Bussola

Esportatore abituale

18 Dicembre 2017 |

Sommario

Inquadramento | Plafond | Metodi del calcolo del plafond | Il trasferimento dello “status” di esportatore abituale | La dichiarazione d'intento | La verifica dell’avvenuta presentazione | La nuova dichiarazione d’intento dal 1° marzo 2017 | Il sistema degli esportatori registrati (REX, Registered Exporter) | Riferimenti |

Inquadramento

 

 

Quello dell’esportatore abituale è uno status acquisito, ai fini della non applicabilità dell’imposta sul valore aggiunto sugli acquisti effettuati, dalle imprese che esportano o effettuano vendite intracomunitarie di beni servizi per almeno il 10% del volume d’affari.

 

I soggetti che potenzialmente possono acquisire lo status di esportatore abituale sono quelli che effettuano le seguenti operazioni:

  • esportazioni dirette a cura del cedente art. 8 lett a) d.P.R. n. 633/1972;
  • esportazioni dirette a cura del cessionario estero art. 8 lett b) d.P.R. n. 633/1972;
  • operazioni assimilate alle esportazioni art. 8-bis d.P.R. n. 633/1972;
  • servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali art. 9 c. 1 d.P.R. n. 633/1972;
  • operazioni con lo Stato della Città del Vaticano o con la Repubblica di San Marino;
  • cessioni intracomunitarie.

 

La verifica dello status di esportatore abituale avviene confrontando l’importo delle operazioni non imponibili indicate nel rigo VE30 del modello IVA 2015 con il totale del volume d’affari di cui allo stesso quadro VE.

 

Tale valore deve essere al netto delle operazioni fuori campo IVA con obbligo di fatturazione, il cui importo deve essere inserito nel rigo VE34.

 

In particolare, se il totale del rigo VE30 è maggiore del 10% del volume d’affari “netto” (VE40 meno VE34), il soggetto passivo è considerato esportatore abituale e l’anno successivo può acquistare beni e servizi senza applicazione dell’IVA, previa presentazione della dichiarazione d’intento, nei limiti delle operazioni non imponibili indicate nel rigo VE30.

 

In tale rigo è richiesta l’indicazione dettagliata di alcune tipologie di operazioni non imponibili, il cui totale deve essere inserito nel campo 1 dello stesso rigo.

In particolare:

  • nel campo 2, deve essere indicato l’importo complessivo delle esportazioni di beni registrate nel corso del 2014, comprendendo le esportazioni dirette e triangolari di cui all’art. 8, comma 1, lett. a), del D.P.R. n. 633/1972, nonché quelle a cura del cessionario non residente di cui alla successiva lett. b) dello stesso art. 8. Le istruzioni correttamente precisano che in tale campo devono essere indicate anche le esportazioni di beni con partenza da un deposito IVA, di cui all’art. 50-bis, comma 4, lett. g), del D.L. n. 331/1993 (anche se tali operazioni sono in realtà qualificate tra quelle non soggette). Per completezza si segnala che deve essere allocato in tale campo anche il margine non imponibile riferito alle esportazioni di beni usati;
  • nel campo 3, deve essere indicato l’ammontare complessivo delle cessioni intracomunitarie registrate nel 2014. Rientrano in tale ambito non solo le cessioni intracomunitarie dirette non imponibili di cui all’art. 41 del D.L. n. 331/1993, ma anche le cessioni intracomunitarie di beni estratti da un deposito IVA con spedizione in altro Stato Ue (anche se qualificate come non soggette ai sensi dell’art. 50-bis, comma 4, lett. f), del D.L. n. 331/1993). A differenza di quanto visto per le esportazioni di cui al campo 2, nel presente campo 3 non deve essere indicato l’importo del margine delle cessioni di beni usati effettuate nei confronti di soggetti passivi d’imposta in altro Stato Ue, in quanto esse sono considerate cessioni interne da assoggettare al regime dei margine di cui all’art. 36 del D.L. n. 41/1995;
  • nel campo 4 deve essere indicato l’ammontare delle cessioni di beni verso operatori di San Marino, non imponibili ai sensi dell’art. 71 del D.P.R. n. 633/1972, la cui procedura è disciplinata dalle disposizioni del D.M. 24.12.1993, che richiede tra i diversi adempimenti l’ottenimento di una copia della fattura vistata dalle autorità sammarinesi;
  • nel nuovo campo 5, di carattere residuale, deve essere indicato l’importo complessivo delle operazioni non imponibili assimilate alle esportazione. Tale dicitura richiede l’indicazione delle operazioni assimilate alle vere e proprie esportazioni di cui all’art. 8-bis del D.P.R. n. 633/1972, dei servizi internazionali non imponibili ai sensi dell’art. 9 dello stesso D.P.R. n. 633/1972, delle cessioni di beni a residenti dello Stato della Città del Vaticano, non imponibili ai sensi dell’art. 71 del D.P.R. n. 633/1972, nonché le cessioni e le prestazioni effettuate nei confronti degli organismi internazionali indicati nell’art. 72 del D.P.R. n. 633/1972. In tale nuovo campo si ritiene debbano essere altresì indicate le cessioni non imponibili di cui all’art. 58 del D.L. n. 331/1993 (vendita da parte del primo cedente a favore del promotore della triangolazione con consegna in altro Stato Ue), in quanto non considerate cessioni intracomunitarie.

