Bussola

Investimenti all'estero

Sommario

Inquadramento | Profili generali | Tipologie di investimenti | Obblighi dichiarativi | Adempimenti fiscali | La Voluntary Disclosure | Riferimenti |

Inquadramento

I processi di liberalizzazione economica, volti, in generale, all’abolizione delle varie restrizioni alla produzione interna, al commercio internazionale ed interno e finalizzati al libero accesso al mercato per la libera competitività delle imprese, hanno interessato allo stesso tempo anche il movimento dei capitali all’estero. 

Tale sviluppo ha comportato la necessità di prevedere una disciplina di “controllo” al fine di prevenire e reprimere fenomeni di illecito trasferimento di attività economiche all'estero.

Per questi motivi, la disciplina sul monitoraggio fiscale”, introdotta dal D.L. 167/1990, convertito in L. 227/1990, successivamente modificato dallart. 9 L. 97/2013 (Legge europea 2013), ha imposto una serie di adempimenti a carico dei contribuenti residenti in Italia che detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria e a carico degli intermediari che intervengono in operazioni di trasferimenti transfrontalieri di attività finanziarie.

Profili generali

Come già accennato in sintesi, la disciplina del cosiddetto "monitoraggio fiscale", prevede adempimenti a carico dei contribuenti che detengono investimenti all'estero e attività estere di natura finanziaria e specifici obblighi a carico degli intermediari che intervengono in operazioni di trasferimenti transfrontalieri di attività finanziarie.

In particolare, i contribuenti obbligati devono riportare nella dichiarazione annuale dei redditi gli investimenti e le attività attraverso cui possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia.

Gli intermediari sono, invece, tenuti a rilevare e a segnalare i flussi transfrontalieri di attività finanziarie qualora intervengano nelle relative operazioni di trasferimento.

Tipologie di investimenti

Gli investimenti sono i beni patrimoniali collocati all’estero e che sono suscettibili di produrre reddito imponibile in Italia, comprese le attività patrimoniali detenute per il tramite di soggetti localizzati in Paesi diversi da quelli collaborativi nonché in entità giuridiche italiane o estere, diverse dalle società, qualora il contribuente risulti essere “titolare effettivo”.

Le attività estere di natura finanziaria sono quelle attività da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera.

 

INVESTIMENTI ALL’ESTERO

ATTIVITA’ ESTERE DI NATURA FINANZIARIA

Definizione: sono i beni patrimoniali collocati all’estero e che sono suscettibili di produrre reddito imponibile in Italia.

 

Definizione: sono quelle attività da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera.

Gli immobili situati all’estero o i diritti reali immobiliari (ad esempio, usufrutto o nuda proprietà) o quote di essi (ad esempio, comproprietà o multiproprietà),

Gli oggetti preziosi e le opere d’arte che si trovano fuori del territorio dello Stato,

Le imbarcazioni o le navi da diporto o altri beni mobili detenuti e/o iscritti nei pubblici registri esteri, nonché quelli che pur non essendo iscritti nei predetti registri avrebbero i requisiti per essere iscritti in Italia.

Le attività patrimoniali detenute all’estero anche se immesse in cassette di sicurezza.

Le attività patrimoniali detenute per il tramite di soggetti localizzati in Paesi diversi da quelli collaborativi nonché in entità giuridiche italiane o estere, diverse dalle società, qualora il contribuente risulti essere “titolare effettivo”.

Gli immobili ubicati in Italia posseduti per il tramite fiduciarie estere o di un soggetto interposto residente all’estero.

