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Decisione nel processo tributario: dalla deliberazione in segreto alla pubblicazione

03 Gennaio 2019 | , Esecuzione della sentenza

Sommario

Deliberazione in camera di consiglio | Ordinanze cautelari di sospensione dell'esecutività della sentenza | Provvedimenti presidenziali | Pubblicazione della sentenza |

Deliberazione in camera di consiglio

 

Il dispositivo (breviter: P.Q.M.) non è un atto autonomo, bensì parte della sentenza ex art. 36, c. 2, n. 5, D.Lgs. n. 546/1992 (e, con minor enfasi, dell'ordinanza o del decreto), anche se ne può costituire una sintetica anticipazione (segnatamente per quei provvedimenti che richiedono una motivazione più strutturata) nelle comunicazioni alle parti costituite, con le forme e nei tempi previsti dalle norme processuali tributarie. A differenza del previgente art. 20 del d.P.R. 636/1972*, l'art. 37**, c. 2, D.Lgs. n. 546/1992, ne consente la comunicazione nei 10 giorni successivi al deposito della sentenza; in buona sostanza la norma prevede come le parti costituite abbiano notizia della pubblicazione della sentenza con una comunicazione di segreteria che già ne riporti il dispositivo (n.b.: sottoscritta solo dal segretario).

I requisiti formali dell'ordinanza e del decreto sono disciplinati, anche nel processo tributario, dagli art. 134  e 135 c.p.c. in virtù del rinvio dinamico di cui all'art. 1, c.2, D.Lgs. n. 546/1992.

 



* Discussione e decisione
“Il dispositivo della decisione, sottoscritto dal presidente, è depositato immediatamente nella segreteria e le parti possono prenderne visione. L'ordinanza è depositata immediatamente nella segreteria e comunicata alle parti; il deposito produce gli effetti della comunicazione per le parti presenti alla discussione”. (così modificato dal d.P.R. n. 739/1981, art. 12).

 

 

** Art. 47-bis, cc. 5 e 6, D.Lgs. n. 546/1992. Sospensione di atti volti al recupero di aiuti di Stato e definizione delle relative controversie

4. Le controversie relative agli atti di cui al comma 1 sono definite, nel merito, nel termine di sessanta giorni dalla pronuncia dell'ordinanza di sospensione di cui al medesimo comma 1. Alla scadenza del termine di sessanta giorni dall'emanazione dell'ordinanza di sospensione, il provvedimento perde comunque efficacia, salvo che la Commissione tributaria provinciale entro il medesimo termine riesamini, su istanza di parte, l'ordinanza di sospensione e ne disponga la conferma, anche parziale, sulla base dei presupposti di cui ai commi 1 e 2, fissando comunque un termine di efficacia, non prorogabile, non superiore a sessanta giorni. Non si applica la disciplina sulla sospensione feriale dei termini. Nel caso di rinvio pregiudiziale il termine di cui al primo periodo è sospeso dal giorno del deposito dell'ordinanza di rinvio e riprende a decorrere dalla data della trasmissione della decisione della Corte di giustizia delle Comunità europee.

5. Le controversie relative agli atti di cui al comma 1 sono discusse in pubblica udienza e, subito dopo la discussione, il Collegio giudicante delibera la decisione in camera di consiglio. Il Presidente redige e sottoscrive il dispositivo e ne dà lettura in udienza, a pena di nullità.

6. La sentenza è depositata nella segreteria della Commissione tributaria provinciale entro quindici giorni dalla lettura del dispositivo. Il segretario fa risultare l'avvenuto deposito apponendo sulla sentenza la propria firma e la data e ne dà immediata comunicazione alle parti.

 

 

Art. 134. c.p.c. (Forma, contenuto e comunicazione dell'ordinanza)
  1. L'ordinanza è succintamente motivata. Se è pronunciata in udienza, e' inserita nel processo verbale; se è pronunciata fuori dell'udienza, e' scritta in calce al processo verbale oppure in foglio separato, munito della data e della sottoscrizione del giudice o, quando questo è collegiale, del presidente.
  2. Il cancelliere comunica alle parti l'ordinanza pronunciata fuori dell'udienza, salvo che la legge ne prescriva la notificazione.