Plafond

 

Il plafond rappresenta il limite entro il quale le imprese, che hanno acquisito tale connotazione, possono effettuare acquisti senza addebito d’imposta, ed è costituito dalla somma dei corrispettivi registrati ai fini IVA relativi delle operazioni internazionali precedentemente elencate.

  

 

Il plafond può essere in generale utilizzato per qualsiasi acquisto di beni e/o servizi ad eccezione di:

  • Terreni e fabbricati, acquisiti anche a mezzo leasing o contratti di appalto aventi ad oggetto al loro costruzione;
  • Beni e servizi oggettivamente esclusi dal diritto alla detrazione IVA sul loro acquisto ai sensi dell’articolo 19-bis 1.
  • Operazioni assoggettabili al reverse charge. Come chiarito dalla Circolare n. 14/E/2015, il meccanismo dell’inversione contabile prevale sulla disciplina dell’esportatore abituale, pertanto le relative operazioni dovranno essere fatturate ai sensi dell’art. 17, co. 6 del Dpr 633/1972.

 

Nel caso in cui l’utilizzatore destini i beni e/o servizi acquistati all’effettuazione di operazioni imponibili ed esenti, in virtù delle quali scatta in capo all’esportatore abituale l’applicazione del pro rata ai fini IVA, il plafond utilizzabile dovrà essere decurtato proporzionalmente alla percentuale di detraibilità spettante.

 

Nel caso di superamento del plafond disponibile, il soggetto che non ha erroneamente avuto addebitata l’imposta sul valore aggiunto sui propri acquisti ed importazioni dovrà regolarizzare la propria posizione nei confronti dell’Erario. Con la Risoluzione n. 16/E/2017, l’Agenzia delle Entrate, riprendendo i precedenti documenti di prassi, ha riepilogato le misure a disposizione dell’esportatore abituale (che in questo caso riveste la qualifica di cessionario) per sanare lo splafonamento. In particolare, potrà procedere con una delle seguenti tre procedure alternative:

  • la prima consiste nel richiedere al fornitore l’emissione di una fattura integrativa (nota di variazione in aumento) da annotare nel registro degli acquisti, provvedendo quindi al versamento dell’imposta maggiorata di sanzioni ed interessi;
  • la seconda consiste nell’emissione di una autofattura in 2 esemplari i quali debbono contenere: gli estremi delle fatture di acquisto per le quali non si è addebitata l’imposta sul valore aggiunto, indicando altresì i fornitori ed i relativi protocolli nonché l’ammontare del plafond eccedente  quello disponibile e l'imposta dovuta. Tale autofattura sarà annotata esclusivamente nel registro degli acquisti, versando quindi la relativa imposta precedentemente non addebitata, maggiorata di sanzioni ed interessi. Inoltre, in sede di dichiarazione IVA si dovrà indicare una posta debito pari all’imposta assolta per evitare una doppia detrazione. Infine, copia dell’autofattura sarà presentata al competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate;
  • la terza consiste nell’emettere autofattura in duplice esemplare, contabilizzando in sede di liquidazione periodica (e comunque entro il 31 dicembre dello stesso anno) la maggiore IVA a debito e versandone quindi il relativo ammontare maggiorato di sanzioni ed interessi. I dati da indicare nell’autofattura sono gli stessi previsti nella seconda delle tre alternative. La fattura dovrà essere registrata sia nel registro delle vendite che nel registro degli acquisti. Anche in tale ipotesi l’esportatore abituale provvederà a consegnare una copia dell’autofattura al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate.

 

Come ricordato dalla citata Risoluzione n. 16/E, l’ipotesi di splafonamento non può essere considerata come tardivo versamento dell’IVA da parte del cedente nel caso in cui quest’ultimo abbia:

  • ricevuto la dichiarazione d’intento da parte dell’esportatore abituale, con la relativa ricevuta di avvenuta trasmissione;
  • verificato che questa sia stata correttamente presentata dall’esportatore all’Agenzia delle Entrate.

 

In caso contrario sarà punibile con la sanzione di cui all’art. 7, co. 4-bis del D.lgs. 471/1997 (minimo di € 250 con un massimo di €2.000).

  

 

In evidenza: ravvedimento operoso

In tutti casi in cui lo splafonamento sia riscontrato dal contribuente e non accertato dall’Ente impositore, potrà essere effettuato il ravvedimento operoso dell’imposta non addebitata in fattura. L’IVA ravveduta risulta in ogni caso detraibile secondo le regole ordinarie.

Metodi del calcolo del plafond

 

Il calcolo del plafond può essere effettuato attraverso due metodologie alternative e distinte: la prima viene chiamata metodo del plafond fisso. Ciò implica che il limite entro il quale possono essere effettuati acquisti senza applicazione dell’imposta sul valore aggiunto risulta pari all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni internazionali contabilizzate ai fini iva nell’anno solare precedente.  

 

La seconda metodologia, quella del plafond mobile, prende a riferimento le operazioni effettuate nei dodici mesi precedenti, fermo restando nello stesso arco temporale lo status di esportatore abituale. Tale metodo non può essere adottato da coloro che hanno iniziato l’attività da meno di 12 mesi. Ai fini della determinazione del plafond mobile disponibile in ciascun mese, l’ammontare delle esportazioni effettuate va calcolato al netto delle esportazioni del tredicesimo mese antecedente così come gli utilizzi effettuati vanno calcolati al netto di quelli cadenti nel mese divenuto tredicesimo.

 

 

Il passaggio dal metodo del plafond fisso a quello mobile o viceversa è consentito all’inizio di ciascun anno solare mentre durante ciascun periodo d’imposta tale passaggio non risulta ammissibile. Nel caso in cui si transiti dal plafond fisso a quello mobile non sorgono particolari problematiche in quanto l’ammontare del plafond è in entrambi i casi quello delle operazioni registrate nell’intero anno precedente. Nel caso inverso, quello cioè di passaggio da plafond mobile a quello fisso, l’impresa dovrà determinare il plafond che si sarebbe determinato per il mese di gennaio seguendo il metodo mobile, partendo dall’ammontare delle operazioni attive e passive del mese di dicembre dell’anno precedente. Tale calcolo fissa il limite di plafond utilizzabile nel corso del periodo d’imposta con cui si sarà scelto di applicare la metodologia del plafond fisso.  

