Bussola

Antiriciclaggio

Sommario

Inquadramento | Principi generali | Soggetti destinatari degli obblighi | Ruolo del MEF | Obblighi antiriciclaggio | Le sanzioni | Applicazione nuove norme in via transitoria | Riferimenti |

Inquadramento

 

Riciclare denaro, beni ed altre utilità vuol dire investire capitali illecitamente ottenuti in attività lecite: in tal modo i beni che sono frutto di reato (sequestri, traffico di stupefacenti, rapine, evasione fiscale e qualsiasi altro reato non colposo) sono “ripuliti” e reimmessi nei circuiti economici e finanziari legali. Nell'ordinamento italiano il riciclaggio è un reato previsto dall'art. 648-bis c.p.: compie tale reato sia “chi sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo” sia chi ostacola l'identificazione della loro provenienza delittuosa. In Italia la normativa antiriciclaggio viene disciplinata principalmente dal D.Lgs. 231 del 21 novembre 2007, che utilizza una definizione di riciclaggio più ampia rispetto a quanto previsto dal Codice Penale all'articolo 648-bis.

Negli ultimi anni, il decreto citato ha subito numerose modifiche: dapprima con il D.Lgs. 90/2017, e recentemente con il D.Lgs. 125/2019. Dal punto di vista della prassi operativa, il CNDCEC ha dapprima diramato le regole tecniche in materia di antiriciclaggio (in data il 23/01/2019, e poi entrate in vigore il 01/01/2020); successivamente, in data 23/05/2019, lo stesso Consiglio ha reso disponibile le “Linee guida per la valutazione del rischio, adeguata verifica della clientela, conservazione dei documenti, dei dati e delle informazioni ai sensi del D.Lgs. 231/2007 (come modificato dal D.Lgs. 90/2017)”.

Principi generali

Per prevenire l'utilizzo del sistema finanziario o economico per finalità di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, il citato decreto detta misure volte a tutelare l'integrità di tali sistemi e la correttezza dei comportamenti, svolte in coordinamento con le attività di repressione di tali reati.

 

Le misure previste nel Decreto si fondano anche sulla collaborazione attiva da parte dei destinatari delle disposizioni previste, i quali adottano sistemi e procedure in materia di obblighi di adeguata verifica della clientela, di segnalazione delle operazioni sospette, di conservazione dei documenti, di controllo interno, di valutazione e di gestione del rischio, di garanzia dell'osservanza delle disposizioni pertinenti e di comunicazione per prevenire e impedire la realizzazione di operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, avendo riguardo per le informazioni possedute o acquisite nell'ambito della propria attività istituzionale o professionale. I sistemi e le procedure adottati rispettano le garanzie stabilite in materia di protezione dei dati personali.

Le misure previste nel decreto sono proporzionate al rischio di riciclaggio dei proventi di attività criminose o di finanziamento del terrorismo in relazione al tipo di cliente, al rapporto continuativo, alla prestazione professionale, al prodotto o alla transazione. Comunque, l'applicazione delle misure previste dal decreto deve essere proporzionata alla singolarità delle varie professioni e alle dimensioni dei destinatari della presente normativa.

 

 

 

 

Soggetti destinatari degli obblighi

I soggetti cui fanno riferimento gli obblighi sono:

 

Intermediari finanziari e altri soggetti esercenti attività finanziaria - Relativamente aldecreto in oggetto, per intermediari finanziari si intendono: le banche, Poste italiane S.p.A., Cassa depositi e prestiti S.p.A., gli istituti di moneta elettronica, gli istituti di pagamento, le società di intermediazione mobiliare (SIM), le società di gestione del risparmio (SGR), le società di investimento a capitale variabile (SICAV), le imprese di assicurazione che operano in Italia nei rami di cui all'art. 2, comma 1, del Codice Assicurazioni Private, gli agenti di cambio, le società che svolgono il servizio di riscossione dei tributi e le succursali insediate in Italia dei soggetti precedentemente indicati aventi sede legale in uno Stato estero.

Inoltre, rientrano tra gli intermediari finanziari le società fiduciarie, i soggetti operanti nel settore finanziario iscritti nelle sezioni dell'elenco generale previste dall'art. 155, comma 4 e 5 TUB.

Il nuovo comma 2-bis dell’art. 3 D.Lgs. 231/2007, inserito dal D.Lgs. 125/2019, prevede che nelle operazioni di cartolarizzazione di crediti, gli intermediari bancari e finanziari appena visti, incaricati della riscossione dei crediti ceduti, dei servizi di cassa e di pagamento e delle verifiche di conformità, provvedono all'adempimento degli obblighi di cui al presente decreto anche nei confronti dei debitori ceduti alle società per la cartolarizzazione dei crediti, nonché dei sottoscrittori dei titoli emessi dalle medesime società.

Per altri soggetti esercenti attività finanziaria si intendono i promotori finanziari iscritti nell'albo, gli intermediari assicurativi, i mediatori creditizi e gli agenti in attività finanziaria.

 

Professionisti - Per professionisti si intendono: i soggetti iscritti nell'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e nell'albo dei consulenti del lavoro, ogni altro soggetto che rende i servizi forniti da periti, consulenti e altri soggetti che svolgono in maniera professionale (anche nei confronti dei propri associati o iscritti, attività in materia di contabilità e tributi, ivi compresi associazioni di categoria di imprenditori o commercianti, CAF e patronati), i notai e gli avvocati che compiono qualsiasi operazione di natura finanziaria o immobiliare (in nome e per conto dei clienti) e quando assistono i clienti nella predisposizione o nella realizzazione di operazioni riguardanti:

  • il trasferimento a qualsiasi titolo di diritti reali su beni immobili o attività economiche;
  • la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni;
  • l'apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli;
  • l'organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all'amministrazione di società;
  • la costituzione, la gestione o l'amministrazione di società, enti, trust o soggetti giuridici analoghi.

Infine, sono considerati tali anche i prestatori di servizi relativi a società e trust.

 

Revisori contabili - Per revisori contabili si intendono: le società di revisione iscritte nell’apposito albo e i soggetti iscritti nel registro dei revisori contabili.

 

In evidenza: Ruolo degli ordini territoriali

Con le modifiche apportate dal D.Lgs. n. 90/2017, aumentano le responsabilità per le Autorità di vigilanza di settore nei confronti dei soggetti di appartenenza, ma anche del Ministero delle Finanze. L’attuale art. 7 del D.Lgs. n. 231/2007 prevede che tali Autorità:

  • adottino disposizioni di attuazione in materia di organizzazione, procedure e controlli interni e di adeguata verifica della clientela;
  • verifichino l'adeguatezza degli assetti organizzativi e procedurali dei soggetti obbligati rispettivamente vigilati;
  • definiscano procedure per la valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo;
  • esercitino i poteri attribuiti dal D.Lgs. 231/2007 anche al fine di assicurare il rispetto delle norme tecniche di regolamentazione adottate ai sensi della direttiva.

A tal proposito, nella Nota Informativa n. 68/2017, il CNDCEC ha precisato che gli Ordini territoriali dovrebbero:

  • realizzare attività idonee a diffondere la disciplina, incrementando l’offerta formativa in materia nella programmazione della formazione continua obbligatoria;
  • controllare l’operato dei propri iscritti attraverso l’attività ordinaria con la quale gli Ordini assicurano il corretto esercizio della professione a tutela dell’affidamento della collettività, in quanto il legislatore non ha specificato come tale funzione dovrebbe essere eseguita. 

A livello nazionale, il CNDCEC raccoglierà annualmente le informazioni relative alle attività poste in essere, per trasmetterle successivamente al Comitato di sicurezza finanziaria.

