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Conciliazione giudiziale

19 Dicembre 2018 |

Sommario

Inquadramento | Conciliazione totale o parziale | Proposta di conciliazione in "udienza" e fuori "udienza" | Effetti del Perfezionamento ante-riforma | Effetti del perfezionamento post-riforma | Rateizzazione delle somme dovute e mancato pagamento | Trattamento contabile | La definizione delle liti pendenti (D.L. 119/2018) | Riferimenti |

Inquadramento

La conciliazione è quell’istituto deflattivo con cui viene data la possibilità alla parte ricorrente e a quella resistente di estinguere, totalmente o parzialmente, una lite pendente dinnanzi alla commissione tributaria provinciale sino alla prima udienza, fino all’entrata in vigore delle novità introdotte dal D.Lgs. 156/2015. Infatti, dal 1° Gennaio 2016 è possibile ricorrere alla conciliazione anche in appello.

 

Le novità, analizzate nella Circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 38/E/2015, che interesseranno l’istituto dal 2016 non riguardano solo l’ambito operativo (estendendo fino all’appello la possibilità di accesso alla procedura), ma anche:

  • l’ambito sanzionatorio;
  • il perfezionamento della procedura;
  • la rateizzazione degli importi dovuti;
  • le spese della lite per mancata accettazione dell’accordo.

Conciliazione totale o parziale

La conciliazione giudiziale in relazione alla tipologia di definizione può produrre effetti differenti, vale a dire:

 

  • l’estinzione della lite, cioè quando la conciliazione ha ad oggetto tutte le questioni afferenti la lite pendente (cosiddetta conciliazione totale);
  • la prosecuzione della lite solo in riferimento alle questioni non conciliate (cosiddetta conciliazione parziale).

 

Nel caso di conciliazione totale:

 

  • fuori udienza la Commissione Tributaria competente pronuncerà la sentenza di cessazione della materia del contendere (nel caso in cui non fosse ancora stata fissata la data della seduta sarà il Presidente di sezione a pronunciare con decreto la cessazione della lite);
  • in udienza la Commissione Tributaria competente inviterà le parti per la conciliazione fissando una nuova udienza per il perfezionamento dell’accordo totale o parziale, in quest’ultimo caso si proseguirà con la discussione degli argomenti non conciliati.

 

Proposta di conciliazione in "udienza" e fuori "udienza"

La proposta di conciliazione può essere presa su iniziativa di ciascuna delle parti del processo e cioè: il ricorrente, ossia il contribuente che ha proposto il ricorso oppure la parte resistente, quale l’Agenzia delle Entrate, l’Ente locale, etc.

 

In evidenza: Requisiti del difensore per proporre la conciliazione

Il difensore che intende conciliare la controversia necessita che tale potere sia stato espressamente conferitogli per procura/delega dal ricorrente poiché in caso contrario il difensore non può proporre, né tanto meno concludere, una conciliazione giudiziale.

 

Tuttavia, il tentativo di esperire la conciliazione può essere fatto anche dalla Commissione tributaria.

 

In evidenza: Chi può proporre la conciliazione in caso di consolidato nazionale

Le società che partecipano al consolidato fiscale nazionale nel caso in cui abbiano ricevuto un unico atto di accertamento possono proporre la conciliazione sia direttamente, in modo disgiunto, che tramite la consolidante; tuttavia qualora si perfezioni produrrà i suoi effetti in capo a tutte le società aderenti al consolidato.

 

L’art. 9 del cosiddetto decreto “interpelli e contenzioso” ha rinnovato l’art. 48 D.Lgs. 31 Dicembre 1992 n. 546 prevedendo una netta distinzione tra la “conciliazione fuori udienza” – adesso interamente disciplinata dal richiamato articolo 48 – e la “conciliazione in udienza” alla quale è dedicato l’art. 48-bis del D.Lgs. 546/92 (novità sono entrate in vigore a partire dal 1° Gennaio 2016).

 

In linea generale, si avrà la conciliazione fuori udienza se le parti raggiungono un accordo prima della trattazione, sottoscrivendo personalmente, o per il tramite dei loro difensori, un’istanza congiunta da depositare presso la Commissione Tributaria competente.