 

Il calcolo del plafond, fisso o mobile, trova la sua indicazione all’interno della dichiarazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. Il quadro VC della dichiarazione resa ai fini IVA, infatti, accoglie l’indicazione delle operazioni effettuate senza applicazione dell’imposta e quindi con l’utilizzo del plafond, previa indicazione del metodo di calcolo, e l’evidenziazione delle operazioni che hanno dato diritto al dichiarante alla sua maturazione.

 

Il trasferimento dello “status” di esportatore abituale

 

 

L’Amministrazione Finanziaria (Circolare 19 febbraio 2015, n. 6/ERisoluzione 31 ottobre 2008, n. 417/ERisoluzione 21 aprile 2008, n. 165/ERisoluzione 14 dicembre 2001, n. 124/E) consente il trasferimento dello “status” di esportatore abituale e, quindi, nell’ambito IVA, del relativo plafond, in occasione di operazioni straordinarie che implicano mutazioni soggettive dell’impresa, tra cui la cessione, il conferimento o l’affitto dell’azienda o di un suo ramo.

 

Tale opportunità è consentita a condizione che tale trasferimento sia espressamente previsto nel relativo contratto, secondo  diverse modalità che variano a seconda della tipologia dell’operazione straordinaria.

 

Nel caso di trasferimento totale dell’azienda, l’acquirente può utilizzare il plafond ceduto dal venditore, a prescindere da una espressa clausola contrattuale, se il cessionario prosegua, senza soluzione di continuità, l’attività relativa al complesso aziendale oggetto del conferimento e, allo stesso tempo, subentri nei rapporti giuridici (attivi e passivi) riguardanti l’azienda acquistata.

 

 

AFFITTO D’AZIENDA

  • il contratto di affitto deve prevedere espressamente il trapasso dei rapporti giuridici attivi e passivi dalla società locatrice a quella conduttrice
  • deve essere data comunicazione con lettera raccomandata entro 30 giorni all’Ufficio competente per territorio oppure deve essere compilata l’apposita sezione prevista nei modelli di variazione dati.

CONFERIMENTO D’AZIENDA

  • il contratto di affitto deve prevedere espressamente il trapasso dei rapporti giuridici attivi e passivi dalla società locatrice a quella conduttrice
  • deve essere data comunicazione con lettera raccomandata entro 30 giorni all’Ufficio competente per territorio oppure deve essere compilata l’apposita
  • il cessionario prosegua, senza soluzione di continuità, l’attività relativa al complesso aziendale oggetto del conferimento
  • il cessionario subentri nei rapporti giuridici (attivi e passivi) riguardanti l’azienda acquistata

SCISSIONE

Il plafond si trasferisce alla beneficiaria previa comunicazione all’Ufficio IVA

Art. 16, comma 10, lettera d), L. 537/1993

CESSIONE D’AZIENDA

  • il contratto di affitto deve prevedere espressamente il trapasso dei rapporti giuridici attivi e passivi dalla società locatrice a quella conduttrice
  • deve essere data comunicazione con lettera raccomandata entro 30 giorni all’Ufficio competente per territorio oppure deve essere compilata l’apposita
  • il cessionario prosegua, senza soluzione di continuità, l’attività relativa al complesso aziendale oggetto del conferimento
  • il cessionario subentri nei rapporti giuridici (attivi e passivi) riguardanti l’azienda acquistata

FUSIONE

L’incorporante o la società risultante dalla fusione possono utilizzare il plafond costituito in capo ad una delle società partecipanti alla fusione

Risoluzione Ministeriale 23.01.1976, n. 620828

 

La dichiarazione d'intento

 

 

Affinché l’esportatore abituale possa avvalersi della non applicazione dell’imposta sul valore aggiunto dovrà consegnare al fornitore una dichiarazione d’intento prima dell’effettuazione delle operazioni agevolate. Tale dichiarazione dovrà essere redatta secondo quanto previsto dal D.M. 6 dicembre 1986

 

Fino al 31 dicembre 2014 era il fornitore (ricevente della lettera d’intento) che doveva comunicare, a mezzo apposito software o tramite intermediario abilitato, il ricevimento della lettera d’intento. Dall’1 gennaio 2015 tale onere grava sull’esportatore abituale stesso, a seguito delle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 175/2014.