 

Altri soggetti - Rientrano nella categoria "altri soggetti" gli operatori che svolgono le attività di seguito elencate, il cui esercizio resta subordinato al possesso delle licenze, autorizzazioni, iscrizioni in albi o registri, ovvero alla preventiva dichiarazione di inizio attività, specificatamente richieste dalle norme riportate:

  • recupero di crediti per conto terzi, in presenza della licenza di cui all'art. 115 TULPS;
  • custodia e trasporto di denaro contante e di titoli o valori a mezzo di guardie particolari giurate, in presenza della licenza di cui all'art. 134 TULPS;
  • trasporto di denaro contante, titoli o valori senza l'impiego di guardie particolari giurate, in presenza dell'iscrizione nell'albo delle persone fisiche e giuridiche che esercitano l'autotrasporto di cose per conto di terzi, di cui alla Legge 6 giugno 1974, n. 298;
  • gestione di case da gioco, in presenza delle autorizzazioni concesse dalle leggi in vigore, nonché al requisito di cui all'art. 5, c. 3, D.L. 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla Legge 27 febbraio 1998, n. 30;
  • offerta, attraverso la rete internet e altre reti telematiche o di telecomunicazione, di giochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro, in presenza delle autorizzazioni concesse dal Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, ai sensi dell'art. 1, c. 539, della Legge 23 dicembre 2005, n. 266;
  • commercio di cose antiche, commercio di opere d'arte ovvero l’intermediazione nel commercio delle medesime opere, incluse le gallerie e le case d’asta di cui all'art. 115 TULPS, qualora il valore dell'operazione, anche se frazionata o, di operazioni collegate, sia pari o superiore a 10.000 euro;
  • la conservazione o il commercio di opere d'arte, ovvero l’intermediazione nel commercio delle stesse, qualora tale attività è effettuata all'interno di porti franchi e il valore dell'operazione, anche se frazionata, o di operazioni collegate, sia pari o superiore a 10.000 euro;
  • i servizi di portafoglio digitale (detenzione, memorizzazione e trasferimento di valute virtuali);
  • agenzia di affari in mediazione immobiliare, in presenza dell'iscrizione nell'apposita sezione del ruolo istituito presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, ai sensi della L. 39/89, anche quando tali soggetti agiscono in qualità di intermediari nella locazione di un bene immobile e, in tal caso, limitatamente alle sole operazioni per le quali il canone mensile è pari o superiore a 10.000 euro.

 

 

Ruolo del MEF

 

Il responsabile delle politiche di prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario e di quello economico per fini di riciclaggio dei proventi di attività criminose o di finanziamento del terrorismo è il Ministro dell'economia e delle finanze, e in queste materie promuove la collaborazione tra la UIF, le autorità di vigilanza di settore, gli ordini professionali, la DIA e la Guardia di finanza. Entro il 30 giugno di ogni anno egli presenta una relazione al Parlamento sullo stato dell'azione di prevenzione.

Per l'esercizio di dette funzioni, il Ministro si avvale della collaborazione del Comitato di sicurezza finanziaria, istituito con DL 369/2001, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 dicembre 2001, n. 431, successivamente disciplinato con il D.Lgs. 109/2007.

Il Comitato di sicurezza finanziaria svolge le seguenti attività:

  • funzioni di analisi e coordinamento in materia di prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario e di quello economico a scopo di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo;
  • entro il 30 maggio di ogni anno presenta al Ministro dell'economia e delle finanze una relazione valutativa dell'attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, comprendente proposte volte a renderla più efficace;
  • formulazione dei pareri richiesti;
  • consulenza al Ministro dell'economia e delle finanze.

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze esercita, infine, i poteri sanzionatori amministrativi previsti.

Obblighi antiriciclaggio

Gli adempimenti relativi alla disciplina dell’antiriciclaggio sono:
1) adeguata verifica della clientela;
2) Conservazione dei dati;
3) segnalazione delle operazioni sospette;
4) comunicazione al MEF delle violazioni degli artt. 49 e 50 D.Lgs. 231/2007;
5) formazione del personale.

 

1) Obblighi di adeguata verifica della clientela

I professionisti e anche i revisori legali, ma questi ultimi solo per le ultime tre ipotesi, devono procedere ad

un'adeguata verifica della clientela in ogni caso quando:

-          in occasione dell’instaurazione di un rapporto continuativo o del conferimento dell’incarico per l’esecuzione di una prestazione professionale;

-          eseguono prestazioni professionali occasionali che comportino la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari o superiore a 15.000 euro, indipendentemente dal fatto che siano effettuate con una operazione unica o con più operazioni che appaiono tra di loro collegate per realizzare un’operazione frazionata;

-          con riferimento ai prestatori di servizi di gioco di cui all’art. 3, comma 6, in occasione del compimento di operazioni di gioco;

-          l’operazione sia di valore indeterminato o non determinabile (la costituzione, gestione o amministrazione di società, enti, trust o soggetti giuridici analoghi integra in ogni caso un’operazione di valore non determinabile);

-          quando vi è sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, indipendentemente da qualsiasi deroga, esenzione o soglia applicabile;

-          quando vi sono dubbi sulla veridicità o sull’adeguatezza dei dati precedentemente ottenuti ai fini dell’identificazione di un cliente.

Gli obblighi di adeguata verifica devono essere applicati ai nuovi clienti, nonché di quelli già acquisiti, rispetto ai quali, in considerazione del mutato livello di rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo associato al cliente, risulta opportuno effettuare un’adeguata verifica.

La verifica in commento si concretizza nella realizzazione di tre distinte fasi:

Prima fase: identificazione del cliente: la verifica dell’identità, che può essere diretta, indiretta o a distanza; essa può quindi avvenire attraverso un documento d’identità o altro documento di riconoscimento equipollente, nonché sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte affidabile e indipendente. Deve essere eseguita prima dell’instaurazione del rapporto continuativo, prima del conferimento dell’incarico per lo svolgimento di una prestazione professionale, prima dell’esecuzione dell’operazione occasionale. È importantissimo sapere chi e perché va identificato, in quanto identificare il soggetto sbagliato comporta, come conseguenza, la mancata registrazione del cliente o del titolare effettivo nell’Archivio Unico Informatico (AUI) o negli archivi e/o registri alternativi, fatto che è soggetto a sanzione (si veda più avanti il paragrafo "Le sanzioni"). Le medesime misure si attuano nei confronti dell’esecutore, anche in relazione alla verifica dell’esistenza e dell’ampiezza del potere di rappresentanza in forza del quale opera in nome e per conto del cliente.

 

In evidenza: Titolare effettivo di soggetti diversi dalle persone fisiche

Il D.Lgs. 90/2017, attuativo della IV Direttiva antiriciclaggio, introduce rilevanti novità in merito all’identificazione del titolare effettivo.

Il titolare effettivo è rappresentato dalla persona fisica cui è riferibile la proprietà diretta o indiretta della persona giuridica ovvero attribuibile il controllo della medesima. Nelle società di capitali la proprietà diretta è individuata con la titolarità di una partecipazione superiore al 25% del capitale, detenuta da una persona fisica. La proprietà indiretta, invece, è riconducibile ad una partecipazione superiore al 25% del capitale sociale posseduto tramite società controllate o fiduciarie.

Qualora attraverso l’assetto proprietario non sia possibile individuare il beneficiario effettivo, occorre procedere ad un successivo approfondimento. Il titolare effettivo sarà individuato nella persona fisica alla quale è attribuibile il controllo dell’ente in base ai criteri ordinari, ovvero a quelli residuali (introdotti dal D.Lgs. 125/2019); in particolare, in base ai criteri ordinari, il titolare effettivo è la persona fisica che può controllare l’ente mediante la maggioranza dei voti esercitabili in assemblea ordinaria, o grazie ai voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante, o in virtù dell’esistenza di particolari vincoli contrattuali che permettano l’esercizio di un’influenza dominante. Alternativamente, sulla base di quanto disposto dai nuovi comma 4 e 5 dell’art. 20 del D.Lgs. 231/2007, sono titolari effettivi coloro che, cumulativamente individuati, hanno la rappresentanza legale, ovvero i poteri di amministrazione o direzione della società o del cliente comunque diverso dalla persona fisica, così come, nel caso di fondazioniassociazioni e comitati, i soci fondatori (ove in vita) e i beneficiari (quando individuati o facilmente individuabili). Il criterio appena esposto assume il carattere di “residualità” sulla base del novellato comma 6 dello stesso articolo 20, il quale prevede che il soggetto obbligato deve conservare traccia delle verifiche effettuate ai fini dell'individuazione del titolare effettivo, nonché delle ragioni che non hanno consentito di individuare il titolare effettivo utilizzando i criteri ordinari.