  • attività i cui redditi sono corrisposti da soggetti non residenti, tra cui, le partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti non residenti, le obbligazioni estere e i titoli similari, i titoli pubblici italiani e i titoli equiparati emessi all’estero, i titoli non rappresentativi di merce e i certificati di massa emessi da non residenti (comprese le quote di OICR esteri), le valute estere, depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero indipendentemente dalle modalità di alimentazione (ad esempio, accrediti di stipendi, di pensione o di compensi);
  • contratti di natura finanziaria stipulati con controparti non residenti, ad esempio finanziamenti, riporti, pronti contro termine e prestito titoli;
  • contratti derivati e altri rapporti finanziari stipulati al di fuori del territorio dello Stato;
  • metalli preziosi detenuti all’estero;
  • diritti all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni estere o strumenti finanziari assimilati;
  • forme di previdenza complementare organizzate o gestite da società ed enti di diritto estero, escluse quelle obbligatorie per legge;
  • le polizze di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione sempreché la compagnia estera non abbia optato per l’applicazione dell’imposta sostitutiva e dell’imposta di bollo e non sia stato conferito ad un intermediario finanziario italiano l’incarico di regolare tutti i flussi connessi con l’investimento, con il disinvestimento ed il pagamento dei relativi proventi;
  • le attività finanziarie italiane comunque detenute all’estero, sia ad esempio per il tramite di fiduciarie estere o soggetti esteri interposti, sia in cassette di sicurezza;
  • le attività e gli investimenti detenuti all’estero per il tramite di soggetti localizzati in Paesi diversi da quelli collaborativi nonché in entità giuridiche italiane o estere, diverse dalle società, qualora il contribuente risulti essere “titolare effettivo”;
  • le attività finanziarie estere detenute in Italia al di fuori del circuito degli intermediari residenti;
  • i titoli o diritti offerti ai lavoratori dipendenti ed assimilati che danno la possibilità di acquistare, ad un determinato prezzo, azioni della società estera con la quale il contribuente intrattiene il rapporto di lavoro o delle società controllate o controllanti (cd. stock option), nei casi in cui, al termine del periodo d’imposta, il prezzo di esercizio sia inferiore al valore corrente del sottostante. Se il piano di assegnazione delle stock option prevede che l’assegnatario non possa esercitare il proprio diritto finché non sia trascorso un determinato periodo (cd. vesting period), le stesse non devono essere indicate nel presente quadro fino a quando non sia spirato tale termine, mentre devono essere indicate in ogni caso, quindi, anche nel corso del vesting period, qualora siano cedibili.

Obblighi dichiarativi

I soggetti:

 

  • Persone fisiche
  • Imprese individuali
  • Enti non commerciali
  • Società semplici ed equiparate

 

residenti in Italia, che detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria a titolo di proprietà o di altro diritto reale indipendentemente dalle modalità della loro acquisizione e, in ogni caso, ai fini dell’Imposta sul valore degli immobili all’estero (IVIE) e dell’Imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero (IVAFE), hanno l’obbligo di compilare il Quadro RW, preposto all’assolvimento di due importanti obblighi dichiarativi: il monitoraggio fiscale delle attività estere di natura finanziaria e degli investimenti patrimoniali esteri; la liquidazione delle imposte sulle attività sottoposte a monitoraggio fiscale, in particolare dell’Imposta sul valore degli immobili all’estero (IVIE) e dell’imposta sul valore dei prodotti finanziari dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero, più in generale delle attività finanziarie estere (IVAFE).

Sono tenuti agli obblighi di monitoraggio non solo i titolari delle attività detenute all’estero, ma anche coloro che ne hanno la disponibilità o la possibilità di movimentazione.

Qualora un soggetto residente abbia la delega al prelievo su un conto corrente estero, è tenuto alla compilazione del quadro RW, salvo che non si tratti di mera delega ad operare per conto dell’intestatario, come nel caso di amministratori di società.

L’obbligo di compilazione del quadro RW sussiste anche nel caso in cui le attività siano possedute dal contribuente per il tramite di interposta persona (ad esempio, effettiva disponibilità di attività finanziarie e patrimoniali formalmente intestate ad un trust residente o non residente). In particolare, devono essere indicati gli investimenti all’estero e le attività estere di natura finanziaria nonché gli investimenti in Italia e le attività finanziarie italiane, detenute per il tramite di fiduciarie estere o di soggetti esteri fittiziamente interposti che ne risultino formalmente intestatari.

