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Se non funzionali all’attività d’impresa gli sconti non sono deducibili

 

Gli sconti applicati dall’imprenditore ai clienti non sono deducibili, se i costi non sono funzionali all’esercizio dell’attività. Così afferma la Corte di Cassazione con la sentenza del 13 dicembre 2017, n. 29865, con la quale la Corte ha accolto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria nei riguardi di un uomo, titolare di una S.p.A.

 

Dichiarando legittimo l’accertamento a fini IRAP, IRES e IVA, la Cassazione ha riformulato la decisione del merito, che aveva ritenuto gli sconti applicati dall’imprenditore una scelta rientrante nella libertà personale. Invece, secondo i Giudici, le rimostranze del Fisco erano legittime: infatti, le spese e gli altri componenti negativi, secondo l’art. 109, comma 5 del T.U.I.R., sono deducibili – di norma – qualora si riferiscano ad attività o a beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito.

 

Proprio questo è stato il punto sul quale è stato accolto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria: un costo è deducibile dal reddito di impresa se è funzionale alla produzione del reddito stesso; tuttavia, gli sconti praticati ai clienti erano parsi palesemente antieconomici. La Commissione Tributaria Regionale aveva, invece, legato l’inerenza della spesa per sconti a scelte discrezionali dell’imprenditore, senza valutare se, nella specie, la spesa sostenuta fosse effettivamente funzionale al corretto esercizio dell’attività economica dell’imprenditore.

 

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