A questo proposito, il decreto n. 90/2017ha istituito un’apposita sezione del Registro Imprese all’interno della quale vengono indicate le informazioni relative alla titolarità effettiva di persone giuridiche e trust. Tale sezione viene alimentata esclusivamente in via telematica e in esenzione di imposta di bollo attraverso una comunicazione che le imprese dotate di personalità giuridica e le persone giuridiche private tenute all’iscrizione presso il Registro delle imprese sono obbligate ad effettuare, previo pagamento di diritti di segreteria. L’accesso a tale sezione è limitato alle autorità competenti (Mef e autorità di vigilanza), alle autorità preposte al controllo dell’evasione fiscale, all’autorità giudiziaria, ai soggetti obbligati agli adempimenti prescritti in occasione dell’adeguata verifica, quindi anche ai professionisti. Tuttavia, in circostanze eccezionali e previa valutazione delle circostanze, l'accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva può essere escluso, in tutto o in parte, qualora esponga il titolare effettivo a un rischio sproporzionato di frode, rapimento, ricatto, estorsione, molestia, violenza o intimidazione ovvero qualora il titolare effettivo sia una persona incapace o minore d'età.

Inoltre, il D.Lgs. 125/2019, ha previsto nuove disposizioni per le c.d. “persone esposte politicamente” (PEP), disciplinate dall’art. 1, comma 2, lett. dd); specificamente, con esse si intendono:

-          le persone fisiche che occupano o hanno occupato nel precedente anno importanti cariche pubbliche (ad es. ambasciatore, deputato, giudice della Corte Costituzionale, membro degli organi direttivi di partiti politici);

-          i loro familiari (coniuge, genitore, figli e loro coniuge);

-          altri soggetti con i quali intrattengono notoriamente stretti legami (la c.d. titolarità congiunta), e in particolare coloro che detengono, congiuntamente alla PEP, la titolarità effettiva di enti giuridici, trust e istituti giuridici affini, ovvero che intrattengono con essa stretti rapporti d'affari.

 

Seconda fase: ottenere (e fornire) informazioni: dopo l’identificazione del cliente e dell’eventuale diverso titolare effettivo, i professionisti dovranno adempiere l’obbligo di ottenere informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale. Infatti, il D.Lgs. 231/2007 prevede lo specifico obbligo a carico del cliente di fornire, sotto la propria responsabilità, tutte le informazioni necessarie e aggiornate per consentire ai professionisti di adempiere agli obblighi di adeguata verifica della clientela e consentire l’identificazione del titolare effettivo.

In presenza di un elevato rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, i soggetti obbligati applicano la procedura di acquisizione e valutazione delle predette informazioni anche alle prestazioni od operazioni occasionali.

Terza fase: il monitoraggio e il controllo: nel periodo di svolgimento della prestazione deve essere eseguito un controllo costante, analizzando le transazioni (a mano a mano che vengono compiute) concluse durante tutta la durata della stessa, in modo da appurare che tali transazioni siano compatibili con la conoscenza che il professionista, tenuto all'identificazione del proprio cliente, ha delle sue attività commerciali e del suo profilo di rischio, avendo riguardo, se necessario, all'origine dei fondi e delle risorse nella disponibilità del cliente, tenendo aggiornati i documenti, i dati o le informazioni detenute.

Se il professionista o il revisore non è in grado di rispettare gli obblighi di adeguata verifica, (ad esempio, è impossibilitato a raccogliere le dovute informazioni per ostruzionismo, riluttanza o voluta imprecisione del cliente nel fornire i dati richiesti) non può instaurare il rapporto né eseguire operazioni o prestazioni professionali, oppure deve porre fine al rapporto o prestazione già in essere, valutando l’opportunità di effettuare una segnalazione di operazione sospetta alla UIF.

 

Relativamente all’obbligo di astensione, sancito dall’art. 42 del D.Lgs. 231/2007, è stabilito che i soggetti obbligati che si trovano nell’impossibilità oggettiva di effettuare l’adeguata verifica della clientela devono astenersi dall’instaurare, eseguire, ovvero proseguire il rapporto, la prestazione professionale e le operazioni, e valutare se effettuare la segnalazione di operazione sospetta all’UIF (per consentire l’eventuale potere di sospensione dello stesso)..

Un ulteriore obbligo di astensione si evince dall’art. 42, comma 2, secondo cui i soggetti obbligati devono astenersi dall’instaurare il rapporto continuativo, eseguire operazioni o prestazioni professionali e porre fine al rapporto continuativo o alla prestazione professionale già in essere di cui siano, direttamente o indirettamente, parte società fiduciarie, trust, società anonime o controllate attraverso azioni al portatore aventi sede in Paesi terzi ad alto rischio. Tali misure si applicano anche nei confronti delle ulteriori entità giuridiche, altrimenti denominate, aventi sede nei suddetti Paesi, di cui non è possibile identificare il titolare effettivo ne verificarne l’identità.

Tuttavia, vi è un esonero dall’obbligo di astensione per i professionisti, qualora esaminino la posizione giuridica del cliente o espletino dei compiti di difesa o di rappresentanza del medesimo in un procedimento dinanzi ad un'autorità giudiziaria, compresa la consulenza sull’eventualità di intentarlo o evitarlo. Con riguardo agli obblighi imposti ai professionisti, il legislatore ha previsto due casi di esclusione, relativamente agli obblighi di adeguata verifica e di registrazione (vedi successivamente).

Essi riguardano:

-          lo svolgimento della mera attività di redazione e/o di trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali;

-          lo svolgimento degli adempimenti in materia di amministrazione del personale di cui alla legge 11 gennaio 1979, n. 12.

Bisogna poi segnalare che relativamente alla semplificazione degli obblighi, (cioè la possibilità di applicare misure di adeguata verifica semplificata della clientela sotto il profilo dell’estensione e della frequenza degli adempimenti prescritti a quei clienti con un basso rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo), questa viene estesa dal D.Lgs. 151/2009 anche alla fattispecie nella quale il cliente è una società o altro organismo ammesso alla quotazione in un mercato regolamentato in uno o più stati comunitari, ovvero situato in uno stato estero con obblighi di comunicazione conformi alla normativa comunitaria.

Con il medesimo Decreto Legislativo, però, la semplificazione degli obblighi non è più applicabile quando vi è sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, indipendentemente da qualsiasi deroga, esenzione o soglia applicabile, nel qual caso il professionista è sempre soggetto agli obblighi di adeguata verifica.

Questo significa che l’obbligo di adeguata verifica scatta ogni volta che ci sia il sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, indipendentemente dal fatto che l’operazione ne risulti normalmente esclusa (ad esempio, come nella redazione o trasmissione di dichiarazioni fiscali o di pratiche di amministrazione del

personale).

La conferma ci viene dalla Circolare n. 83607 del 19/03/2012 del Comando Generale della Guardia di Finanza dove si stabilisce che il professionista che (ad esempio) si limita alla sola trasmissione telematica della dichiarazione è comunque tenuto all’obbligo di segnalazione sospetta.

Il D.Lgs. n. 90/2017, detta misure semplificate e rafforzate di adeguata verifica in dipendenza del rischio più o meno elevato. In particolare, in presenza di un basso rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, i soggetti obbligati possono applicare misure di adeguata verifica della clientela semplificate sotto il profilo dell’estensione e della frequenza degli adempimenti previsti per l’identificazione e la verifica dell’identità del cliente e il controllo costante sul rapporto continuativo, o sulle prestazione professionale erogata al cliente; tuttavia, il soggetto obbligato è comunque tenuto a porre in essere tutti gli adempimenti prescritti dall’art. 18 (contenuto degli obblighi di adeguata verifica), in quanto la semplificazione non è sinonimo di “esenzione” da tali obblighi.

D’altro canto, qualora vi sia un elevato rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, l’art. 24, comma 1, prescrive misure rafforzate di adeguata verifica; non solo, il successivo comma 5 prescrive l’adozione obbligatoria delle misure rafforzate di adeguata verifica nei seguenti casi:

-          rapporti continuativi, prestazioni professionali ed operazioni che coinvolgono paesi terzi ad alto rischio;

-          rapporti di corrispondenza transfrontalieri, che comportano l'esecuzione di pagamenti, con un ente creditizio o con un istituto finanziario corrispondente di un Paese terzo;

-          rapporti continuativi, prestazioni professionali o operazioni con clienti e relativi titolari effettivi che siano persone politicamente esposte, salve le ipotesi in cui le predette PEP agiscono in veste di organi delle pubbliche amministrazioni; in dette ipotesi, i soggetti obbligati adottano misure di adeguata verifica della clientela commisurate al rischio in concreto rilevato.