L’obbligo dichiarativo riguarda anche il caso in cui le attività e gli investimenti esteri, pur essendo formalmente intestati a società o ad entità giuridiche diverse dalla società siano riconducibili a persone fisiche in qualità di titolari effettivi delle attività secondo la normativa antiriciclaggio.

 

In evidenza: Soggetti non residenti “Schumacker”

Dal 2014 l’imposta, dovuta dai contribuenti che, pur essendo fiscalmente residenti in un altro Stato membro dell’Unione europea (Ue) o dello Spazio economico europeo (See), producono o ricavano la maggior parte del loro reddito in Italia (cosiddetti non residenti “Schumacker”), è determinata applicando le medesime regole previste per i residenti.

In particolare, qualora il reddito prodotto nel territorio dello Stato italiano sia pari almeno al 75% del reddito complessivamente prodotto e il contribuente non abbia goduto di agevolazioni fiscali analoghe nello Stato di residenza, l’imposta dovuta sarà determinata sulla base delle disposizioni generali applicabili ai contribuenti residenti in Italia.

Tuttavia, tali soggetti, non essendo fiscalmente residenti in Italia, non devono compilare il Modulo RW.

 

Sono esonerati dal monitoraggio:

 

  • Diplomatici: persone fisiche che prestano lavoro all’estero per lo Stato italiano, per una sua suddivisione politica o amministrativa o per un suo ente locale e le persone fisiche che lavorano all’estero presso organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia, la cui residenza fiscale in Italia sia determinata, in deroga agli ordinari criteri previsti dal Tuir, in base ad accordi internazionali ratificati.
  • Frontalieri: contribuenti residenti in Italia che prestano la propria attività lavorativa in via continuativa all’estero in zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi, con riferimento agli investimenti e alle attività estere di natura finanziaria detenute nel Paese in cui svolgono la propria attività lavorativa. Tale esonero è riconosciuto solo qualora l’attività lavorativa all’estero sia stata svolta in via continuativa per la maggior parte del periodo di imposta e a condizione che, entro 6 mesi dall’interruzione del rapporto di lavoro all’estero, il lavoratore non detenga più le attività all’estero. Diversamente, se il contribuente entro tale data non ha riportato le attività in Italia o dismesso le stesse, è tenuto ad indicare tutte le attività detenute all’estero durante l’intero periodo d’imposta.

Tuttavia, Il contribuente esonerato dal monitoraggio, è in ogni caso tenuto alla compilazione della dichiarazione per l’indicazione dei redditi derivanti dalle attività estere di natura finanziaria o patrimoniale nonché del quadro RW per il calcolo dell’IVIE e dell’IVAFE.

Sebbene il quadro RW rientri nel modello dichiarativo REDDITI PF o REDDITI SP, deve essere compilato anche da coloro che sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione o che possono presentare il 730; pertanto, questi soggetti potranno continuare ad utilizzare tale ultimo modello, ma dovranno integrarlo con il quadro RW e il frontespizio di REDDITI PF.

Adempimenti fiscali

I soggetti che detengono immobili e le attività finanziarie all’estero, sono obbligati a versare, rispettivamente, l’imposta sul valore degli immobili (IVIE) e l’imposta sul valore delle attività finanziarie (IVAFE) che trovano la loro genesi nell’art. 19 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201.

 

  • IVIE

L’IVIE è dovuta sul valore degli immobili all’estero, detenuti a titolo di proprietà o di altro diritto reale dalle persone fisiche residenti in Italia.

L’imposta trova applicazione a prescindere dalla circostanza che gli immobili siano detenuti direttamente, ovvero per il tramite di fiduciarie o altre entità giuridiche (ad esempio, fondazioni e trust) che agiscano in qualità di soggetti interposti.