 

Le disposizioni transitorie fanno capire che fino all’11 febbraio 2015 gli operatori potevano consegnare o inviare la dichiarazione d’intento al proprio cedente o prestatore secondo le vecchie norme.

 

In questo caso, il fornitore non doveva verificare l’avvenuta presentazione della dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate.

 

Tuttavia, per le dichiarazioni d’intento che manifestavano effetti anche per operazioni attuate dopo l’11 febbraio 2015, vigeva l’obbligo, dal 12 febbraio 2015, di trasmettere le dichiarazioni in via telematica e di riscontrare l’avvenuta presentazione della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate.

 

In sostanza, fino all’11 febbraio 2015 gli esportatori abituali potevano adottare le vecchie regole di comunicazione (cosicché l’onere di comunicazione gravava sui fornitori), mentre dal 12 febbraio 2015 occorre seguire le nuove regole di comunicazione.

 

La modifica apportata dal D.Lgs. n. 175/2014 prevede che per le operazioni da effettuate a partire dal 1° gennaio 2015, gli esportatori abituali che intendono acquistare o importare senza applicazione dell’IVA debbono trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione d’intento; l’obbligo di comunicazione, quindi, non è più in capo al fornitore. La dichiarazione e la ricevuta di presentazione rilasciata dall’Agenzia delle Entrate devono poi essere consegnate al fornitore o prestatore, oppure in dogana.

 

Secondo quanto previsto dai commi 2-bis e 3 dell’art. 3 del D.P.R. n. 322/1998, la dichiarazione è presentata all’Agenzia delle Entrate in via telematica, direttamente, da parte dei soggetti abilitati a Entratel o Fisconline, o tramite i soggetti incaricati. La trasmissione si effettua utilizzando il software “DICHIARAZIONE D’INTENTO” disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it. 

 

La Risoluzione n. 38/E/2015 ha apportato un’importante novità: invece di presentare in dogana una dichiarazione d’intento per ogni operazione (Risoluzione n. 355235/1985), coloro che effettuano più operazioni di importazione possono presentare un’unica lettera d’intento, compilando nel quadro “Dichiarazione” il campo 2. Nel caso in cui, invece, si effettua un’unica operazione si compila il campo 1.

La verifica dell’avvenuta presentazione

 

Il fornitore che riceve la dichiarazione e la ricevuta di presentazione rilasciata dall’Agenzia delle Entrate (annotate in un apposito registro progressivamente numerate) è obbligato a verificare la correttezza e l’integrità dell’avvenuta trasmissione da parte dell’esportatore abituale, il quale richiede acquisti di beni o prestazioni di servizi ex art. 8, co.1, lett.c), D.P.R. n. 633/1972, cioè senza addebito di IVA. Solo successivamente all’esito positivo del controllo il fornitore potrà emettere la fattura senza applicare l’imposta.

 

Tale verifica può essere compiuta collegandosi al sito dell'Agenzia delle Entrate (http://telematici.agenziaentrate.gov.it/VerIntent/VerificaIntent.do?evento=carica), e inserendo i dati richiesti dal sistema e reperibili dalla documentazione consegnata dal fornitore:

 

Se la dichiarazione è stata comunicata, il sistema restituirà tutti gli estremi della stessa, e la ricevuta (in seguito rilasciata al fornitore) andrà stampata ed allegata alla documentazione consegnata dal fornitore.