 

In evidenza: Autovalutazione e valutazione del rischio

Autovalutazione del rischio

Nelle Regole Tecniche, entrate in vigore il 01/01/2020, e nelle Linee Guida del CNDCEC pubblicate il 23/05/2019, viene trattato il tema dell’autovalutazione del rischio connesso all’attività professionale. Tale procedura, descritta nella Regola Tecnica n. 1, deve essere aggiornata con periodicità almeno triennale ed è propedeutica all’adozione di presidi e procedure adeguati alla natura e alle dimensioni dello studio per gestire e mitigare i rischi rilevati. Si tratta di un adempimento proprio del soggetto obbligato e non è delegabile; negli studi associati l’autovalutazione può essere effettuata con riferimento allo studio, ferma restando la possibilità per ciascun professionista associato di predisporla individualmente. La metodologia di autovalutazione dei rischi di riciclaggio/Finanziamento del Terrorismo (FDT) si sviluppa nelle seguenti fasi di attività:

-          identificazione del rischio inerente all’attività di studio, con l’attribuzione di un punteggio da 1 a 4 (1 – Non significativo; 2 – Poco significativo, 3 – Abbastanza significativo, 4 – Molto significativo), a seconda della rilevanza di fattori quali la tipologia di clientela, l’area geografica di operatività, i canali distributivi e i servizi offerti;

-          l’analisi dell’adeguatezza dell’assetto organizzativo e dei presidi, la c.d. “vulnerabilità”, con l’attribuzione di un punteggio da 1 a 4 a fattori quali la formazione, l’organizzazione degli adempimenti di adeguata verifica della clientela, la conservazione, la segnalazione di operazioni sospette e la comunicazione delle violazioni alle norme sull’uso del contante; tanto più efficaci sono i presidi, tanto minori sono le vulnerabilità;

-          il calcolo del rischio residuo, attraverso una media ponderata del valore attribuito al rischio inerente all’attività (considerato al 40%) e di quello attinente alle vulnerabilità (considerato al 60%).

Una volta individuato il rischio residuo, il professionista dovrà predisporre le attività necessarie: nel caso di rischio abbastanza o molto significativo, sono opportune delle azioni di miglioramento; in tale direzione, secondo le Linee Guida è opportuno prevedere un piano di azione che contenga:

  • il tipo di azione prescelta per ciascun elemento di rischio;
  • la descrizione specifica delle azioni mitigatrici rispetto alla riduzione della frequenza o dell’impatto del rischio;
  • il nome del soggetto responsabile dell’attuazione dell’azione mitigatrice;
  • il termine entro il quale l’azione mitigatrice deve essere posta in essere.

Le Linee Guida sottolineano come le aree principali sui cui si debba intervenire per gestire e mitigare il rischio di riciclaggio/FDT debbano concernere la formazione e l’organizzazione.

Valutazione del rischio inerente della prestazione e del rischio specifico

Nella Regola Tecnica n. 2 e nelle Linee Guida del CNDCEC si evidenzia come l’adeguata verifica della clientela comprenda la valutazione, con l’attribuzione di un punteggio da 1 a 4 (1 – Non significativo; 2 – Poco significativo, 3 – Abbastanza significativo, 4 – Molto significativo):

-          del rischio inerente della prestazione (sulla base dei valori indicati dal CNDCEC, a seconda delle diverse prestazioni professionali);

-          del rischio specifico con riferimento al cliente e alla prestazione professionale concretamente resa; per quanto riguarda il cliente si dovrà tener presente dei seguenti aspetti: natura giuridica, prevalente attività svolta, comportamento tenuto al momento del conferimento dell’incarico, area geografica di residenza; per quanto riguarda la prestazione, si tiene conto di: tipologia, modalità di svolgimento, ammontare, frequenza, ragionevolezza e area geografica di destinazione;

-          del rischio effettivo, la cui determinazione avviene mediante l’utilizzo di una matrice che prende in considerazione sia i valori del rischio inerente sia quelli del rischio specifico, basati su una ponderazione del 30% per il rischio inerente e del 70% per il rischio specifico, muovendo dal presupposto che quest’ultimo abbia più rilevanza nel determinare il livello di rischio effettivo.

Sulla base del livello di rischio effettivo determinato, il professionista dovrà adempiere agli obblighi di adeguata verifica come segue:

-          per i livelli di rischio effettivo non significativo, dovranno essere seguite le specifiche regole di condotta di cui alla Tabella n. 1 a pag. 7 delle Regole Tecniche;

-          per i livelli di rischio effettivo poco significativo, dovranno essere adottate misure di adeguata verifica semplificate;

-          per i livelli di rischio effettivo abbastanza significativo, dovranno essere adottate misure di adeguata verifica ordinarie;

-          per i livelli di rischio effettivo molto significativo, dovranno essere adottate misure di adeguata verifica rafforzate.

 

 

2) Obblighi conservazione dati

Il D.Lgs. 90/2017, ha semplificato le modalità di conservazione dei dati e documenti, non prevedendo più alcun obbligo di registrazione. Tuttavia, l’eliminazione dell’obbligo di registrazione corrisponde ad una puntuale individuazione dei principi cui devono rispondere i sistemi di conservazione di cui i soggetti obbligati decidono di avvalersi. In generale, le modalità di conservazione adottate devono essere tali da prevenire qualsiasi perdita dei dati e delle informazioni e devono essere idonee ad assicurare la ricostruzione dell’operatività o attività del cliente, nonché l’indicazione espressa dei soggetti legittimati ad alimentare il sistema di conservazione e accedere ai dati ed alle informazioni ivi conservate.

Alla conservazione dei dati e delle informazioni è dedicata la Regola Tecnica n. 3 predisposta dal CNDCEC e una sezione specifica delle Linee Guida pubblicate dallo stesso Consiglio. In particolare, l’obbligo di conservazione riguarda:

-          la copia dei documenti acquisiti in occasione dell’adeguata verifica della clientela, sia per le prestazioni professionali che per le operazioni;

-          l’originale delle scritture e registrazioni inerenti esclusivamente le operazioni.

Nelle recenti Linee Guida si sottolinea come i professionisti possono avvalersi di modalità di conservazione sia cartacee che informatiche che devono, in ogni caso, garantire il rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali e il loro trattamento esclusivamente per le finalità di cui al D.Lgs. 231/2007.

Inoltre, i professionisti possono continuare ad alimentare gli archivi cartacei o informatici già istituiti alla data di entrata in vigore delle disposizioni previste nel D.Lgs 90/2017, quali il registro cartaceo o l’archivio informatico, integrando secondo quanto previsto dalle nuove disposizioni i dati relativi al titolare effettivo e alle informazioni sullo scopo e la natura del rapporto ed elidendo i dati non più obbligatori.

La documentazione conservata deve consentire di riscostruire univocamente:

-          nel caso di prestazioni professionali, la data del conferimento dell’incarico, i dati identificativi del cliente, del titolare effettivo e dell’esecutore, le informazioni sullo scopo e la natura del rapporto o della prestazione;

-          nel caso di operazioni, la data, l’importo e la causale dell’operazione, e i mezzi di pagamento utilizzati.

Qualunque sia il sistema di conservazione prescelto, occorrerà individuare i soggetti:

-          legittimati ad alimentare il sistema di conservazione;

-          che possono accedere ai dati ed alle informazioni ivi conservati;

-          responsabili della conservazione ai fini del rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali.

Per ciò che concerne la conservazione cartacea, il sistema istituito deve soddisfare gli obiettivi previsti dalla legge, impedendo la perdita o la distruzione dei documenti, e mantenendo nel tempo le loro caratteristiche di integrità, leggibilità e reperibilità.

Al fine di soddisfare il requisito della storicità, tutti i documenti conservati in modalità cartacea devono essere datati e sottoscritti dal professionista o da un suo delegato.

Il fascicolo del cliente, che costituisce idonea modalità di conservazione dei dati e delle informazioni assunte ai fini del rispetto della normativa antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo, può rimandare ad alcuni documenti conservati in formato elettronico non modificabile all’interno del sistema informatico dello studio professionale.

 

Ai fini della conservazione informatica/elettronica, i professionisti possono avvalersi di:

  1. un sistema di conservazione realizzato all’interno della propria struttura organizzativa;
  2. un sistema di conservazione affidato in modo totale o parziale a soggetti terzi pubblici o privati che offrono idonee garanzie organizzative e tecnologiche.

 

In entrambi i casi, il sistema di conservazione informatico deve garantire l’accesso al documento conservato per il periodo prescritto dalla norma, indipendentemente dall’evolversi del contesto tecnologico.

I documenti informatici, i dati e le informazioni possono essere conservati in cartelle intestate a ciascun cliente, e il sistema adottato può rimandare ad alcuni documenti conservati in formato cartaceo all’interno dello studio professionale.