 

 
Art. 135. c.p.c. (Forma e contenuto del decreto)
  1. Il decreto è pronunciato d'ufficio o su istanza anche verbale della parte.
  2. Se è pronunciato su ricorso, è scritto in calce al medesimo.
  3. Quando l'istanza è proposta verbalmente, se ne redige processo verbale e il decreto è inserito nello stesso.
  4. Il decreto non è motivato, salvo che la motivazione sia prescritta espressamente dalla legge; è datato ed è sottoscritto dal giudice o, quando questo e' collegiale, dal presidente.

 

 

 

Ordinanze cautelari di sospensione dell'esecutività della sentenza

 

Per le ordinanze cautelari di sospensione dell'esecutività della sentenza impugnata e/o dell'esecuzione dell'atto oggetto del giudizio (emesse in camera di consiglio, sentite le parti), invece, il dispositivo è immediatamente comunicato alle parti in udienza, con le modalità indicate dal secondo alinea del novellato art. 47, c.4, D.Lgs. n. 546/1992, in eventuale applicazione del successivo art. 61 (per i giudizi d'appello: art. 52, ed i ricorsi in cassazione: art. 62-bis, o per revocazione: art. 65, c. 3-bis); ai sensi del combinato disposto dall'art. 1, c. 2, D.Lgs. n. 546/1992 e dall'art. 176, c. 2, c.p.c.: ”le ordinanze pronunciate in udienza si ritengono conosciute dalle parti presenti e da quelle che dovevano comparirvi; quelle pronunciate fuori dell'udienza sono comunicate a cura del cancelliere entro i tre giorni successivi”.

 

Provvedimenti presidenziali

Per i provvedimenti presidenziali (art. 27, D.Lgs. n. 546/1992), la forma del decreto reclamabile innanzi alla commissione dà la misura della essenzialità dei relativi procedimenti, che vanno comunque decisi immediatamente e che, ove impugnati, entrano nell'alveo dei provvedimenti collegiali (ordinanze e sentenze) seguendone la disciplina*.

 

*Art. 28, cc. 4 e 5, D.lgs. n. 546/1992.

4. Scaduti i termini, la commissione decide immediatamente il reclamo in camera di consiglio.

5. La commissione pronuncia sentenza se dichiara l'inammissibilità del ricorso o l'estinzione del processo; negli altri casi pronuncia ordinanza non impugnabile nella quale sono dati i provvedimenti per la prosecuzione del processo).

 

La questione, quindi, merita approfondimento solo per le sentenze; dal momento della deliberazione** camerale (immediatamente successiva all'udienza, ove non si versi nell'ipotesi di cui al secondo comma dell'art. 35, citato decreto: rinvio “di non oltre 30 gg.”) fino alla comunicazione di segreteria, vige il divieto assoluto di diffusione delle minute*** di deliberazione (appunti di motivazione, di dispositivo e di regolamentazione delle spese, sottoscritta dal solo presidente) all'esterno del collegio deliberante.

Ove la minuta originale della deliberazione (vedi ultima tabella "Estratto da Codice Contenzioso Tributario Giuffrè") - sottoscritta dal solo presidente - andasse perduta prima della restituzione - unitamente alla minuta della sentenza - al presidente medesimo, è necessario rinnovare la deliberazione camerale con la medesima composizione collegiale; nessuna modificazione e/o integrazione della minuta del deliberato è consentita al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, del citato art. 35, D.Lgs. n. 546/1992, indicandone -in tale evenienza- il motivo nella stessa minuta di deliberazione ed assumendo come data di pronuncia quella dell'ultima seduta camerale occorsa.

 

 

**Art. 276.c.p.c. (Deliberazione) **Art. 131, c.3, c.p.c., (come introdotto dall'art. 16, c. 2, L. n. 117/1988) **Art. 16, c. 3, L. 117/1988:

- La decisione è deliberata in segreto nella camera di consiglio. Ad essa possono partecipare soltanto i giudici che hanno assistito alla discussione. - Il collegio, sotto la direzione del presidente, decide gradatamente le questioni pregiudiziali proposte dalle parti o rilevabili d'ufficio e quindi il merito della causa.- La decisione è presa a maggioranza di voti. Il primo a votare e' il relatore, quindi l'altro giudice e infine il presidente.  Se intorno a una questione si prospettano più soluzioni e non si forma la maggioranza alla prima votazione, il presidente mette ai voti due delle soluzioni per escluderne una, quindi mette ai voti la non esclusa e quella eventualmente restante, e cosi' successivamente finchè le soluzioni siano ridotte a due, sulle quali avviene la votazione definitiva. - Chiusa la votazione, il presidente scrive e sottoscrive il dispositivo. La motivazione è quindi stesa dal relatore, a meno che il presidente non creda di stenderla egli stesso o affidarla all'altro giudice.

