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Sottrazione fraudolenta per chi trasferisce beni altrove anche se è possibile il pignoramento presso terzi

 

Anche se il Fisco potrebbe effettuare un pignoramento presso terzi, l’imprenditore che trasferisce beni altrove in modo che le Entrate non possano aggredire il suo patrimonio rischia una condanna per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Lo spiega la Corte di Cassazione con la sentenza del 10 settembre 2018, n. 40240, con la quale la Suprema Corte ha respinto il ricorso di un imprenditore che aveva chiesto il dissequestro affermando l’inesistenza del reato perché, in qualunque momento, il Fisco avrebbe potuto pignorare i beni passati di proprietà.

 

Secondo i Giudici della Cassazione, la possibilità di intervenire pignorando i beni presso terzi non esclude certamente la sussistenza del reato in capo al manager: infatti, il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte si realizza quando è impossibile aggredire direttamente il patrimonio di colui che ha il debito con l’Erario. O, per dirlo con le parole della Terza Sezione Penale: «La possibilità di pignorare presso terzi il credito maturato dal contribuente inadempiente non esclude la sussistenza del reato per il quale si procede soprattutto quando tale rimedio consegue all’impossibilità di aggredire direttamente il patrimonio del debitore erariale fraudolentemente spogliato»; tanto più, che l’impossibilità dell’aggressione diretta costituisce un ostacolo all’azione recuperatoria da parte delle Entrate. Tutti motivi che hanno portato alla condanna dell’imprenditore.

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