Inoltre, la Regola Tecnica n. 3 prevede che, all’interno degli studi associati e delle società tra professionisti, per ciò che attiene alla conservazione, possono essere appositamente regolamentate, mediante idonee procedure interne, modalità organizzative che prevedano una funzione generale e accentrata di conservazione, per tutti i professionisti associati:

  • dei dati raccolti per l’identificazione del cliente, dell’esecutore e del titolare effettivo;
  • delle altre informazioni e/o documentazioni raccolte dal singolo professionista che riceve l’incarico, ovvero dal responsabile della funzione antiriciclaggio.
  • Le Linee Guida forniscono indicazioni supplementari in materia; in particolare: la conservazione dei documenti può essere centralizzata in un unico archivio per tutti i professionisti;
  • per gli incarichi conferiti ad uno studio associato o ad una STP, possono essere stabilite specifiche procedure al fine di consentire la conservazione dei dati del cliente in modo centralizzato anche nei casi in cui più professionisti, anche in tempi diversi, rendano nei confronti dello stesso cliente singole prestazioni professionali;
  • per gli incarichi conferiti a singoli soci/associati appartenenti allo stesso studio associato, ciascun professionista può conservare in maniera separata dagli altri la documentazione relativa all’adeguata verifica effettuata, ferma la possibilità di conservare i documenti in un unico archivio centralizzato gestito a livello di studio associato/STP.

 

3) Obblighi di segnalazione operazioni sospette

L’obbligo di segnalazione sorge se i professionisti sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso, che siano state compiute o che siano state tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Il professionista deve considerare sospetta qualsiasi attività finalizzata, anche solo in apparenza, al compimento di illeciti, indipendentemente dal fatto che il riciclaggio o il finanziamento del terrorismo si sia concretizzato o meno.

Il D.Lgs. n. 90/2017, che modifica l’art. 35 del D.Lgs. 231/2007, dispone che tale obbligo di segnalazione di operazioni sospette, deve essere effettuata prima di compiere l’operazione. Il sospetto è desunto dalle caratteristiche, dall’entità, dalla natura delle operazioni, dal loro collegamento o frazionamento o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta, in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell’attività svolta dal soggetto cui è riferita, in base agli elementi acquisiti ai sensi del presente Decreto. Costituisce elemento di sospetto il ricorso frequente o ingiustificato ad operazioni in contante, anche se non eccedenti la soglia di 3 mila euro e, in particolare, il prelievo o il versamento in contante di importi non coerenti con il profilo di rischio del cliente.

 

Il contenuto delle segnalazioni è disciplinato dalla UIF con proprie istruzioni. Per far nascere il sospetto, e quindi ritenere sospetta un’operazione, secondo la norma occorre considerare e valutare le caratteristiche, l’entità, la natura dell’operazione o qualsiasi altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate. Il professionista potrà avvalersi delle informazioni fornite nel corso dell’identificazione anche per individuare eventuali incongruenze rispetto alla capacità economica, alle attività svolte o da svolgere e al profilo di rischio del cliente, basandosi sia sugli aspetti oggettivi delle attività, sia sugli aspetti soggettivi del cliente.

 

In evidenza: comunicazione frodi carosello

È il caso di segnalare che l’UIF, con la Comunicazione del 15 febbraio 2010, emessa nell’ambito delle sue specifiche competenze antiriciclaggio, richiama l’attenzione dei soggetti obbligati, tra cui anche i professionisti, sull’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette relative alle cosiddette “frodi carosello”, identificabili come un tipico fenomeno di riciclaggio. Esse sono considerate tali anche se le attività che hanno generato i beni da riciclare si sono svolte nel territorio di un altro Stato comunitario o di un altro Paese.
L’UIF con questa Comunicazione offre una sintesi degli elementi sintomatici finalizzati ad individuare possibili anomalie tipiche del fenomeno. Con il comunicato stampa del 4 luglio 2017, la UIF ha precisato che i contenuti della Comunicazione restano validi in via transitoria a seguito dell’entrata in vigore delle nuove norme in materia antiriciclaggio contenute nel D.L. n. 90/2017.

 

Relativamente alle responsabilità connesse alle segnalazioni, è espressamente previsto che le segnalazioni effettuate per le finalità legali ed in buona fede non comportano responsabilitàdi alcun tipo per i professionisti e per i loro dipendenti o collaboratori, ed in ogni caso non costituiscono violazionedegli obblighi di segretezza, del segreto professionaleo di eventuali restrizioni alla comunicazione di informazioni imposte in sede contrattuale o da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative.
Non vi è alcun obbligo di segnalazione delle operazioni sospette per le informazioni ricevute da un cliente o ottenute riguardo allo stesso, nel corso dell'esame della posizione giuridica del cliente o dell'espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza in un procedimento giudiziarioo in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza sull'eventualità di intentare o evitare un procedimento, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso.
L’esclusione dall’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette è applicabile per estensione ai giudizi arbitrali o di risoluzione delle controversie (ADR) avanti gli organismi di conciliazione ed anche alle consulenze tecniche di parte (CTP), anche se queste ultime, al contrario di arbitrati, conciliazioni e CTU devono essere registrate e assoggettate ad adeguata verifica della clientela, come stabilito nella Nota MEF n. 65633 del 12 giugno 2008.

  

In data 4 maggio 2011 il provvedimento del Direttore dell’UIF (valido in via transitoria a seguito delle novità introdotte dal D.L. n. 90/2017 in tema di antiriciclaggio, vedi comunicato stampa UIF del 4 luglio 2017) ha reso note le modalità e predisposto gli strumenti necessari alla prevista trasmissione telematica per tutti i soggetti coinvolti.

Dal 16 maggio 2011 vengono meno le modalità di trasmissione cartaceadelle segnalazioni e di invio postaleall’Unità d’Informazione Finanziaria presso la Banca d’Italia (UIF). Con la nuova procedura, le segnalazioni andranno trasmesse per via telematica mediante l'utilizzo del data entry disponibile sul portale INFOSTAT-UIF (https://infostat-uif.bancaditalia.it) ovvero mediante upload, da effettuarsi sempre dal predetto portale, di files predisposti con applicativi proprietari, rispettando gli standard prescritti negli allegati del provvedimento. Tutte le informazioni relative sia al contenuto sia all’effettuazione delle segnalazioni di operazioni sospette, sono soggette ad un regime di rigorosa riservatezza previsto dalla norma e i professionisti obbligati alla segnalazione, sono tenuti ad adottare adeguate misure per assicurare la massima riservatezza dell’identità delle persone che effettuano la segnalazione. Gli atti e i documenti dai quali risultino le generalità dei segnalanti sono custoditi sotto la diretta responsabilità del titolare dell’attività, del legale rappresentante o del presidente dell’ordine professionale ovvero dai soggetti rispettivamente delegati.

Inoltre, è assolutamente vietato dare comunicazione delle avvenute segnalazionial di fuori dei casi espressamente previsti dalla normativa antiriciclaggio; il divieto comprende qualsivoglia comunicazione al soggetto segnalato e a terzi e si estende anche alle informazioni in possesso del professionista sul fatto che sia in corso o possa essere svolta un’indagine in materia di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

 

In evidenza: Interventi sul portale INFOSTAT-UIF

Con il Comunicato del 16 dicembre 2019, l’UIF dichiara che nel corso del mese di gennaio 2020 saranno rilasciati alcuni interventi evolutivi sul portale Infostat-Uif, volti a consentire una rappresentazione più accurata delle operatività descritte nelle Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) e a migliorare la qualità dei dati trasmessi. In particolare, nella piattaforma Infostat-Uif saranno inseriti nuovi controlli atti a garantire una maggiore aderenza dei dati inviati alle previsioni normative. A differenza dei controlli preesistenti, che comportano sempre lo scarto della segnalazione in caso di violazione, il nuovo schema di verifica consente, in presenza di incongruenze di minore entità, l’accettazione dei dati inviati. In tali casi i segnalanti riceveranno un apposito messaggio con l’elenco dei rilievi individuati che dovranno essere verificati attentamente; nel caso in cui siano effettivamente riscontrati degli errori o delle lacune nei dati trasmessi si dovrà procedere tempestivamente all’invio di una segnalazione sostitutiva. Inoltre, con il fine di consentire ai segnalanti di descrivere nella maniera più accurata e dettagliata possibile le diverse operatività osservate, sono stati aggiunte nuove istanze ai domini dei valori utilizzabili.

