Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Legittimo l’accertamento anche nei confronti del conto cointestato col familiare

21 Settembre 2015 | di Federico Gavioli

Cass. civ., sez. VI

Indagini finanziarie

È legittimo l’accertamento fiscale fondato su versamenti sospetti in banca anche se il conto è cointestato con un altro familiare che ha importanti disponibilità economiche. È onere del contribuente, e non dell’Amministrazione finanziaria, dimostrare la natura delle movimentazioni sospette. Il chiarimento è giunto con la sentenza di Cassazione n. 18125 del 15 settembre scorso.

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Holding, la Corte UE “apre” alla detraibilità dell'Iva

15 Settembre 2015 | di Stefano Mazzocchi

CGUE, sez. II,

Detrazione IVA nelle società holding

Il Legislatore nazionale non può negare il diritto ad effettuare la detrazione dell'Iva ad una holding che effettua prestazioni di servizi soggette ad imposta nei confronti delle proprie partecipate. Lo afferma la Corte U.E. nella sentenza 16 luglio 2015, C- 108/14 e 109/14.

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Ancora incertezze sulla nullità dell’atto impositivo assunto in difetto di contraddittorio preventivo

12 Settembre 2015 | di Mauro Tortorelli

Cass. civ., sez. trib.

Contraddittorio

Il giudice nazionale, nel valutare le conseguenze di una violazione dei diritti della difesa – in particolare del diritto di essere sentiti –, può tenere conto della circostanza che simile violazione determina l’annullamento della decisione adottata al termine del procedimento amministrativo di cui trattasi soltanto se, in mancanza di tale irregolarità, il procedimento avrebbe potuto comportare un risultato diverso.

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Enti ecclesiastici: ammissibilità e limiti dell’esenzione in materia di ICI

05 Settembre 2015 | di Giuseppe Rivetti

Cass. civ.,, sez. trib.
Cass. civ.,, sez. trib.

Enti ecclesiastici

L'esenzione prevista dall’art. 7, comma 1, lett. i), del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, è subordinata alla compresenza di un requisito oggettivo, rappresentato dallo svolgimento esclusivo nell’immobile di attività di assistenza o di altre attività equiparate, e di un requisito soggettivo costituito dal diretto svolgimento di tali attività da parte di un ente pubblico o privato che non abbia come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali.

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Indebita compensazione, eccedere il tetto non è solo violazione fiscale

24 Agosto 2015 | di Annalisa Gasparre

Cass. pen., sez. III, 07 luglio 2015, n. 36393

Compensazioni

Un credito verso l’Erario, per quanto certo, è esigibile e, dunque, utilizzabile per la compensazione solo se riguarda il periodo di imposta in riferimento al quale è consentita la compensazione e in misura non eccedente il limite stabilito dalla Legge. Diversamente, la compensazione è indebita e costituisce reato tributario. A chiarirlo è la Cassazione con la sentenza n. 36393/15 depositata il 9 settembre scorso.

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L’inefficacia ipso iure del sequestro conservativo tributario

12 Agosto 2015 | di Luca Conte

Misure cautelari

L'autorizzazione a procedere al sequestro conservativo dei beni, ottenuto dall'Agenzia delle Entrate, sulla base di un avviso di accertamento, in seguito dichiarato illegittimo, deve essere considerato a norma dell'art. 22 D.Lgs. n. 472/1997, ipso iure, privo di effetti, in quanto il titolo sul quale si fondava è inefficace.

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Nullo l’accertamento se l’imprenditore durante l’anno non ha svolto l’attività

13 Luglio 2015 | di Federico Gavioli

Cass. civ., sez. VI-T

Avviso di accertamento

È da considerarsi nullo l’accertamento, operato dall’Amministrazione finanziaria nei confronti di un imprenditore, ricostruito attraverso le movimentazioni bancarie che evidenziano prelevamenti e contestuali versamenti a fronte, tuttavia, di un’attività che, nell’anno accertato, non è mai stata esercitata. Gli Ermellini, con la sentenza n. 13369 del 30 giugno 2015, nel respingere il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, hanno confermato la sentenza dei giudici della C.T.R. che avevano rilevato l’illegittimità di un avviso di accertamento ad un imprenditore, basato sull’analisi dei movimenti bancari, che tuttavia, come rilevato dalla Guardia di Finanza, nell’anno accertato non aveva mai volto l’attività.

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Operazioni inesistenti, è utilizzabile lo storno delle fatture?

19 Giugno 2015 | di Antonio Terlizzi

Cass. civ., sez. trib.

Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

Lo storno delle fatture ex art. 26, D.P.R. n. 633/72, è uno strumento utilizzabile solamente quando l’operazione imponibile, non fittizia, sia venuta meno per specifiche patologie contrattuali. Ciò discende anche dal disposto dell’art. 21, co. 7, il quale prevede, allo scopo di ricondurre a coerenza il sistema impositivo dell'IVA, fondato sui principi della rivalsa e della detrazione, che, se è emessa fattura per operazioni inesistenti, l'imposta è dovuta per l'intero ammontare indicato o corrispondente alle indicazioni della fattura. La disposizione dell’art. 21, da un lato, incide direttamente sul soggetto emittente la fattura, costituendolo debitore d'imposta sulla base dell'applicazione del solo principio di cartolarità e, dall'altro, incide indirettamente, in combinato disposto con lo stesso D.P.R., art. 19, co. 1, e art. 26, co. 3, anche sul destinatario della fattura medesima, il quale non può esercitare il diritto alla detrazione o alla variazione dell'imposta in totale carenza del suo presupposto, cioè dell'acquisto (o dell'importazione) di beni e servizi nell'esercizio dell'impresa, arte o professione.

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Valido l’accertamento basato su quanto dichiarato dal sostituto di imposta

19 Giugno 2015 | di Federico Gavioli

Cass. civ., sez. trib.

Avviso di accertamento

È da considerare corretto l’accertamento della maggiore IVA nei confronti di un contribuente che ha dichiarato di essere un dipendente ma il suo sostituto di imposta, nel caso in esame l’azienda che gli ha corrisposto i compensi, dichiara invece di essersi avvalso di prestazione di lavoro autonomo. È quanto hanno chiarito gli Ermellini con la sentenza n. 12559 depositata il 17 giugno scorso.

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Benefici a rischio se si vende e si riacquista senza trasferire la residenza

08 Maggio 2015 | di Antonio Terlizzi

Cass. civ., sez. VI-T

Abitazione

Le agevolazioni fiscali previste dall'art.1, comma 4, nota II bis della Tariffa, parte prima, allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 sono subordinate al raggiungimento dello scopo per cui vengono concesse e, dunque, sono applicabili laddove gli acquisti delle unità immobiliari siano seguiti dall'effettiva realizzazione dell'intento di abitarvi da parte dell'acquirente. Ad integrare il presupposto per la conservazione del beneficio necessita anche (sebbene non espressamente previsto dalla lettera della legge) l’effettiva realizzazione dell’intento abitativo in virtù del concreto trasferimento della residenza nell’immobile (o negli immobili) ex novo acquistato dopo la rivendita del primo. In caso di sequenza di compravendite, per il bonus «prima casa» conta ogni atto e, dunque, per ciascuno degli acquisti il contribuente deve dimostrare l’effettivo trasferimento della residenza nel Comune in cui è ubicato l’immobile.

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