcune misure agevolative, quali la detassazione degli utili o avanzi di gestione che incrementino le riserve indivisibili dell’impresa sociale in sospensione d’imposta e che vengano effettivamente destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio (analogamente a quanto già previsto per le cooperative sociali e per i consorzi tra piccole e medie imprese). Si prevedono inoltre incentivi fiscali volti a favorire gli investimenti di capitale nelle imprese sociali, altrimenti penalizzate rispetto alle società lucrative che non soggiacciono ai suddetti limiti di remunerazione del capitale.

 

Cinque per mille

Le nuove norme allargano la platea dei destinatari del beneficio, estendendola a tutti gli enti del terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale. Sono previsti una serie di obblighi di trasparenza e informazione, sia per i soggetti beneficiari che per l’amministrazione erogatrice. In particolare, i soggetti beneficiari sono tenuti ad adempiere a un duplice obbligo: il primo, nei confronti dell’amministrazione erogatrice, comporta la redazione e la trasmissione, entro un anno dalla ricezione delle somme, di un apposito rendiconto, unitamente ad una relazione illustrativa, che descriva la destinazione e l’utilizzo del contributo percepito, secondo canoni di trasparenza, chiarezza e specificità. Il secondo obbligo impone la pubblicazione, sul proprio sito web, degli importi percepiti e del relativo rendiconto. Gli inadempimenti riceveranno una preventiva diffida ad adempiere entro il termine di 30 giorni e, solo in caso di persistenza dell’inadempimento, gli sarà applicata una sanzione amministrativa pecuniaria, corrispondente al 25% del contributo percepito. Le amministrazioni erogatrici, dal canto loro, hanno l’obbligo di pubblicare sul proprio sito web l’elenco dei soggetti destinatari del contributo, con l’indicazione del relativo importo e del link al rendiconto pubblicato sul sito web del beneficiario.

Leggi dopo