 

La Circolare del Comando Generale della Guardia di Finanza, prot. n. 0210557 del 7 luglio 2017 (richiamata anche dalla Circolare n. 1/2018) osserva che l’interferenza tra i fenomeni di evasione fiscale e il riciclaggio di denaro di provenienza illecita legittima l’utilizzo dei dati acquisiti in base alla disciplina antiriciclaggio anche in attività amministrative di natura fiscale, spesso funzionali all’accertamento di condotte delittuose produttive di proventi oggetto di possibile riciclaggio.

Infatti, l’art. 9, comma 9 del novellato D.Lgs. n. 231/2007 è connotata da un maggiore perimetro applicativo rispetto a quanto disciplinato dal previgente art. 36, comma 6, che limitava l’utilizzabilità in campo tributario alle sole informazioni registrate dai soggetti obbligati, contenute, cioè, nell’archivio unico informatico, nel registro della clientela ovvero nei sistemi informatici tenuti ai fini antiriciclaggio, ampliando sensibilmente l’ambito oggettivo delle evidenze che si prestano ad un’utilizzazione fiscale diretta, includendovi tutte le informazioni acquisite nel contesto delle “attività svolte” ai sensi del citato art. 9, vale a dire, per quanto d’immediato interesse per la Guardia di Finanza, nel corso:

  • delle ispezioni e dei controlli antiriciclaggio (comma 4, lett. a);
  • dell’approfondimento investigativo di segnalazioni di operazioni sospette trasmesse dall’UIF (comma 4, lett. b).

 

Pertanto, il nuovo art. 9, comma 9, consente, alla GdF di utilizzare in modo diretto in una verifica o in un controllo fiscale le informazioni acquisite in esecuzione di ispezioni e controlli antiriciclaggio, ovvero in fase di sviluppo investigativo di una segnalazione di operazione sospetta, senza che sia necessario acquisire nuovamente tali dati attraverso l’attivazione delle potestà ispettive previste dalle disposizioni di cui ai D.P.R. nn. 633/1972 e 600/1973.

Nel far ciò è richiesto alle Unità operative della GdF che il trasferimento negli atti delle ispezioni fiscali dei dati e delle notizie acquisiti a seguito di ispezioni o controlli antiriciclaggio, avvenga soltanto e tassativamente a conclusione di tutte le attività che i Reparti sono tenuti a eseguire al fine della verifica del corretto assolvimento, da parte dei soggetti obbligati, degli adempimenti previsti dal D.Lgs. n. 231/2007, sempreché le informazioni medesime non siano confluite in un procedimento penale, poiché, in tale ultima evenienza, il loro utilizzo ai fini fiscali è soggetto alla diversa disciplina prevista dai richiamati art. 63 del D.P.R. n. 633/1972 e art. 33 del D.P.R. n. 600/1973.

 

Invece il trasferimento negli atti delle ispezioni fiscali dei dati e delle notizie acquisiti a seguito di approfondimenti investigativi di segnalazioni di operazioni sospette:

  • nel rispetto del divieto di comunicazione di cui all’art. 39, comma 1, D.Lgs. n. 231/2007, si concretizzi esclusivamente a seguito dell’avvenuto e definitivo completamento delle procedure di cui al citato art. 9, comma 4, lett. b);
  • in nessun caso determini l’inserimento in qualunque atto del controllo o della verifica fiscale, compresi quelli redatti in fase di programmazione o preparatoria dell’intervento ispettivo, di ogni tipo di riferimento che, anche in via indiretta, possa disvelare l’identità del segnalante.

 

In sostanza, al contribuente potranno essere evidenziati gli elementi fiscalmente rilevanti che sono emersi da un’attività antiriciclaggio o da una S.o.s., ma ogni eventuale «specificazione» non dovrà far emergere il soggetto che ha fatto la segnalazione.

 

4) Obblighi di comunicazione

Le comunicazioni d’infrazione riguardano tutte le regole previste in materia, con i nuovi limiti entrati in vigore il 6 dicembre 2011, in parte modificati con la Legge di Stabilità 2016 e recentemente aggiornati dall’art. 18 DL 124/2019, sotto elencate, e tutti i soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio:

  • trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto del trasferimento, è complessivamente pari o superiore a 3.000 euro. Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. A decorrere dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021, tale divieto è riferito alla cifra di 2.000 euro, dal 1° gennaio 2022, alla cifra di 1.000 euro;
  • assegni bancari e postali emessi, trasferiti o presentati all’incasso per importi pari o superiori a 1.000 euro senza recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;
  • assegni bancari e postali emessi all’ordine del traente (non girati unicamente) trasferiti o presentati per l’incasso a una banca o a Poste Italiane Spa, da soggetto diverso dall’emittente;
  • assegni circolari, vaglia postali e cambiari emessi, trasferiti o presentati all’incasso per importi pari o superiori a 1.000 euro senza l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;
  • libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a 1.000 euro;
  • libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a 1.000 euro esistenti alla data del 6 dicembre 2011, non estinti dal portatore ovvero con il loro saldo non ridotto a una somma non eccedente il predetto importo entro il 31 marzo 2012;
  • trasferimento di libretti di deposito bancari o postali al portatore, con omissione della comunicazione da parte del cedente, entro 30 giorni, alla banca o a Poste Italiane S.p.A. dei dati identificativi del cessionario, dell’accettazione di questi, e della data del trasferimento;
  • trasferimento in uscita dal territorio nazionale, di denaro contante effettuato per il tramite dei cosiddetti money transfer, pari o superiore a 1.000 euro (È stata abrogata la precedente normativa derogatoria per questi trasferimenti). Tale limite è stato stabilito a partire dal 6.12.2011 per le comunicazioni antiriciclaggio sull’uso del contante e degli assegni trasferibili (l’importo era stato fissato in € 2.500 dal 13 agosto 2011, precedentemente stabilito in € 5.000 dal 31.05.2010 e in € 12.500 fino a quella data);
  • l’apertura in qualunque forma di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia;
  • l’utilizzo in qualunque forma di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia aperti presso Stati esteri.

 

In evidenza: valore oggetto di trasferimento

Una importante disposizione introdotta dal D.Lgs. n. 151/2009 è il concetto di valore oggetto di trasferimento,in sostituzione di quello di valore dell’operazione.

La vecchia formulazione lasciava dubbi nell’interpretazione, soprattutto per i professionisti per i quali (esclusi i revisori legali), a definizione di operazione” consiste in “un’attività determinata o determinabile, finalizzata a un obiettivo di natura finanziaria o patrimoniale modificativo della situazione giuridica esistente, da realizzare tramite una prestazione professionale”. Per tutti gli altri soggetti obbligati (inclusi i revisori), è definita “operazione”, semplicemente “la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento”.

 

Risulta essere molto più chiaro anche il concetto di pagamenti frazionati, perché, nella nuova formulazione, è evidente che la soglia di 3.000 euro è riferito solo al valore oggetto del trasferimento, a nulla rilevando l’eventuale frazionamento in importi inferiori. Pertanto, anche se il trasferimento di denaro, a fronte di un valore complessivo superiore al limite, è frazionato in più pagamenti non giustificati da usuali pratiche commerciali, nessuno di questi potrà essere eseguito in contanti. La comunicazione non deve essere inviata quando l’oggetto dell’infrazione è una operazione segnalata come operazione sospetta di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo (come, ad esempio, un ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contanti, sebbene non violino i limiti imposti) e il prelievo o il versamento in contanti con intermediari finanziari di importo maggiore o uguale a 15.000 euro.

La comunicazione deve essere inviata a mezzo raccomandata entro 30 giorni da quando si è venuti a conoscenza dell’operazione, (è consigliabile la modalità a/r con plico senza busta, con il sistema utilizzato per le notifiche giudiziarie) in forma libera (dato che non sono disponibili moduli prestampati), contenente:

  • le generalità del segnalante;
  • i dati dell’autore o degli autori della violazione;
  • l’indicazione che è stata violata la disposizione di cui all’art. 49, c. 1, 5, 6, 7, 12, 13 e 14, e all’art. 50 del D.Lgs. n. 231/2007;
  • gli elementi che comprovano la commissione della violazione;
  • le circostanze in cui il segnalante ha preso atto dell’infrazione.