Quest’ultima, nel caso sia stata fissata la data dell’udienza, verificherà le condizioni di ammissibilità dell’istanza – vale a dire che dovrà accertarsi che la materia del contendere riguardi atti o fatti di competenza della giurisdizione tributaria - ed emetterà:

  • la sentenza di cessazione della materia del contendere, in caso di conciliazione totale;
  • un’ordinanza di parziale cessazione della materia del contendere, in caso di conciliazione parziale (proseguendo con la trattazione del ricorso per la parte non conciliata).

 

Al contrario, se la data della trattazione non è stata fissata, il Presidente della sezione avrà l’onere di verificare l’esistenza dei requisiti per l’ammissibilità dell’istanza, in caso di esisto positivo, con decreto, dichiarerà, la totale o parziale, cessazione della materia del contendere tra le parti.

 

La conciliazione in udienza, invece, si avrà se una delle parti (ricorrente o resistente), entro 10 giorni prima della data fissata per la trattazione del ricorso presenta l’istanza conciliazione totale o parziale.

 

In tale caso, la Commissione, verificata l’ammissibilità dell’istanza, il giorno dell’udienza inviterà le parti a tentare il raggiungimento di un accordo; nel caso ci fosse la loro disponibilità i giudici fisseranno una nuova data per il perfezionamento (totale o parziale).

 

CONCILIAZIONE GIUDIZIALE
   In udienza  Fuori udienza
     Udienza fissata Udienza non fissata 
 Totale Invito della C.T. alla conciliazione e fissazione di una nuova udienza per il perfezionamento Sentenza di cessazione della materia del contendere Decreto del Presidente della Sezione
 Parziale        Invito alle parti per alla conciliazione e fissazione di una nuova udienza il parziale perfezionamento Ordinanza della parziale cessazione della materia del contendere

 

La principale novità introdotta nella disciplina dell’istituto, rispetto alla previgente normativa, è rappresentata dal fatto che non è più limitata al solo primo grado di giudizio ma è stata estesa al secondo grado di giudizio (Commissione Tributaria Regionale).

 

In evidenza: Nessuna conciliazione in Cassazione
Nonostante le richiamate novità continua ad essere preclusa la strada conciliativa nel giudizio in Cassazione, anche se nella prima stesura del decreto ne era stata prevista la possibilità, in quanto il legislatore ha ritenuto che in tale sede l’oggetto del giudizio non è l’accertamento di un fatto, bensì la violazione della norma.

 

 

In evidenza: Conciliazione nel caso di reclamo/mediazione
L’eliminazione dal nuovo testo dell’art. 17-bis (sostituito dalle disposizioni di cui all’art. 9 lett. l) del Decreto in commento) del vecchio comma 1, il quale precludeva esplicitamente la conciliazione giudiziale, indirettamente viene ampliata il raggio d’azione dell’istituto in commento anche nel caso di controversie dal valore non superiore ad euro 50.000,00 (limite innalzato dal D.L. 50/2017 per le controversie dal 1° gennaio 2018, per i precedenti atti il limite per il reclamo era fissato a €20.000,00)

 

 

 

In evidenza: Mancata conciliazione
Il comma 2-octies art. 15 D.Lgs. 546/1992, introdotto dall’art. 9 lett. f) D.Lgs. 156/2015, prevede che nel caso in cui una delle due parti non accetta la conciliazione senza “giustificato motivo” sarà assoggettato al pagamento delle spese processuali nel caso in cui le pretese che gli sono riconosciute nel corso del giudizio sono inferiori rispetto a quelle che gli sarebbero state riconosciute in sede conciliativa.

 

 

In evidenza: Entrata in vigore delle novità introdotte dal D.Lgs. n. 156/2015

In linea generale le novità introdotte dall’art. 9, co. 1, lett. l), D.Lgs. n. 156/2015 in tema di mediazione entreranno in vigore dal 1° gennaio 2016, ma l’Agenzia delle Entrate con la Circolare 29 dicembre 2015, n. 38/E, ha chiarito che le disposizioni di cui ai nuovi artt. 48, 48-bis, 48-ter, si applicano anche ai giudizi pendenti alla richiamata data, salvo che la conciliazione non sia già stata perfezionata dal pagamento delle somme dovute.

 

 

 In evidenza: Fac-simile di conciliazione giudiziale “fuori udienza”

 

COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE (oppure) REGIONALE DI ....