 

Sono soggetti passivi dell’imposta:

  • il proprietario di fabbricati, aree fabbricabili e terreni a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali per natura o per destinazione destinati ad attività di impresa o di lavoro autonomo;
  • il titolare del diritto reale di usufrutto, uso o abitazione, enfiteusi e superficie sugli stessi (e non il titolare della nuda proprietà);
  • il concessionario nel caso di concessione di aree demaniali;
  • il locatario per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria. Il locatario è soggetto passivo a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto.

 

Ai fini della determinazione della base imponibile il valore dell’immobile è costituito da:

 

costo risultante dall’atto d’acquisto o dai contratti da cui risulta il costo complessivamente sostenuto per l’acquisto di diritti reali diversi dalla proprietà.

Nella generalità dei casi

Qualora la valorizzazione dei diritti reali diversi dalla proprietà (ad esempio, l’usufrutto) non sia rilevabile da un contratto, essa si assume secondo i criteri dettati dalla legislazione del Paese in cui l’immobile è situato come precisato dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 28/E del 2 luglio 2012.

 

costo di costruzione sostenuto dal proprietario e risultante dalla relativa documentazione.

Nel caso in cui l’immobile sia stato costruito

 

il valore di mercato rilevabile al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui è situato l’immobile.

In mancanza dei valori precedenti o in mancanza della relativa documentazione.

il valore dell’immobile rilevato al termine del periodo di detenzione.

 

Qualora l’immobile non sia più posseduto alla data del 31 dicembre dell’anno di riferimento.

il valore è quello dichiarato nella dichiarazione di successione o nell’atto registrato o in altri atti previsti dagli ordinamenti esteri con finalità analoghe. In mancanza, si assume il costo di acquisto o di costruzione sostenuto dal de cuius o dal donante come risultante dalla relativa documentazione; in assenza di tale documentazione si assume il valore di mercato come sopra determinato.

Per quanto riguarda gli immobili acquisiti per successione o donazione.

 

Nel caso di immobili localizzati in Paesi appartenenti all’UE o aderenti allo Spazio economico europeo, che garantiscano un adeguato scambio di informazioni il valore da utilizzare è in via prioritaria quello catastale, come determinato e rivalutato nello Stato estero per l’assolvimento delle imposte di natura reddituale o patrimoniale, ovvero di altre imposte determinate sulla base del valore degli immobili. In mancanza del valore catastale, si fa riferimento al costo risultante dall’atto di acquisto e, in assenza, al valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l’immobile.

Oppure ancora, qualora il Paese estero preveda un valore espressivo del reddito medio ordinario e non vi siano meccanismi di moltiplicazione e rivalutazione analoghi a quelli previsti dalla legislazione italiana, è possibile utilizzare il reddito medio ordinario moltiplicato per i coefficienti IMU.

 

L’IVIE è dovuta nella misura dello 0,76% del valore dell’immobile, proporzionalmente alla quota e ai mesi dell’anno di possesso. Se l’importo complessivo, calcolato a prescindere dalle quote di possesso e senza tenere conto delle detrazioni non supera la soglia di 200 euro, il versamento non è dovuto. In tal caso rimane comunque l’obbligo di compilazione del modulo RW ai fini del monitoraggio.

Dal 1° gennaio 2016, qualora l’immobile estero sia l’abitazione principale del contribuente, l’imposta non è dovuta, così come quando l’unità immobiliare è assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio. Le unità immobiliari, però, non devono essere classificabili come A/1, A/8 e A/9, in quanto in questo caso si applica l’aliquota dello 0,40% e non è prevista la franchigia € 200.

È inoltre possibile detrarre dalI’IVIE, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d’imposta pari all’importo dell’eventuale imposta patrimoniale versata nell’anno di riferimento nello Stato estero in cui è situato l’immobile.

Per gli immobili situati nei Paesi della UE o aderenti al SEE, è data possibilità di detrarre dall’IVIE, dopo la detrazione delle imposte patrimoniali effettivamente pagate, l’eventuale eccedenza di imposta reddituale gravante su immobili non utilizzata ai sensi dell’art. 165 del TUIR.