 

I destinatari delle comunicazioni sono le Ragionerie Territoriali dello Stato (RTS), che hanno sostituito dal 1° marzo 2011 le Direzioni territoriali dell’economia e delle finanze. Bisogna però tener presente che soltanto sei tra di esse hanno la competenza per trattare contestazioni per singoli rilievi superiori a 250.000 euro (non oblabili), come precisato dal MEF con Circolare n. 2/2012. Il MEF ha individuato ventidue Ragionerie Territoriali dello Stato, a seconda della regione o provincia in cui è stata commessa la violazione; qualora il professionista non sia in grado di determinare il luogo, dovrà fare riferimento a quello in cui la violazione è stata accertata.

Esse sono:

  • TORINO: per il Piemonte e la Valle d’Aosta;
  • GENOVA: per la Liguria competenza per importi oltre 250.000 euro;
  • MILANO: per la Lombardia; competenza per importi oltre 250.000 euro;
  • BOLZANO: per il Trentino Alto Adige;
  • VERONA: per il Veneto zona sud/ovest (Verona, Vicenza, Padova, Rovigo);
  • VENEZIA: per il Veneto zona nord/est (Venezia, Treviso, Belluno);
  • UDINE: per il Friuli Venezia Giulia;
  • BOLOGNA: per l’Emilia Romagna e le Marche; competenza per importi oltre 250.000 euro
  • FIRENZE: per la Toscana;
  • PERUGIA: per l’Umbria;
  • ROMA: per il Lazio zona centro/nord (Roma, Rieti, Viterbo); competenza per importi oltre 250.000 euro;
  • LATINA: per il Lazio zona sud (Latina, Frosinone);
  • L’AQUILA: per l’Abruzzo;
  • NAPOLI: per la Campania zona centro/nord (Napoli, Avellino, Benevento, Caserta); competenza per importi oltre 250.000 euro;
  • SALERNO: per la provincia di Salerno e la Basilicata;
  • BARI: per la Puglia e il Molise; competenza per importi oltre 250.000 euro;
  • COSENZA: per la Calabria zona nord (Cosenza, Crotone, Catanzaro);
  • REGGIO CALABRIA: per la Calabria zona sud (Reggio Calabria, Vivo Valentia);
  • MESSINA: per la Sicilia zona centro/nord (Messina, Caltanissetta, Enna, Palermo, Trapani);
  • CATANIA: per la Sicilia zona sud/est (Catania, Agrigento, Siracusa, Ragusa);
  • CAGLIARI: per la Sardegna zona sud/ovest (Cagliari, Oristano);
  • SASSARI: per la Sardegna zona nord/est (Sassari, Nuoro).

 

In presenza di più violazioni segnalate o contestate con un unico atto non si deve effettuare il cumulo degli importi, pertanto, qualora tutte le infrazioni siano di importo inferiore o uguale ad 250.000 euro, la competenza è comunque attribuita alla specifica Ragioneria competente per territorio, anche se la somma totale degli importi delle violazioni fosse superiore al limite massimo. Il D.L. n. 201 del 6 dicembre 2011 ha modificato la norma che prevede la comunicazione di accertato superamento, in un trasferimento, della soglia minima di € 2999,99, da effettuarsi a cura dei soggetti preposti (tra cui rientrano anche i professionisti), prevedendo la comunicazione sia destinata anche all’Agenzia delle Entrate, oltre che al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
L’inoltro all’Agenzia delle Entrate sarebbe un obbligo a carico della Ragioneria Territoriale dello Stato, ma secondo alcuni esponenti del Dicastero sarebbe un obbligo ricadente sul segnalante.

Poi, il D.L. n. 16/2012 ha stabilito che il secondo destinatario è la Guardia di Finanza, che successivamente ne darà tempestiva comunicazione all’Agenzia delle Entrate, senza però definire chiaramente il soggetto che deve inviare la seconda segnalazione alla Guardia di Finanza. Il MEF è quindi intervenuto con la nota DT 77009 del 3 ottobre 2012, stabilendo che il segnalante deve effettuare un’unica comunicazione alla R.T.S. competente, che trasmetterà la comunicazione alla GdF, che a sua volta la passerà all’Agenzia delle Entrate. 
Concludendo, le operazioni che i professionisti devono monitorare, allo scopo di comunicare eventuali violazioni nell’operato del cliente (considerando sempre che essi hanno l’obbligo di comunicare solamente le infrazioni scoperte relativamente ai loro compiti di servizio, e non anche quelle acquisite tramite attività svolte a titolo non professionale) sono per la maggior parte riscontrabili tra le scritture contabili obbligatorie, le quali possono essere utilizzate come mezzo di prova contro l’imprenditore. Pertanto, un professionista, incaricato di tenere la contabilità, che registra entrate o uscite di cassa superiori alla soglia, o anche di importo inferiore ma frazionate, quindi riconducibili ad un unico valore oggetto di trasferimento superiore al limite previsto, dovrà comunicare l’irregolarità rilevata. Analogamente, deve essere effettuata la comunicazione anche nel caso non sia incaricato di tenere la contabilità del cliente, ma stia controllando scritture e documenti contabili in seguito ad incarico peritale di parte, o in qualità di revisore legale, o di sindaco con incarico del controllo contabile. Altre operazioni sulle quali concentrarsi sono il controllo delle entrate e delle uscite del conto “cassa contanti”, soprattutto relative alle transazioni con clienti e fornitori, ai prelevamenti e versamenti del titolare e/o dei soci, alla distribuzione degli utili, a prescindere se l’operazione sia lecita o meno. Sebbene sia obbligatorio solo per le società di capitali, è importante rilevare separatamente gli assegni. Infine, la Commissione antiriciclaggio ha classificato l’illecito legato  all’utilizzo del contante e dei titoli al portatore come di natura oggettiva, e ciò implica in ogni caso l’irrogazione della sanzione pecuniaria, mentre la liceità dell’operazione sarà considerata come attenuante nella quantificazione della sanzione.

5) La formazione del personale

La formazione del personale rientra tra gli obblighi della “collaborazione passiva”, ed è stabilito che tutti gli obbligati devono adottare misure di adeguata formazione del personale (e dei collaboratori) al fine di una corretta applicazione delle disposizioni del decreto.
Tali programmi di formazione devono essere finalizzati al riconoscimento delle attività potenzialmente connesse al riciclaggio o al finanziamento del terrorismo. È la stessa Direttiva Europea 2005/60/CE  a disporre che il personale interessato debba essere messo a conoscenza della normativa antiriciclaggio ed antiterrorismo, anche attraverso la partecipazione a specifici programmi di formazione, finalizzati:

  • ad aiutare il personale a riconoscere le attività che potrebbero essere connesse al riciclaggio, o al finanziamento del terrorismo;
  • ad istruire il personale sulle formalità da seguire, per ottemperare alla normativa in esame, con particolare riferimento al modo di procedere in presenza di operazioni che potrebbero essere connesse al riciclaggio, o al finanziamento del terrorismo.

La formazione deve essere continua e sistematica e deve tenere conto dell’evoluzione della normativa in materia di antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo. La Direttiva prevede inoltre che il personale interessato sia messo in condizione di accedere a informazioni aggiornate sulle prassi seguite dai riciclatori e sugli indizi che consentono di riconoscere operazioni sospette: questo punto è stato esplicitamente sottolineato dal Decreto Legislativo dove dispone che la autorità competenti, in particolare la UIF, la Guardia di Finanza e la DIA, forniscono indicazioni aggiornate circa le prassi seguite dai riciclatori e dai finanziatori del terrorismo. Nel caso in cui l’attività venga svolta in forma associata o societaria, è obbligo della società o dell’associazione farsi carico della formazione del personale. La formazione del personale costituisce, oltre che un obbligo, un investimento per i soggetti interessati, proprio al fine di evitare molti dei problemi sino ad ora esaminati.

La formazione è obbligatoria:

  • con cadenza annuale;
  • deve essere erogata organicamente (non suppliscono all’obbligo in parola, secondo la prassi interpretativa dell’UIC, l’autoformazione o la partecipazione episodica di qualche elemento della struttura a convegni ed iniziative esterne di portata generale);
  • deve essere concordata tra il “dominus” ed i suoi collaboratori;
  • deve essere relazionata annualmente.

 

Devono essere inoltre assicurati i controlli sull’operato di dipendenti e collaboratori, in modo discreto ed ovviamente non contra legem; bisognerà predisporre strutture di controllo che prevengano eventuali infedeltà di tutti i dipendenti e dei collaboratori. Per i professionisti persone fisiche l’obbligo di formare il personale nella particolare materia dell’antiriciclaggio, non è assistito da una sanzione specifica che è, invece, prevista solo per le società di revisione, oltre che per gli intermediari finanziari.

