Bussola

Affidamento e buona fede del contribuente

15 Settembre 2015 |

Sommario

Inquadramento | Il fondamento giuridico del principio | Le applicazioni del principio in materia tributaria | In particolare: il caso del cd. revirement in malam partem | Un nuovo ruolo per i principi di affidamento e buona fede nell’era della tax compliance | Riferimenti |

 

Sebbene intimamente connesse tra loro, le nozioni di “buona fede” e di “affidamento” non sono del tutto sovrapponibili. Con il termine “affidamento” si fa infatti riferimento allo stato psicologico di aspettativa, di fiducia, nei confronti di un prevedibile comportamento altrui. Parlando, invece, di “buona fede”, si può alternativamente indicare: la condizione soggettiva di colui che ritiene di aver agito in conformità alle prescrizioni normative (“buona fede soggettiva”); ovvero la regola di correttezza che impone di tenere condotte leali e rispondenti a uno spirito di collaborazione e cooperazione (“buona fede oggettiva”). È sul versante “oggettivo”, che si coglie il collegamento tra la nozione di buona fede e quella di affidamento: attenersi alla regola di lealtà sopra ricordata significa infatti anche comportarsi in modo coerente e non contraddittorio, senza quindi tradire le legittime aspettative altrui originate da un proprio precedente comportamento. Tanto la buona fede, quanto l’affidamento costituiscono clausole generali del sistema, che informano non solo le relazioni tra privati, ma anche quelle tra Legislatore e consociati e tra Pubblica amministrazione e soggetti amministrati, ivi comprese quelle tra Amministrazione finanziaria e contribuenti alle quali è dedicata...

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