“Dissenting Opinion”

Successivamente modificato per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n.18/1989, che ne ha dichiarato l'illegittimità costituzionale nella parte in cui dispone che "è compilato sommario processo verbale" anzichè "può, se uno dei componenti dell'organo collegiale lo richieda, essere compilato sommario processo verbale"): “Dei provvedimenti collegiali può, se uno dei componenti dell'organo collegiale lo richieda, essere compilato sommario processo verbale, il quale deve contenere la menzione dell'unanimità della decisione o del dissenso, succintamente motivato, che qualcuno dei componenti del collegio, da indicarsi nominativamente, abbia eventualmente espresso su ciascuna delle questioni decise. Il verbale, redatto dal meno anziano dei componenti togati del collegio e sottoscritto da tutti i componenti del collegio stesso, è conservato a cura del presidente in plico sigillato presso la cancelleria dell'ufficio.”

 “… le disposizioni di cui al comma 2 si applicano anche ai provvedimenti dei giudici collegiali aventi giurisdizione in ogni altra materia. Il verbale delle deliberazioni è redatto dal meno anziano dei componenti del collegio o, per i collegi a composizione mista, dal meno anziano dei componenti togati, ed è sottoscritto da tutti i componenti del collegio stesso”.

 

 

***In evidenza: Risoluzioni

Risoluzione n° 2/2002 CPGT del 15/1/2002:

” DELIBERA di invitare i Presidenti dei Collegi giudicanti:

1) alla rigorosa osservanza del segreto della camera di consiglio non consentendo la presenza in essa né del Segretario verbalizzante, né di terzi;

2) ad astenersi al termine della camera di consiglio, dalla lettura o dal deposito in Segreteria del dispositivo (provvisoriamente) deliberato ed a conservarne la segretezza fino al momento del deposito delia sentenza.

I Presidenti delle Commissioni comunicheranno la presente Risoluzione senza ritardo e, comunque, entro il 20 febbraio 2002, consegnandone copia a tutti i componenti, i quali sottoscriveranno apposita nota per ricevuta, che dovrà essere trasmessa a questo Consiglio. IL PRESIDENTE Giacomo CALIENDO”.

Risoluzione n° 6/2013 CPGT del 29/10/2013:

“OSSERVA: diverse commissioni tributarie, nella fase deliberativo della sentenza, consentono e, a volte, richiedono la partecipazione alla camera di consiglio dei segretari di sezione. Tale comportamento costituisce, di per sé, violazione del segreto della camera di consiglio e va, conseguentemente, evitato. I presidenti del collegio, al termine della decisione di ciascuna causa in camera di consiglio firmano il dispositivo della decisione che va consegnato al relatore che dovrà restituirlo, unitamente alla minuta della sentenza. I presidenti di collegio avranno cura di fare copia di tale dispositivo o annotare l'esito del giudizio, compresa la regolamentazione delle spese sull'ordine del giorno che conserveranno al fine di verificare la corrispondenza con la sentenza al momento del deposito della minuta da parte del relatore. Il dispositivo non dovrà mai essere lasciato all'interno del fascicolo. … I presidenti di collegio, ove non richiedano ai relatori modifiche, dovranno firmare le minute delle sentenze nel termine massimo di 15 giorni dal deposito della stessa nella segreteria della commissione, curando e sollecitando da parte dei relatori medesimi il rispetto di cui all'articolo 37 del d.lgs. 546/1992 e la sollecita pubblicazione della sentenza da parte del segretario di sezione. All'uopo va istituito presso la segreteria della commissione un registro che annoti la effettiva data del deposito da parte del relatore…. IL PRESIDENTE Gaetano SANTAMARIA AMATO”.

Per quanto sopra raccomandato dal CPGT, il disposto dall'art.33, c.3, D.Lgs. n. 546/1992“Della trattazione in camera di consiglio è redatto processo verbale dal segretario” deve intendersi nel senso che, terminata l'udienza camerale alla quale “possono partecipare soltanto i giudici che hanno assistito alla discussione”, il presidente provvede a far verbalizzare al segretario soltanto la composizione collegiale, l'ora di inizio e quella di fine della camera di consiglio, nonché ogni eventuale motivo di rinvio a deliberare, ai sensi dell'art. 35, c.2, D.Lgs. n. 546/1992.