 

 

Le sanzioni

Il quadro delle sanzioni relative all'antiriciclaggio comprende sia sanzioni penali che amministrative, indicate negli artt. dal 55 al 59 del D.Lgs. 231/2007, in parte “depenalizzate” dal D.Lgs. n. 8/2016. Il D.Lgs. 21/2018 ha provveduto ad abrogare alcune parti degli articoli riguardanti le sanzioni. I confini tra sanzioni penali e amministrative (riscritti dal D.Lgs. 90/2017) possono essere riassunti

 

Articolo sanzionato

Fattispecie

Sanzione violazioni gravi ripetute sistematiche o plurime

Sanzione

SANZIONI PENALI

 art. 55, c. 1,   c. 3

OSSERVANZA DEGLI OBBLIGHI DI ADEGUATA VERIFICA

Falsificazione dei dati e delle informazioni relative al cliente, al titolare effettivo, all’esecutore, allo scopo e alla natura del rapporto continuativo o della prestazione.

Fornisce dati falsi o informazioni non veritiere.

 

Reclusione da 6 mesi a 3 anni con multa da 10.000 a 30.000 euro.

 art. 55, c. 2

OBBLIGO DI CONSERVAZIONE

Acquisizione o conservazione di dati falsi o informazioni non veritiere sul cliente, sul titolare effettivo, sull’esecutore, sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e sull’operazione ovvero si avvale di mezzi fraudolenti al fine di pregiudicare la corretta conservazione dei predetti dati e informazioni.

 

Reclusione da 6 mesi a 3 anni con multa da 10.000 a 30.000 euro.

 art. 55, c. 4

DIVIETO DI COMUNICAZIONE

Violazione divieto di comunicazione di cui agli art. 39 c.1 e 41 c.3

 

Reclusione da 6 mesi a 3 anni con multa da 5.000 a 30.000 euro.

SANZIONI AMMINISTRATIVE

art. 56

Violazione degli obblighi di adeguata verifica della clientela - organizzazione - registrazione procedure e controllo interno.

Da 2.500 a 50.000 e pubblicazione del decreto sanzionatorio.

Sanzione amministrativa  pecuniaria euro 2.000.

art. 57 

Inosservanza degli obblighi di conservazione.

 Da 2.500 a 50.000 e pubblicazione del decreto sanzionatorio.

Sanzione amministrativa pecuniaria euro 2000.

art. 58 

Inosservanza delle disposizioni relative all’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette.

 Da 30.000 a 300.000 e pubblicazione del decreto sanzionatorio. L’importo massimo della sanzione è elevato fino al doppio dell’ammontare del vantaggio economico de determinato o determinabile e comunque non inferiore a 450.000; fino ad i milione di euro se il vantaggio non è determinato o determinabile.

Sanzione amministrativa pecuniaria euro 3.000.

art. 58 c. 6

Omessa esecuzione del provvedimento UIF di sospensione dell’operazione sospetta.

 

Sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 50.000.

art. 59

Inosservanza degli obblighi di comunicazione da parte dei componenti degli organi di controlli dei soggetti obbligati.

 

Sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 50.000.

art. 60

Inosservanza degli obblighi informativi nei riguardi della UIF e degli ispettori del MEF.

 

Sanzione amministrativa pecuniaria daeuro 5.000 a euro 50.000.

 

Si segnala la Circolare del MEF, Dipartimento del Tesoro, n. 54071 del 6 luglio 2017, contenente istruzioni operative relative al procedimento sanzionatorio di cui al novellato art. 65 D.Lgs. 231/2007, nonché i criteri di quantificazione numerica da adottare per valorizzare la condotta sanzionata.

 

Applicazione nuove norme in via transitoria

A fronte dell’operatività delle nuove norme, l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia (UIF), e allo scopo di evitare incertezze interpretative e fornire una linea di orientamento per i soggetti obbligati, ha diramato una Nota, con il Comunicato stampa del 4 luglio 2017, contenente l’elenco dei provvedimenti concernenti profili di competenza della UIF da considerare ancora efficaci e/o applicabili in via transitoria. Tra questi, figurano sia le Istruzioni sui dati e le informazioni da inserire nelle segnalazioni di operazioni sospette sia le Comunicazioni recanti modelli e schemi di comportamento anomali che, dunque, devono considerarsi ancora validi. Ecco l’elenco completo pubblicato dall’UIF:

 

A) Segnalazioni operazioni sospette

  • Provvedimento del 4 maggio 2011, recante “Istruzioni sui dati e le informazioni da inserire nelle segnalazioni di operazioni sospette”;
  • indicatori di anomalia già emanati dalle competenti Autorità, su proposta della UIF1:
    - Provvedimento della Banca d’Italia del 30 gennaio 2013;
    - Decreto del Ministro dell’Interno del 17 febbraio 2011, come modificato con Decreto del 27 aprile 2012;
    - Provvedimento della Banca d’Italia del 24 agosto 2010;
    - Decreto del Ministro della Giustizia del 16 aprile 2010;
  • Comunicazioni recanti modelli e schemi di comportamento anomali e, in particolare:
    - Comunicazione UIF del 1° agosto 2016 “Operatività over the counter con società estere di intermediazione mobiliare”;
    - Comunicazione UIF del 18 febbraio 2014 “Operatività con carte di pagamento”;
    - Comunicazione UIF del 2 dicembre 2013 “Operatività connessa con l'anomalo utilizzo di trust”;
    - Comunicazione UIF dell'11 aprile 2013 “Operatività connessa con il settore dei giochi e delle scommesse”;
    - Comunicazione UIF del 23 aprile 2012 “Operatività connessa con le frodi fiscali internazionali e con le frodi nelle fatturazioni”;
    - Comunicazione UIF del 16 marzo 2012 “Operatività connessa con il rischio di frodi nell’attività di factoring”;
    - Comunicazione UIF del 9 agosto 2011 “Operatività riconducibile all'usura”;
    - Comunicazione UIF del 17 Gennaio 2011 “Operatività connessa con le frodi nell’attività di leasing”;
    - Comunicazione UIF dell’8 luglio 2010 “Operatività connessa con l'abuso di finanziamenti pubblici”;
    - Comunicazioni della UIF del 15 Febbraio 2010 “Operatività connessa con il rischio di frode sull'IVA intracomunitaria”;
    - Comunicazione UIF del 5 febbraio 2010 “Frodi informatiche”;
    - Comunicazione UIF del 13 ottobre 2009 “Conti dedicati”;
    - Comunicazione UIF del 24 settembre 2009 “Imprese in crisi e usura”;
  • Comunicazioni con la quali la UIF ha richiamato l’attenzione dei destinatari degli obblighi su determinate operatività a rischio:
    • prevenzione del finanziamento del terrorismo internazionale del 18 aprile 2016;
    • utilizzo anomalo di valute virtuali del 30 gennaio 2015;
    • utilizzo anomalo di carte di pagamento per prelevamenti di denaro contante del 27 febbraio 2012.

 

B) Segnalazioni antiriciclaggio agreggate

Provvedimento del 23 dicembre 2013, recante “Disposizioni per l'invio delle Segnalazioni Antiriciclaggio Aggregate” e relativi allegati tecnici.

 

C) Astensione e operazioni di restituzione 

A partire dall’entrata in vigore del decreto, i soggetti obbligati non sono più tenuti a inviare alla UIF le comunicazioni relative alle operazioni di restituzione (cd. SMAV) di cui ai Provvedimenti emanati dall’Unità il 6 agosto 2013 e il 10 marzo 2014. L’art. 42, c. 1, del D. Lgs. n. 231/2007, come modificato dal D. Lgs. n. 90/2017, prevede infatti che, in caso d’impossibilità oggettiva di effettuare l’adeguata verifica della clientela, i soggetti obbligati si astengano dall’instaurare, eseguire ovvero proseguire il rapporto, la prestazione professionale e le operazioni con il cliente, senza riproporre la disciplina della restituzione al medesimo delle disponibilità di relativa spettanza prima contenuta nell’art. 23, comma 1-bis, del D.Lgs. n. 231/2007.

Riferimenti

Normativi

 

Giurisprudenza

 

Prassi

  • Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia (UIF), Comunicato stampa del 16 dicembre 2019
  • CNDCEC, Linee guida per la valutazione del rischio, adeguata verifica della clientela, conservazione dei dati e delle informazioni, 23 maggio 2019
  • CNDCEC, Regole tecniche 23 gennaio 2019
  • CNDCEC, Informativa 4 dicembre 2017 n. 68
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