Quesiti Operativi

Ruolo formato a nome dell’ex liquidatore e incorporato nella cartella di pagamento

 

Una società è stata cancellata dal Registro delle Imprese nel 2017. Qualche giorno fa il liquidatore dell'epoca ha ricevuto cartella esattoriale relativa al diritto camerale del 2016 della stessa società. La stessa cartella è intestata personalmente al liquidatore senza alcun riferimento alla mansione all'epoca da lui svolta. In pratica la cartella risulta come se fosse un diritto non pagato direttamente da lui e per qualcosa intestata riferita direttamente all'ex liquidatore. In questo caso la stessa cartella è annullabile?

 

 

PREMESSA

Il diritto annuale dovuto alla CCIAA

Il diritto camerale è dovuto da ogni impresa iscritta nell’apposito Registro tenuto dalla Camera di Commercio, ai sensi dell'art. 18, L. n. 580/1993.

Il diritto camerale ha natura contributiva, essendo finalizzato, peraltro, all’esecuzione dei servizi che le Camere di Commercio sono tenute a fornire agli iscritti in forza delle funzioni amministrative ed economiche alle stesse demandate dalle diverse normative in materia. L’omesso o tardivo versamento del diritto comporta l'applicazione di sanzioni amministrative secondo le disposizioni di cui alla citata legge e al d. lgs. 18 dicembre 1997, n. 472.

L’obbligo del versamento del diritto annuale previsto a favore delle Camere di Commercio cessa a partire dall'anno solare successivo a quello in cui è cessata l'attività, sempre che la relativa domanda di cancellazione, sia presentata entro il 30 gennaio successivo alla sua data di cessazione.

 

La norma di riferimento: l’art. 2495, c.c., Cancellazione della società

“Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese.

Ferma restando l'estinzione della società, dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi. La domanda, se proposta entro un anno dalla cancellazione, può essere notificata presso l'ultima sede della società”.

 

La natura della responsabilità del liquidatore

Intervenuta sulla natura della responsabilità del liquidatore e ponendosi nel solco della più recente giurisprudenza, il Tribunale Roma, con la sentenza 30 Gennaio 2019, n. 2258, ha affermato che detta responsabilità si fonda sulla prova di due presupposti.

Il primo è di natura oggettiva ed attiene al mancato pagamento dei debiti sociali, l’altro ha natura soggettiva e consiste nella riconducibilità del mancato pagamento al comportamento doloso o colposo del liquidatore, ragione per cui la lesione dei diritti dei creditori si sostanzia nel difetto di adempimento, con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico, dei doveri legali e statutari.

Logica conseguenza di quanto precede è che la responsabilità del liquidatore deve essere esclusa quando il mancato pagamento del debito sociale non dipenda da un inadempimento a lui imputabile come, ad esempio, la mancanza della provvista finanziaria necessaria per poter procedere al pagamento del debito sociale. Giova, peraltro, precisare che l'obbligo di procedere al pagamento dei creditori vincola il liquidatore nei confronti della società in liquidazione ed è inerente al suo incarico di liquidatore e non può confondersi con l'obbligo che vincola la società debitrice nei confronti del proprio creditore (cfr., Tribunale Milano, 17 febbraio 2005).

Da tali premesse, seppure necessariamente riportate in via di estrema sintesi, discende il corollario secondo cui ricade in capo al creditore che agisca in giudizio, al fine di far valere la responsabilità del liquidatore, l’onere probatorio non solo dell’inadempimento da parte della società, ma anche della condotta dolosa o colposa del liquidatore, oltre, ancora, al nesso di causalità con il mancato soddisfacimento del credito (v. Cass., sez. I, 1 aprile 1994, n. 3216, e Tribunale Milano, 17 febbraio 2005).

Vale quanto dire che il creditore sociale insoddisfatto che agisce nei confronti del liquidatore ha l'onere di allegazione e di prova: a) dell’esistenza nel bilancio finale di liquidazione di una massa attiva che sarebbe stata sufficiente a soddisfare il suo credito, e che, invece, sia stata distribuita ai soci, oppure b) che la mancanza di un attivo utile al soddisfacimento del credito sia imputabile ad una condotta dolosa o colposa del liquidatore.

