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Processo tributario: possibile riduzione a due gradi di giudizio?

03 Gennaio 2020 | Organi della giurisdizione tributaria

 

Nei giorni scorsi il premier Conte ha annunciato l'intenzione di voler riformare il processo tributario riducendo a soli due gradi di giudizio i processi contro gli atti dell’Amministrazione Finanzaria. I professionisti non hanno tardato a dare il loro parere sul punto, vedendo tale possibilità non allineata all'esigenza del rispetto del principio costituzionale del giusto processo e alla tutela del sistema di garanzie. (cfr. Com. Stampa CNDCEC 2 gennaio 2020).

 

In particolare il CNDCEC ha infatti chiarito che l’obiettivo prioritario per una giustizia tributaria più celere ed efficiente non è la riduzione del processo a due gradi di giudizio, ma la ridefinizione dei requisiti professionali del giudice tributario, è necessario riservare tale funzione a giudici a tempo pieno che siano in possesso di una preparazione specifica nella materia tributaria a garanzia della imparzialità e dell’indipendenza dell’organo giudicante.

 

Si tratta di un grado di giudizio assolutamente necessario nell’ambito della giurisdizione tributaria – commenta Massimo Miani, presidente del Consiglio Nazionale – in cui l’esame del merito delle controversie assume, il più delle volte, un ruolo determinante ai fini della decisione e in cui la possibilità di un riesame in sede di appello costituisce un’importante garanzia a tutela di entrambe le parti in causa. E ancor di più nelle controversie tributarie che riguardano atti impositivi che consentono all’amministrazione finanziaria, e ora anche agli enti locali, di avviare procedure di riscossione coattiva nei confronti del contribuente, anche prima che un giudice abbia avuto il tempo di pronunciarsi sulla legittimità dell’atto stesso”.

 

Senza trascurare un aggravio per la Suprema Corte che si troverebbe a gestire un carico eccessivo: "la proposta di abolizione del grado di appello, oltre a non portare significativi benefici alla riduzione dei tempi del processo, finirebbe per aggravare ancora di più i carichi della Cassazione".

 
 
 
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