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Registro proporzionale per le fedeiussioni

23 Febbraio 2017 |

Agenzia delle Entrate, Risoluzione 22 febbraio 2017 n. 22/E

Fideiussione

In caso di decreto ingiuntivo ottenuto dal fideiussore escusso nei confronti del debitore principale nell’ambito dell’azione di regresso si applica l’imposta di registro proporzionale del 3% e non scatta principio di alternatività IVA/registro. L’Indicazione è contenuta nella Risoluzione n. 22/E diffusa ieri dall’Agenzia delle Entrate interrogata da un proprio Ufficio sul corretto trattamento fiscale di tali atti giudiziari. Come evidenziato dall’istante, i dubbi sul tema nascono da una non uniforme interpretazione giurisprudenziale della materia. Alle sentenze di Cassazione risalenti al 2014 che riconoscono "natura accessoria della fideiussione in relazione al rapporto obbligatorio principale [...]", sancendo la correttezza della tassazione degli atti giudiziari in commento con imposta di registro in misura fissa, in applicazione del principio di alternatività IVA/registro sancito dal T.U.R. (d.P.R. n. 131/1986), se ne affianca, infatti, una del 2013 (sent. n. 17237 del 12 luglio 2013) dove, in un caso in parte simile, la Suprema Corte aveva affermato l'irrilevanza in ambito tributario della natura accessoria del contratto di fideiussione, dando rilievo, per contro, al principio dell'autonomia dei singoli negozi.

 

Questo il quadro su cui viene chiamata ad esprimersi l’Agenzia delle Entrate dall’Ufficio istante. Per l’Amministrazione finanziaria l’interpretazione della Corte da seguire è quella contenuta nella recente sentenza n. 20266 del 9 ottobre 2015 che afferma il principio secondo il quale il decreto ingiuntivo, ottenuto dal garante escusso dal creditore garantito nei confronti del debitore principale, è soggetto a registrazione con aliquota proporzionale al valore della condanna, in quanto il garante medesimo, a seguito del pagamento, non fa valere corrispettivi o prestazioni soggette all’IVA. Secondo il ragionamento dei Supremi Giudici, riassunto dall’Agenzia nella Risoluzione, «poiché il pagamento da parte del garante escusso segna l’esecuzione della polizza fideiussoria e, quindi, l’esaurimento della prestazione di garanzia rilevante, nel caso di specie non viene a essere coinvolto il principio di alternatività tra l’IVA, cui è assoggettata la prestazione di garanzia (tale rapporto, infatti, è soggetto a IVA, seppure in regime di esenzione, ai sensi dell’art. 10 del d.P.R. n. 633/1972), e l’imposta di registro».

 

Da qui la decisione dell’Agenzia di adeguarsi a tale interpretazione della Cassazione. «Ai fini dell’individuazione del corretto trattamento fiscale da applicare in materia di imposta di registro alla statuizione di condanna contenuta in un decreto ingiuntivo ottenuto dal fideiussore nei confronti del debitore principale nell’ambito dell’azione di regresso – si legge nella Risoluzione in commento - assume rilievo esclusivamente la circostanza che trattasi di provvedimento monitorio, recante una “condanna al pagamento di somme o valori”, con applicazione dell’imposta proporzionale nella misura del 3%, ai sensi dell’art. 8 della tariffa, parte I, senza involgere l’applicazione del principio di alternatività IVA/registro».

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