ISTANZA DI CONCILIAZIONE TOTALE (oppure) PARZIALE DELLA CONTROVERSIA

(ai sensi dell’art. 48 D.lgs. n. 546/1992)

 

OGGETTO: proposta di conciliazione giudiziaria relativo al ricorso RGR ……...

* * *

Il/la Sig./Sig.ra …………………….. nato/a  a …………… il ……/……/……. residente a ………………… in via/piazza ………………… n. … codice fiscale ………………………………

(oppure)

La Società …………………………….…, cod. fisc. …………………………., P.IVA ………………………….., con sede in ………………, via/piazza ……………………………….., in persona del legale rappresentante pro tempore sig. ……………………, cod. fisc. ………………………, nato il ……/……/..…., a ………………, e residente in ………………. Via/piazza ………………………………..…, rappresentato/a e difeso/a  giusta procura alle liti rilasciata a margine del ricorso introduttivo dal dott. …..., iscritto nell’Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili della Provincia di ………………………, al n. …….., con studio in ………………… , via/piazza …………………, pec ………………………….. presso il quale il ricorrente è elettivamente domiciliato ai fini del giudizio.

 

CONTRO

 

Agenzia delle Entrate - Direzione Provinciale di …….. -  con sede in …………., Via/Strada/Piazza …………..

avente ad oggetto: ...............

* * *

Ill.mo Sig. Presidente,

il Sig. ................ (Nome e Cognome del contribuente) ………………………………….

E

L’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di…..

 

PREMESSO

- che con ricorso notificato in data ……/……/…….. e depositato ai sensi dell’art. 22, D.Lgs. n. 546/1992 presso la Segreteria della Commissione tributaria provinciale di ………………………….. ha impugnato l’avviso di accertamento n. ………………………. emesso dalla Direzione Provinciale dell'Agenzia delle Entrate di … notificato il ……/……/……, in materia di …………… per l’anno/i …………………….

- che le parti in data …………… hanno raggiunto un accordo conciliativo totale (oppure) parziale della controversia alle seguenti condizioni .......;

tutto ciò premesso

CHIEDONO CHE,

 

a seguito della predetta conciliazione totale (oppure) parziale tra le parti, venga dichiarata la cessazione della materia del contendere (oppure) l’estinzione parziale della lite e proseguire la controversia in merito alle questioni non conciliate……… ai sensi dell’art. 48 D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546.

 

In fede,

……….., lì …/…./………

 

                                                                                        .........................................

                                                                                 Firma del difensore del Sig. (o della società)

                                                                                       ............................................

                                                                                                              Firma del Direttore Provinciale Agenzia delle Entrate

 

 

 

 

 

In evidenza: Fac-simile di conciliazione giudiziale “in udienza” proposta da parte del contribuente

 

 COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE (oppure) REGIONALE DI ....

ISTANZA PER PROPORRE ALLA CONTROPARTE LA CONCILIAZIONE TOTALE (oppure) PARZIALE DELLA CONTROVERSIA

(ai sensi dell’art. 48-bis D.lgs. n. 546/1992)

 

OGGETTO: proposta di conciliazione giudiziaria relativo al ricorso RGR ……...

(Il/la Sig./Sig.ra …………………….. nato/a  a …………… il ……/……/……. residente a ………………… in via/piazza ………………… n. … codice fiscale ………………………………

(oppure)

La Società …………………………….…, cod. fisc. …………………………., P.Iva ………………………….., con sede in ………………, via/piazza ……………………………….., in persona del legale rappresentante pro tempore sig. ……………………, cod. fisc. ………………………, nato il ……/……/..…., a ………………, e residente in ………………. Via/piazza ………………………………..…, rappresentato/a e difeso/a  giusta procura alle liti rilasciata a margine del ricorso introduttivo dal dott. …, iscritto nell’Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili della Provincia di ………………………, al n. …….., con studio in ………………… , via/piazza …………………, pec ………………………….. presso il quale il ricorrente è elettivamente domiciliato ai fini del giudizio.

 

CONTRO

 

Agenzia delle Entrate - Direzione Provinciale di …….. -  con sede in …………., Via/Strada/Piazza …………..

avente ad oggetto: ...............