La nuova dichiarazione d’intento dal 1° marzo 2017

 

Il provvedimento del 2 dicembre 2016 ha approvato il nuovo modello della dichiarazione d’intento con le relative specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati, che dovrà essere utilizzato per le lettere relative alle operazioni di acquisto effettuate a partire dal 1° marzo 2017. Come chiarito dalla Risoluzione n. 120/E/2016, per “dichiarare” gli acquisti fatti fino al 28/02/2017 si doveva utilizzare il vecchio modello.

Il nuovo modello non prevede più la possibilità di presentare un’unica dichiarazione d’intento per uno specifico intervallo temporale, pertanto sono stati eliminati i campi 3 e 4 della sezione DICHIARAZIONE.

 

Lettera d’intento fino al 28.02.2017

 

Lettera d’intento fino dal 1.03.2017

 

Qualora fosse stata presentata una dichiarazione d’intento entro il 28.02.2017, nella quale siano stati compilati i campi 3 e 4 della sezione DICHIARAZIONE, la Risoluzione n. 120/E/2016 ha precisato che non è da ritenersi valida per gli acquisti effettuati successivamente al 1.03.2017; pertanto sarà necessario presentare nuovamente la dichiarazione d’intento, utilizzando però il nuovo modello.

 

Qualora, invece, entro il 28 febbraio sia stata presentata una lettera d’intento compilata nella parte DICHIARAZIONE in uno dei seguenti campi: “una sola operazione per importo fino a euro” – campo 1 o “operazioni fino a concorrenza di euro” – campo 2, la medesima dichiarazione avrà validità anche per le operazioni effettuate dopo il 1° marzo, perciò non è necessario presentare il nuovo modello di lettera d’intento.

 

Per quanto riguarda l’importo da indicare nel campo 2 della sezione DICHIARAZIONE, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’esportatore dovrà indicare l’ammontare delle operazioni che si vogliono effettuare senza l’applicazione dell’imposta nei confronti dello stesso fornitore (Ris. n. 120/E/2016). Nel chiarimento della Commissione Finanze del 26.01.2017, è stato precisato che qualora l’esportatore calcoli il plafond secondo il metodo mobile, nel campo 2 dovrà indicare un valore presunto di importi pari alla parte del plafond che si stima possa essere utilizzato nel corso dell’anno nei confronti dello stesso cedente.

 

Nel caso in cui gli acquisti siano di importo superiore, è necessario che il cessionario presenti una nuova dichiarazione d’intento indicando il nuovo ammontare fino a concorrenza del quale si vuole continuare ad acquistare senza l’applicazione dell’imposta.

Il sistema degli esportatori registrati (REX, Registered Exporter)

 

A partire dal 1° gennaio 2017, l’UE ha introdotto una nuova modalità di certificazione dell’origine, il sistema degli esportatori registrati (REX, Registered Exporter). Questo è un sistema di autocertificazione d’origine creato per semplificare le procedure di esportazione che consente all’operatore di fornire le proprie generalità una sola volta e di ottenere un numero REX che potrà utilizzare per tutte le proprie esportazioni:non più certificati FORM “A” o EUR.1, ma una dichiarazione di origine (autocertificazione) su fattura o altro documento commerciale, da parte di un esportatore abilitato in quanto riconosciuto affidabile nella gestione del processo di attribuzione e dichiarazione dell’origine preferenziale.

 

Fino ad ora, l’utilizzo del sistema REX era limitato ai Paesi beneficiari del Sistema delle preferenze generalizzate (SPG), ma ne è stata prevista la progressiva estensione a tutti gli accordi commerciali preferenziali conclusi dall’UE con Paesi terzi.

 

Il CETA (Accordo commerciale globale UE-Canada) rappresenta il primo accordo di libero scambio bilaterale per cui è prevista la registrazione nel sistema REX. Il Mise, con Comunicato stampa del 26 settembre, ha reso noto le modalità per beneficiare delle preferenze tariffarie previste dal CETA.

