Focus

Modello di organizzazione e gestione ex d.lgs. 231/2001: rischio fiscale di esclusione degli effetti del duplice (anzi triplice) binario sanzionatorio

Sommario

L'inclusione dei reati tributari nel catalogo dei reati presupposto previsti dal D.lgs. 231/2001 | Problematiche applicative della riforma | Cumulo di sanzioni e ne bis in idem | Mancata estensione all'ente del sistema di c.d. premialità riscossiva | Centralità del modello ex d.lgs. 231/2001 nella gestione del rischio (anche) fiscale | Il modello e le procedure per la corretta gestione del rischio fiscale | Il c.d. Tax Control Framework | Il Codice della crisi d'impresa e il rischio fiscale | In conclusione |

 

Con l'inserimento dei reati tributari nel novero dei reati presupposto della responsabilità degli enti ex d.lgs. n. 231/2001, anche la società è chiamata a rispondere penalmente se tali reati sono stati commessi “nel suo interesse o a suo vantaggio” [come ha precisato la Suprema Corte, nei reati tributari, il profitto del reato, confiscabile anche nella forma per equivalente, è costituito da qualsivoglia vantaggio patrimoniale direttamente conseguito alla consumazione del reato e può, dunque, consistere anche in un risparmio di spesa, come quello derivante dal mancato pagamento di tributi, interessi e sanzioni dovuti a seguito dell'accertamento del debito tributario (ex pluribus, Cass. Pen., SS.UU., 31 gennaio 2013 – 23 aprile 2013, n. 18374)] da soggetti apicali o ad essi sottoposti.

Leggi dopo