* * *

Ill.mo Sig. Presidente,

il Sig. ................ (Nome e Cognome del contribuente)

 

PREMESSO

 

— che con atto notificato in data ……..... ha impugnato l’avviso n.……….... emesso dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di …......, in data ........ e notificato in data ........ per i seguenti motivi ........;

— che intende proporre alla controparte, ai sensi dell’art. 48-bis D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, per mero intento conciliativo e senza alcuna ammissione di infondatezza del ricorso introduttivo, la conciliazione totale (oppure) parziale della controversia alle seguenti condizioni ....... e contestualmente richiedere la discussione della causa in pubblica udienza;

 

tutto ciò premesso

PROPONE

 

la predetta conciliazione totale (oppure) parziale all’Agenzia delle Entrate- Direzione provinciale di ……… ai sensi dell’art. 48-bis D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 e contestualmente

 

CHIEDE

 

che la S.V.Ill.ma voglia, ai sensi dell’art. 33 D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, disporre che la discussione della predetta controversia avvenga in pubblica udienza.

 

……..........., lì……........... 

                                                                                                                 ......………………………

                                                                                                                  Firma del difensore  

 

Effetti del Perfezionamento ante-riforma

Fino all’entrata in vigore delle novità introdotte dal decreto “contenzioso”, quindi fino al 31 dicembre 2015, il perfezionamento della proposta di conciliazione si aveva o con il versamento dell’intera somma dovuta, oppure, in caso di pagamento rateale, fino ad un massimo di 8 o di 12 rate trimestrali di pari importo, se le somme dovute superavano 50.000,00 euro, con il pagamento della prima rata, da effettuarsi entro il termine perentorio di 20 giorni dalla redazione del verbale di conciliazione, se questa avveniva in udienza, o dalla comunicazione alle parti, da parte della segreteria, se trattasi di fuori udienza.

 

Ovviamente per le rate successive alla prima erano dovuti gli interessi al tasso legale calcolati dalla data di perfezionamento dell’atto e fino alla scadenza di ciascuna rata.

 

Nell'ipotesi di mancato pagamento anche di una sola delle rate diverse dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva la sanzione era pari al 60% delle residue somme dovute a titolo di imposta. Il contribuente poteva sanare il ritardo qualora entro il termine di versamento della rata successiva, corrispondeva l’imposta dovuta, gli interessi maturati (dalla originaria scadenza a quella di pagamento) e la sanzione valendosi del ravvedimento operoso e facendo pervenire all’Ufficio la relativa attestazione (Circolare Agenzia Entrate n. 41/2011).

 

Infine entro i 10 giorni successivi al versamento, il contribuente doveva consegnare all’Ufficio una copia dello stesso e quest'ultimo, dopo aver verificato la correttezza della documentazione, la depositava presso la Segreteria della Commissione tributaria provinciale.

 

 

Inoltre il contribuente avrrebbe beneficiato di una riduzione delle sanzioni amministrative al 40% rideterminate sulla base dell’imposta ridefinita in sede di conciliazione e, sotto il profilo penal tributario, dell’attenuante prevista dall’art. 13, D.Lgs. 74/2000 secondo cui le sanzioni penali pecuniarie sono diminuite fino a 1/3 e non si applicano le pene accessorie se prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari relativi ai fatti costitutivi dei delitti medesimi sono stati estinti mediante pagamento.

 

Un aspetto negativo della conciliazione è rappresentato dalla impossibilità per il contribuente di poter recuperare le spese processuali che – a seguito della estinzione del giudizio per cessata materia del contendere (cfr. art. 46, co. 3, D.Lgs. 546/1992) – restano a carico della parte che le ha anticipate.

Effetti del perfezionamento post-riforma

Attualmente, la procedura di conciliazione si perfeziona, non più dal versamento delle somme dovute, ma:

 

  • con la sottoscrizione dell’accordo, che costituirà titolo per la riscossione ed il pagamento delle somme indicate e dal quale si determineranno i termini e le modalità per l’esecuzione del (o dei) versamento(i), nel caso di conciliazione fuori udienza;
  • dalla redazione del processo verbale di conciliazione, che costituirà titolo per la riscossione ed il pagamento delle somme indicate e dal quale si determineranno i termini e le modalità per l’esecuzione del (o dei) versamento(i) nel caso di conciliazione in udienza.