 

A partire dal 1° gennaio 2018 un esportatore UE, per poter beneficiare del trattamento preferenziale previsto dall’Accordo per beni di valore superiore a 6.000 euro, dovrà essere obbligatoriamente registrato nella banca dati REX. Per ottenere il numero REX è necessario compilare un modulo scaricabile dal sito della Commissione europea, DG TAXUD e inviarlo alle rispettive autorità doganali competenti.

 

Si riceverà un numero da indicare sulla dichiarazione d’origine da allegare al documento commerciale che descrive il prodotto. Il trattamento preferenziale verrà concesso sulla base della dichiarazione di origine corredata dal numero REX.

 

In caso di mancata registrazione alla banca dati REX entro il 31 dicembre 2017, non sarà possibile beneficiare delle tariffe preferenziali del CETA, a partire dal 1° gennaio 2018. 

 

Si ricorda che il CETA è stato avviato in via provvisoria il 21 settembre 2017. Grazie a tale accordo, le merci originarie dei due sistemi economici contraenti non saranno più soggette a dazi all’importazione.
L’Agenzia delle Dogane, con la Nota del 14 settembre 2017, n. 99637 precisa che l'accordo entrerà definitivamente in vigore una volta che gli Organi parlamentari di tutti gli Stati membri dell'UE avranno ratificato il testo in base ai requisiti costituzionali interni.

 

Modalità di registrazione al sistema REX

Con la Circolare n. 13/D e la Nota n. 61168 del 16 novembre 2017, l’Agenzia delle Dogane ha diffuso istruzioni procedurali e linee guida per la registrazione degli operatori nazionali al sistema REX.

 

Qualsiasi esportatore, fabbricante o commerciante di merci originarie o ri-speditore di merci, stabilito nel territorio della UE ha diritto di chiedere alle autorità doganali competenti di essere registrato nel sistema REX, a condizione che possa produrre, in qualsiasi momento, a richiesta delle stesse autorità doganali, adeguate prove circa l’origine preferenziale autocertificata dei prodotti che intende esportare o rispedire.

 

In particolare, una società UE che ha sede in uno Stato membro e locali commerciali o magazzini nel territorio di un altro Stato membro può richiedere la registrazione REX in uno qualsiasi dei citati Stati membri (o in entrambi se le differenti società hanno anche un diverso codice EORI).

 

L'esportatore può richiedere la registrazione alle autorità competenti del Paese in cui è stabilito o dove ha la sua sede sociale e amministrativa. L'esportatore registrato deve essere in grado di presentare in qualsiasi momento, a richiesta delle autorità doganali, tutti i documenti idonei a dimostrare il carattere originario dei prodotti esportati; le stesse autorità possono effettuare verifiche finalizzate al controllo della contabilità dell’esportatore e del processo di fabbricazione dei prodotti; copia delle dichiarazioni di origine e dei relativi documenti giustificativi devono essere conservati per almeno tre anni o per un periodo più lungo in base a quanto stabilito negli accordi preferenziali.

 

Tale periodo decorre dalla fine dell'anno civile in cui sono state redatte le dichiarazioni sull'origine, salvo quanto diversamente previsto nei singoli accordi commerciali preferenziali.

 

  • Per chi opera nel Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG): la registrazione va eseguita utilizzando il modello di cui all'allegato 22-06 RE (allegato 1 Circolare 13/D/2017) dai seguenti soggetti, operanti in ambito SPG: 4 - operatori economici nazionali, che esportano – oltre il valore soglia di Euro 6.000 - verso Paesi beneficiari SPG merci destinate ad essere incorporate all’interno di prodotti, che saranno poi reimportati nel territorio UE (cumulo bilaterale); - rispeditori nazionali – oltre il valore soglia di Euro 6.000 - di merci originarie di Paesi beneficiari SPG verso altri Stati membri, che intendono essere registrati in ambito SPG.
  • Per chi opera tramite Accordi commerciali UE/Paesi terzi che prevedono l’utilizzo del sistema REX (es. CETA): la registrazione va eseguita utilizzando il modello di cui all’allegato 22-06 rettificato (allegato 2 della Circolare 13/D/2017).

