Focus

Utilizzo di false fatture, evasione dell’I.V.A. e determinazione del profitto del reato

Sommario

Il problema | La posizione della giurisprudenza. A) La tesi più severa: riconoscimento dei soli costi correttamente contabilizzati | Una posizione intermedia. B) Differenziare fra evasione delle imposte dirette ed evasione IVA | La posizione maggioritaria. C) La prevalenza della sostanza sulla forma | In conclusione |

 

Come è noto, il profitto nei reati fiscali deve essere rinvenuto nell’imposta evasa ovvero nella somma di denaro non corrisposta al fisco in conseguenza della condotta fraudolenta. Tale principio, pacifico in giurisprudenza, trova solo due eccezioni ovvero in relazione al reato di distruzione o occultamento di documenti contabili di cui all’art. 10 d.lgs. n. 74/2000, delitto che si ritiene, salvo episodiche pronunce contrarie (Cass., sez. III, 9 ottobre 2019, n. 166), non dia luogo ad alcun profitto, e con riferimento al delitto di cui all’art. 11 del medesimo testo giacché quanto tenuta la condotta di sottrazione fraudolenta ala pagamento delle imposte il vantaggio viene rinvenuto, oltre che nell’imposta non pagata anche negli interessi e nelle sanzioni che si sarebbero dovuti versare in conseguenza della violazione fiscale.

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