 

 

L’articolo 48-ter dispone che a seguito del perfezionamento della conciliazione sia applicata al contribuente una sanzione amministrativa, di ammontare variabile in funzione del grado di giudizio in cui si raggiunge l’accordo, infatti sarà pari a:

 

  • 40% del minimo previsto dalla legge, per le singole violazioni, se la conciliazione ha luogo nel primo grado di giudizio;
  • 50% del minimo previsto dalla legge se la conciliazione ha luogo nel secondo grado di giudizio.

Nonostante la percentuale della sanzione in primo grado sia uguale a quella prevista nella previgente normativa,  cambia la base di calcolo, la quale non sarà più “…l’ammontare del tributo risultante dalla conciliazione medesima…”, ma il “… il minimo previsto dalla legge…” .

 

Rateizzazione delle somme dovute e mancato pagamento

L’art. 48-ter D.Lgs. 546/1992 prevede inoltre possibilità di rateizzare la somma determinata in sede di conciliazione giudiziale, disponendo che la prima rata deve essere versata entro 20 giorni dalla sottoscrizione dell’accordo, in caso di conciliazione fuori udienza, o dal processo verbale, in caso di conciliazione in udienza.

 

Il numero massimo di rate eseguibili  (ai sensi dell’art. 8 D.Lgs. 218/1997, modificato dall’art. 2 c. 2 D.Lgs. 159/2015) sono:

  • 8 rate trimestrali (da versare entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre) se l’importo da rateizzare è inferiore ad euro 50.000,00;
  • 16 rate trimestrali (da versare entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre) se l’importi da rateizzare è superiore a euro 50.000,00.

 

Nel caso in cui il contribuente non dovesse pagare una o più rate entro la scadenza della rata successiva, sarà possibile iscrivere a ruolo le somme residue (comprese sanzioni ed interessi), maggiorate della sanzione per ritardato od omesso versamento, ai sensi dell’art. 13 D.Lgs. 471/1997, aumentata della metà.

 

 In evidenza: Procedure cautelari

Con la sentenza 4807/2017, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un contribuente avverso una misura cautelare richiesta dall’Agenzia delle Entrate a seguito della conclusione di una procedura conciliativa. Con la sottoscrizione dell’accordo, la conciliazione produce un effetto novativo, andando a sostituire l’atto impositivo originario.

Trattamento contabile

Si ipotizzi che la società ALFA s.r.l. abbia perfezionato in data 1° aprile, una conciliazione giudiziale per €. 70.000,00 relativamente ad un accertamento per il quale si era precedentemente costituito un fondo imposte di 100.000,00. Il perfezionamento determina una insussistenza attiva non tassata per euro 30.0000,00.

Le scritture in partita doppia della destinazione dell’utile sono:

 

La definizione delle liti pendenti (D.L. 119/2018)

L’articolo 6 del D.L. 119/2018 propone nuovamente la definizione delle liti pendenti, che prevede la chiusura delle controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione anche a seguito di rinvio. A tal fine, è richiesto che il contribuente (soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione):

- presenti apposita istanza entro il 31 maggio 2019;

- versi nelle modalità che si diranno nel prosieguo un importo pari al valore della controversia (valore della lite al netto degli interessi e delle sanzioni).

Va specificato che la definizione perfezionata dal coobbligato giova anche a favore degli altri, anche qualora la lite non sia più pendente.

Per poter accedere alla definizione agevolata è necessario che il ricorso introduttivo sia stato notificato alla controparte entro il 24 ottobre 2018 (data di entrata in vigore del D.L. 119/2018) e la domanda di ammissione sia presentata prima della pronuncia definitiva. In particolare, potendo applicare i chiarimenti già forniti con la circolare dell’agenzia delle Entrate 22/E/2017 (relativa alla prima versione della procedura disciplinata dal D.L. 50/2017), sono esclusi:

- i rapporti esauriti alla data del 24 ottobre 2018, in quanto già regolati da pronunce divenute definitive per mancata impugnazione ovvero già regolati da sentenze emesse dalla Corte di cassazione, che non abbiano disposto il rinvio al giudice di merito;

- i rapporti esauriti alla data di presentazione della domanda di definizione, a seguito di deposito di sentenza emessa dalla Corte di cassazione, che non abbia disposto il rinvio al giudice di merito;

- i rapporti per i quali, alla data del 24 ottobre 2018 e a quella di presentazione della domanda, si sia già perfezionata la mediazione tributaria ex art. 17-bis del D.Lgs. 546/1992 ovvero la conciliazione giudiziale, disciplinata dagli articoli 48, 48-bis e 48-ter del medesimo decreto.