 

 

Se l’esportatore opera nei due ambiti, deve presentare due distinte richieste.

Le domande vanno presentate all’Ufficio delle Dogane territorialmente competente, individuato sulla scorta dei criteri indicati dagli artt. 22 par. 1, CDU, ed eventualmente art. 12 RD.

Le informazioni obbligatorie che il richiedente deve fornire sono indicate nei due modelli di richiesta:

  • campo 1 (informazioni generali sull’azienda);
  • campo 3 (specificazione dell’attività principale);
  • campo 4 (descrizione delle merci beneficiarie di trattamento preferenziale e indicazione del codice NC);
  • campo 5 (dati del firmatario autorizzato);
  • campo 6 (consenso alla pubblicazione dei dati).

 

Nel campo 2 (facoltativo) andrà indicato un eventuale punto di contatto diverso da quello di cui al campo 1.

Gli Uffici doganali competenti comunicano al richiedente il completamento della procedura di registrazione.

La circolare illustra anche le modalità di modifica e revoca della registrazione.

 

Nell’ambito degli Accordi preferenziali tra UE e Paesi terzi, un documento relativo all’origine può essere compilato, oltre il valore soglia di Euro 6.000 per ciascuna spedizione (cit. art. 68 Regolamento di Esecuzione (UE) 2447/2015 – RE, par. 4), esclusivamente da un esportatore registrato dall’autorità doganale di uno Stato membro. Al di sotto del valore soglia di Euro 6.000 non occorre essere registrati.

 

Fino al 31 dicembre 2017, in virtù della deroga di cui al par. 5 dello stesso art. 68 RE, un documento relativo all’origine può essere compilato, oltre il valore soglia di Euro 6.000, da un esportatore non registrato a condizione che quest’ultimo abbia lo status di esportatore autorizzato nell’UE.

La circolare chiarisce alcune modalità procedurali relative alla gestione delle operazioni di esportazione effettuate o da effettuarsi nel predetto periodo di deroga e fino alla avvenuta registrazione degli operatori nazionali nel sistema REX:

  • nell’ambito dell’Accordo CETA, fino alla data di registrazione nel REX e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2017, gli esportatori nazionali compilano una dichiarazione di origine (sulla base del modello di cui all’allegato 2 del Protocollo origine del CETA) utilizzando il numero di esportatore autorizzato, assegnato dall’Ufficio, come se fosse un numero REX, (art. 68, par. 5, RE). La disposizione si applica oltre la soglia di valore di 6.000 Euro per ciascuna spedizione, dato che non è necessaria l’indicazione di alcun numero al di sotto di tale soglia (in tale caso lo spazio riservato al numero di autorizzazione doganale nella dichiarazione di origine va lasciato vuoto);
  • gli operatori che già rivestono la qualifica di esportatore autorizzato nell’ambito di altri Accordi preferenziali, nei confronti dei quali gli Uffici doganali hanno provveduto o provvederanno ad estendere tale autorizzazione anche entro l’ambito CETA, devono utilizzare il numero di autorizzazione in precedenza assegnato.

 

 

Riguardo agli operatori economici che, a partire dal mese di settembre 2017, hanno ottenuto l’autorizzazione o l’estensione dello status di esportatore autorizzato in ambito CETA, gli Uffici doganali provvederanno autonomamente e direttamente, senza necessità di ricevere ulteriori richieste da parte dei soggetti interessati, alla immediata registrazione nel sistema REX, ferme restando le competenze in materia di effettuazione di controlli, anche a posteriori, al fine di verificare la concreta sussistenza di tutti i requisiti e presupposti iniziali sulla base dei quali è stato riconosciuto lo status di esportatore autorizzato.

Riferimenti

 

 

Normativi

Giurisprudenza

Prassi

Leggi dopo