 

Ai fini del versamento l’imposta segue le stesse regole in acconto e saldo dell’Irpef:

primo acconto: entro il 30 giugno (fino al 2016 la scadenza era il 16.06)

secondo acconto: entro il 30 novembre

I codici tributo da utilizzare nel modello F24  (Ris. n. 27/E/2013) sono:

- 4041 - Saldo

- 4042 - Società fiduciarie - Saldo

- 4044 - Acconto prima rata

- 4045 - Acconto seconda rata o acconto in unica soluzione

- 4046 - Società fiduciarie - Acconto

Nessun versamento è dovuto qualora il debito risultante dalla dichiarazione sia inferiore a 12 euro.

Per quanto riguarda gli obblighi dichiarativi, con le modifiche apportate dal D.L. 193/2016 all’art. 4 del D.L. 167/1990, non è più necessario indicare quegli immobili situati all’estero per i quali non siano intervenute variazioni nel corso del periodo d’imposta. Tuttavia, nel caso in cui sia dovuta l’IVIE, il quadro RW andrà ugualmente compilato.

 

  • IVAFE

Sono soggetti all’IVAFE, le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato che detengono attività finanziarie all’estero, a titolo di proprietà o di altro diritto reale su di esso, anche se pervenuti da eredità o donazione.

La Circolare dell’Agenzia delle Entrate del 2 luglio 2012, n. 28/E, chiarisce che anche le persone fisiche residenti che detengono le attività finanziarie mediante società fiduciarie o per interposta persona (società, fondazione, trust), sono obbligate all’imposta.

Rientrano nell’ambito soggettivo di applicazione dell’IVAFE anche i contribuenti che prestano la propria attività lavorativa all’estero in via continuativa, per i quali la residenza fiscale in Italia è determinata in forza di presunzione legale, che prescinde dalla ricorrenza dei requisiti richiesti dall’art. 2 del TUIR.

 

L’IVAFE è dovuta nella misura del 2 per mille sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero da persone fisiche residenti in Italia, dei quali si è già detto sopra. Sono invece escluse dall’ambito di applicazione dell’imposta:

  • le attività finanziarie affidate in amministrazione a una fiduciaria o in custodia, amministrazione o gestione a intermediari residenti in Italia, a prescindere dal luogo in cui questi abbiano depositate, per le quali si applica l’imposta di bollo;
  • le forme di previdenza complementare organizzate o gestite da società ed enti di diritto estero;
  • le attività finanziarie oggetto di rimpatrio o rimpatrio giuridico, poiché tali attività non sono considerate detenute all’estero;
  • le attività finanziarie detenute all’estero ma amministrate da intermediari finanziari italiani e le attività estere materialmente detenute dal contribuente in Italia.

 

La base imponibile è rappresentata dal valore di mercato, rilevato alla fine dell’anno nel luogo di detenzione, anche utilizzando la documentazione dell’intermediario estero di riferimento. Qualora le attività non siano più possedute alla data del 31 dicembre si deve fare riferimento al valore di mercato rilevato al termine del periodo di possesso.

Nel caso in cui siano cedute attività finanziarie appartenenti alla stessa categoria, acquistate a prezzi e in tempi diversi, per stabilire quale delle attività finanziarie è detenuta nel periodo di riferimento, il metodo che deve essere utilizzato è il cosiddetto “L.I.F.O.” e, pertanto, si considerano ceduti per primi quelli acquisiti in data più recente.

Qualora i prodotti siano negoziati in mercati regolamentati (es. azioni, obbligazioni e altri titoli o strumenti finanziari) si deve fare riferimento al valore di quotazione al 31 dicembre o, in mancanza, al valore di quotazione rilevato nel primo giorno utile antecedente.

Per le azioni, obbligazioni e altri titoli non quotati si deve fare riferimento al valore nominale o, in assenza, al valore di rimborso. Nell’ipotesi in cui manchi sia il valore nominale sia il valore di rimborso, la base imponibile è costituita dal valore di acquisto dei titoli.