Proseguendo nella necessaria, breve analisi dell’art. 2495 c.c. va rilevato ulteriormente che l’indicata responsabilità per fatto proprio del liquidatore non può configurarsi né come responsabilità solidale, come affermato dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. SS.UU. n. 2079/1989) né come conseguenza di successione, in caso di estinzione della società, per cancellazione della stessa dal Registro delle imprese, ex art. 2495, comma 2. Con riferimento a quest’ultima, per l’ovvia considerazione dei contrapposti concetti di responsabilità e successione: se il liquidatore fosse responsabile dei debiti della società per successione, non avrebbe senso prevedere una responsabilità propria da inadempimento.

 

 

Risposta al quesito

Alla luce di quanto riferito nel quesito, possono avanzarsi dubbi di legittimità del ruolo formato a nome dell’ex liquidatore e incorporato nella cartella di pagamento a questi notificata.

A tale proposito, è un consolidato orientamento di giurisprudenza della Suprema Corte quello secondo cui la cartella di pagamento che non segua uno specifico atto impositivo già notificato al contribuente deve essere motivata alla stregua di un atto propriamente impositivo e contenere, quindi, gli elementi indispensabili per consentire al contribuente di effettuare il necessario controllo sulla correttezza dell'imposizione (cfr., tra le tante, Cass. Ord. 7 gennaio 2016, n. 82, con rinvio alla fondamentale Cass. S.U. n. 11722/2010).

Nel caso prospettato, in punto di difetto di motivazione, l’ente impositore non riporta i presupposti di fatto da cui trae il convincimento della responsabilità propria del liquidatore nel mancato pagamento del suo credito (per chiedergli il pagamento in luogo della società) e che, viceversa, deve essere allegata per legittimare la pretesa. Mancherebbe, sul punto, anche il presupposto giuridico, ovverosia la norma giuridica (i.e. l’art. 2495, comma 2, c.c.) a base della pretesa.

Nel caso concreto, tali circostanze rileverebbero perché, sempre per la Suprema Corte, non compete al cittadino destinatario di una cartella di pagamento la ricostruzione dell’operato dell’ente impositore sulla base di elementi non offerti o offerti in forma criptica (tra le tante, v. Cass. n. 9140/2010, Cass. 25167/2008, Cass. n. 18415/2005).

Del resto, tale soluzione è indicata dalla Corte di cassazione nel caso, analogo, di applicazione dell’art. 36 del DPR n. 602/1973 (“ … quello verso il liquidatore e l'amministratore è credito dell'amministrazione finanziaria non tributario, ma civilistico, il quale trova titolo autonomo rispetto all'obbligazione fiscale, costituente mero presupposto della responsabilità stessa (SU 2767/1989), ancorchè detta responsabilità debba essere accertata dall'Ufficio con atto motivato da notificare ai sensi del DPR n. 600 del 1973, art. 60, avverso il quale è ammesso ricorso secondo le disposizioni relative al contenzioso tributario”. Così Cass. 11.05.2012, n. 7327). 

 

Proseguendo nell’analisi, in una eventuale sede contenziosa, deve annotarsi che competerebbe all’ente impositore, parte attrice sostanziale del processo, la prova non tanto dell’omesso versamento del diritto camerale (che, pare, non essere in discussione), quanto quella, ben più difficoltosa, dell’imputabile dell’omesso pagamento al liquidatore.

In ambito europeo, infine, in tema di legittimità del diritto annuale previsto dalla normativa italiana a favore delle CCIAA, la Corte di giustizia dell’UE ha ritenuto che la normativa nazionale non viola il divieto di imporre imposte indirette sull’immatricolazione o qualsiasi altra formalità preliminare all’esercizio dell’attività delle società di capitali, di cui alla direttiva 2008/7/CE relativa alle imposte indirette sulla raccolta di capitali (cfr. Corte GU Corte di Giustizia, sent. 19 aprile 2012, C-443/09).

In un eventuale contenzioso, la circostanza rileverebbe perché vertendosi in tema di applicazione di direttive europee si renderebbe obbligatorio il contraddittorio preventivo (rispetto alla formazione del ruolo) che, nel caso concreto, pare non esserci stato, con conseguente nullità del ruolo stesso (cfr. Cass. SS.UU n. 24823/2015). Rilevante, in sede di contraddittorio preventivo, quale prova c.d. di resistenza del contribuente, ben potrebbe essere quella della non personale colpevolezza nell’inadempimento societario (ad esempio, mancanza di provvista).

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