Pertanto, qualora la conciliazione sia stata perfezionata secondo le modalità precedentemente descritte (sottoscrizione dell’accordo o redazione del processo verbale) non si potrà accedere alla definizione agevolata in riferimento alla stessa lite; negli altri casi è possibile presentare la domanda di ammissione alla chiusura delle liti pendenti bis.

Sono, inoltre, escluse dalla definizione le controversie concernenti anche solo in parte:

- le risorse proprie tradizionali e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;

- le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato.

 

Determinazione del valore della controversia da versare per il perfezionamento della procedura

Ricorso pendente iscritto al primo grado

90%

Soccombenza dell’AE nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare (*)

40% (primo grado)

 

15% (secondo grado)

Controversie pendenti in Cassazione al 19.12.2018 dove l’AE risulti soccombente in primo e secondo grado

5%

Controversie relative esclusivamente alle sanzioni NON collegate al tributo

15%, in caso di soccombenza dell’AE nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare, sul merito o sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, depositata al 24.10.2018

40%, negli altri casi

Controversie relative esclusivamente alle sanzioni collegate al tributo

Non è dovuto alcun importo, se i tributi connessi sono stati definiti anche con altre modalità dalla definizione delle liti bis.

(*) In caso di accoglimento parziale del ricorso o comunque di soccombenza ripartita tra il contribuente e l’Agenzia delle entrate, l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni è dovuto per intero relativamente alla parte di atto confermata dalla pronuncia giurisdizionale e in misura ridotta, per la parte di atto annullata.

Dagli importi dovuti si scomputano quelli già versati a qualsiasi titolo in pendenza di giudizio. La definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione.

Gli effetti della definizione perfezionata prevalgono su quelli delle eventuali pronunce giurisdizionali non passate in giudicato anteriormente al 24.10.2018.

 

La procedura si perfeziona con la presentazione della domanda di ammissione e con il pagamento degli importi dovuti o della prima rata entro il 31 maggio 2019. Infatti, per gli importi superiori a 1.000 euro è possibile rateizzare in un massimo di 20 rate trimestrali, applicando sulla rata successiva alla prima gli interessi legali calcolati dal 1° gennaio 2019. Per ogni controversia occorre presentare una domanda ed eseguire i versamenti separatamente. Qualora, poi, non dovessero esserci importi da versare, il perfezionamento si verifica con la presentazione della domanda.

 

Scadenza versamenti

UNICA SOLUZIONE

31.05.2019

MAX 20 RATE

se > € 1.000,00

31.05.2019

31.08.2019

30.11.2019

28.02.2020 (*)

31.05.2020

31.08.2020

30.11.2021

28.02.2022

31.05.2022

31.08.2022

30.11.2022

28.02.2023

31.05.2023

31.08.2023

30.11.2023

28.02.2024 (*)

31.05.2024

31.08.2024

30.11.2024

28.02.2025

(*) La norma fa riferimento al 28.02, pertanto anche negli anni bisestili la scadenza dovrebbe essere al 28.02.

 

Va, poi, specificato che le controversie definibili non sono sospese, a meno che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere della procedura. In tal caso il processo è sospeso fino al 10 giugno 2019. Se entro tale data il contribuente deposita presso l’organo giurisdizionale innanzi al quale pende la controversia copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resta sospeso fino al 31 dicembre 2020. I termini di impugnazione delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione, nonché per la proposizione del controricorso, invece, sono sospesi per nove mesi qualora scadano tra il 24.10.2018 e il 31.07.2019.

Infine, l’eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2020 ed è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia. Nel caso in cui la definizione della controversia è richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata dal contribuente unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo ovvero dalla controparte nel medesimo termine.

Se, non viene presentata l’istanza di trattazione presentata entro il 31 dicembre 2020 dalla parte interessata, il processo è dichiarato estinto, con decreto del Presidente. L’impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego, qualora la controversia risulti non definibile, valgono anche come istanza di trattazione. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate.

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