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Sequestro sui beni societari, se è insufficiente può essere esteso ai beni degli amministratori

 

Se il sequestro diretto sul profitto del reato ai danni della società è insufficiente, può essere esteso per equivalente anche ai beni delle persone fisiche che facevano parte del direttivo aziendale. Parola della Corte di Cassazione, Terza Sezione Penale, con la sentenza del 21 giugno 2018 n. 28745. Con essa, i Supremi Giudici hanno respinto il ricorso di tre manager, ritenendo giustificata l’estensione del sequestro ai beni di loro proprietà, specificando che, in questo caso, «il sequestro può avere ad oggetto non solo i beni personali degli amministratori, ma anche quelli ad essi riconducibili». Di conseguenza, il sequestro per equivalente è stato esteso anche ad alcune società risultate nell’esclusiva disponibilità di uno dei manager, in quanto ne era legale rappresentante e socio unico con il 100% delle quote.

 

Il contenzioso era scaturito dal sequestro preventivo disposto nei confronti di una Srl per un valore complessivo di quasi tre milioni di euro, ritenuti profitto dei reati di omesso versamento IVA e di omesso versamento delle ritenute alla fonte per gli anni 2010, 2011, 2012 e 2013. I ricorrenti lamentavano, tra gli altri motivi, che la società vantava crediti per cinque milioni di euro e dunque sarebbe venuta meno la motivazione in merito al loro diretto coinvolgimento. In realtà, il tribunale aveva già osservato che in quanto ai crediti non c’era evidenza della loro natura certa, liquida ed esigibile e che pertanto le motivazioni della sentenza di appello restavano valide.

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