Bussola

Exit tax

30 Agosto 2015 |

Sommario

Inquadramento | Inquadramento | Aspetti civilistici e nozione di residenza fiscale | Presupposto soggettivo e oggettivo | Valore normale e tassazione della plusvalenza imponibile | Decreto Ministeriale del 2 agosto 2013 | Decreto del Ministero dell’Economia del 2 luglio 2014 | Exit tax e operazioni straordinarie | La doppia imposizione fiscale: step up value e convenzioni bilaterali | I documenti di prassi | La giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea in tema di mobilità societaria ed exit tax | Riferimenti |

 

L’operazione con la quale un’azienda trasferisce all’estero la propria sede, perdendo la residenza fiscale in Italia, verrà considerata come realizzo, al valore “normale”, dei componenti dell’impresa a meno che gli stessi non confluiscano in una stabile organizzazione avente sede nel territorio dello stato. Sulle eventuali plusvalenze così generate verranno calcolate le imposte secondo quanto previsto dall’articolo 166 T.U.I.R., generando la cosiddetta “exit tax”. La Exit Tax può essere definita come un freno posto dallo Stato ai soggetti che vogliono trasferirsi in “paradisi fiscali” e far in modo da poter perseguire la cosiddetta ragione fiscale ed evitare possibili danni derivanti dalla concorrenza fiscale osservabile nel mercato comunitario dei tributi. Verificatasi tale situazione le imprese possono sospendere la tassazione della plusvalenza,  sempreché il trasferimento di sede sia avvenuto in un Paese della Ue, in Islanda o Norvegia, grazie all’approvazione del D.M. Economia del 2 agosto 2013  che ha stabilito le modalità di attuazione del comma 2-quater dell’articolo 166 del T.U.I.R.  La sospensione della tassazione può riguardare il realizzo, sempre a valori normali, dei componenti dell’azienda o della medesima nel suo complesso. Nei componenti deve essere ricompreso i...

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