 

 

 

Estratto da Codice Contenzioso Tributario Giuffrè, commento all'art. 25-bis, par. 2:
mentre la firma è la mera stesura autografa del proprio nome cognome, la sottoscrizione è l'apposizione della firma sotto una manifestazione di volontà o dichiarazione di scienza stese su supporto cartaceo (o equivalente), per assumerne la paternità. È di tutta evidenza che ben altra cosa sia la firma digitale, il cui sintagma è una mera suggestione, atteso che trattasi solamente di un sigillo apposto in calce ad un calcolo matematico, biometricamente e fisicamente del tutto distinto e distante dalla persona fisica cui viene formalmente riferita. Infatti, mentre la genuinità della sottoscrizione autografa può essere verificata con una normale perizia grafica, al fine di cogliere le differenze della stesura manuale con un campione certo, la firma digitale resta sempre identica a se stessa (ecco perché è più un sigillo), anche se apposta da persona diversa da chi abbia la titolarità del dispositivo di firma. L'auspicio, quindi, è quello che al più presto vengano inseriti nell'algoritmo elementi biometrici”.

 

 

Pubblicazione della sentenza

 

Il presidente del collegio deliberante (ed il giudice monocratico in sede deliberante) assicura la perfetta osservanza del segreto camerale - disposto dall'art. 35, c.1, d.lgs. 546/1992 e con la tutela penale dell'art. 326 c.p.- durante tutta la fase che intercorre tra la deliberazione collegiale (o monocratica) ed il deposito presidenziale (o del giudice monocratico) della sentenza. Trattandosi di un atto riservato, nessuna riproduzione fotografica è consentita; ogni componente del collegio deliberante può prenderne liberamente nota (annotandone, ad esempio, l'esito a fianco della causa nella propria copia dell'ordine del giorno dell'udienza), continuando a custodirne il segreto camerale.

 

Il deposito - per la pubblicazione - della sentenza sostituisce ed assorbe ogni precedente minuta, che non può - in quanto ad esclusivo ausilio presidenziale (o del giudice monocratico) - avere mai alcun rilievo esterno al collegio (o al giudice monocratico), né essere mai inserita - come tale - nel fascicolo d'ufficio del processo (non prevista dall'art. 25, c.1, D.Lgs. n. 546/1992) o in banche dati. Infatti, l'art. 37, c.2, D.lgs. n.  546/1992, - in consonanza con l'art. 133, c.2, c.p.c.- dispone che: “il dispositivo della sentenza è comunicato alle parti costituite entro 10 giorni dal deposito” e - comunque - certamente mai prima del deposito dell'assorbente sentenza, che è già “ex se” l'unico dispositivo e l'unica motivazione.

 

Il presidente del collegio giudicante (ed il giudice monocratico), deliberata la decisione di ciascuna causa in segreto nella camera di consiglio, ex art. 35, c.1, d.lgs. 546/1992, redige autograficamente, data e sottoscrive la separata minuta della deliberazione (contenente almeno l'esito del giudizio e l'analitica regolamentazione delle spese) che va poi consegnata al giudice estensore, scelto dal presidente* ex art.131, c.3, disp. att. c.p.c., (o custodita medio tempore dal medesimo giudice monocratico) per la stesura integrale della motivazione, come già deliberata. Va successivamente restituita, unitamente alla predisposta minuta della sentenza, motivata e sottoscritta dall'estensore, per l'esame di congruità, la verifica di corrispondenza al deliberato e la sottoscrizione, aggiunta a chiusura, del presidente, ai fini del successivo deposito e conseguente pubblicazione. Il deposito della minuta della sentenza in segreteria, accompagnata dalla minuta della deliberazione, non costituendo “discovery”, va effettuato con busta sigillata, “riservata s.p.m.” per il presidente.

 

*Art. 131. c.p.c. d.a.t. (Deliberazione dei provvedimenti)
  1. Nel deliberare i provvedimenti la corte d'appello applica le disposizioni dell'art. 276 del codice.
  2. Il relatore vota per primo, quindi votano i consiglieri in ordine inverso di anzianità e per ultimo il presidente.
  3. La scelta dell'estensore della sentenza è fatta dal presidente tra i componenti il collegio che hanno espresso voto conforme alla decisione.
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