Per i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti all’estero, l’imposta si applica nella misura fissa di 34,20 euro per ciascun rapporto. L’IVAFE non è dovuta qualora il valore medio di giacenza annuo, risultante dagli estratti conto e dai libretti, non supera 5.000 euro. Per la verifica della predetta soglia è necessario considerare tutti i conti o libretti detenuti all’estero dal contribuente presso il medesimo intermediario, senza che assuma rilievo il periodo di detenzione del rapporto durante l’anno. Nel caso in cui il contribuente sia titolare di rapporti cointestati rilevano i soli importi a questi riferibili (pro quota).

A differenza di quanto espressamente stabilito per l’IVIE, non è prevista alcuna soglia di esenzione per il versamento dell’imposta in esame.

Analogamente all’IVIE, si detrae dall’IVAFE, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d’imposta pari all’importo dell’eventuale imposta patrimoniale versata nell’anno di riferimento nello Stato estero in cui sono detenute le attività finanziarie. In ogni caso, il credito d’imposta non può superare l’imposta dovuta in Italia.

E’ stato chiarito dall’Agenzia che nel caso in cui con il Paese nel quale è detenuta l’attività finanziaria sia in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni riguardante anche le imposte di natura patrimoniale che preveda, per tale attività, l’imposizione esclusiva nel Paese di residenza del possessore, non spetta alcun credito d’imposta per le imposte patrimoniali eventualmente pagate all’estero. Naturalmente, per queste ultime può essere chiesto il rimborso all’Amministrazione fiscale del Paese in cui le suddette imposte sono state applicate nonostante le disposizioni convenzionali.

 

IVAFE – profili generali

Misura

Conti correnti e libretti di risparmio: 34,20 €

Prodotti finanziari:

Dal 2014                                           0,2 %

Base imponibile

Valore mercato se negoziati

Valore nominale se non negoziati

Valore di rimborso (in assenza del valore nominale)

 

Detrazioni d’imposta

Imposta patrimoniale estera

 

 

Anche per quanto concerne l’IVAFE le modalità di versamento seguono le regole e le scadenze previste per l’IRPEF già viste per l’IVIE. I codici tributo da utilizzare nel modello F24 sono:

- 4043 - Saldo

- 4047 - Acconto prima rata

- 4048 - Acconto seconda rata o acconto in unica soluzione

 

Ai fini del monitoraggio fiscale, il quadro RW non deve essere compilato per i depositi e i conti correnti esteri il cui valore massimo raggiunto nel periodo di imposta non sia superiore a € 15.000, ma si tenga presente che il prospetto deve essere compilato nel caso in cui sia dovuta l’IVAFE.

 

La Voluntary Disclosure

 

 

Qualora i soggetti obbligati avessero violato gli obblighi previsti dalla normativa sul monitoraggio fiscale, la Legge 15 dicembre 2014, n. 186, ha introdotto un particolare strumento di “collaborazione volontaria” (Voluntary Disclosure) che consente ai contribuenti che detengono illecitamente patrimoni all’estero di regolarizzare la propria posizione denunciando spontaneamente all’Amministrazione finanziaria l’inosservanza degli oneri di monitoraggio.

Il D.L. 193/2016 ha riaperto i termini della procedura, prevedendo espressamente la possibilità di sanare, oltre che gli obblighi di monitoraggio fiscale, anche le violazioni in tema di IVAFE e di IVIE. Inoltre, il D.L. 50/2017, modificando l’art. 5-octies del D.L. 167/1990, ha previsto che l’esonero della presentazione del quadro RW riguarda anche gli obblighi dichiarativi derivanti dall’assolvimento delle due imposte. Pertanto, coloro che accedono alla voluntary disclosure 2.0 sono esonerati dalla presentazione del quadro RW per:

  • Il periodo di imposta 2016
  • La frazione del periodo di imposta che va dal 1° gennaio 2017 alla presentazione dell’istanza di accesso alla procedura,

sempreché versino le imposte dovute e che la relazione di accompagnamento contenga le relative informazioni.

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