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Prima casa: no al beneficio se l'immobile raggiunge i 240 mq contando il piano interrato non abitabile

 

La Cassazione è tornata a valutare la spettanza del beneficio fiscale prima casa. Lo ha fatto con l’ordinanza del 3 ottobre 2018, n. 24051, con la quale i Supremi Giudici hanno accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, in merito al caso di un contribuente il quale aveva acquistato un immobile la cui superficie, contando anche il piano interrato non abitabile, superava i 240 metri quadrati.

 

La Sezione Tributaria Civile della Corte, nelle motivazioni dell’ordinanza, ha spiegato che «il requisito dell’utilizzabilità degli ambienti, a prescindere dalla loro effettiva abitabilità, costituisce parametro idoneo ad esprimere il carattere “lussuoso” di una abitazione». Ciò significa, inevitabilmente, la perdita dei benefici fiscali prima casa: infatti, i Giudici hanno sottolineato che «il calcolo della superficie utile dell’immobile, al fine di stabilire se esso debba essere considerato di lusso ai sensi dell’art. 6 del D.M. 2 agosto 1969, va compiuto a prescindere dalla circostanza che parte degli ambienti non sia conforme alle prescrizioni urbanistiche sotto il profilo dell’abitabilità, in quanto quel che unicamente rileva ai fini del computo della superficie utile è l’idoneità di fatto degli ambienti allo svolgimento di attività proprie alla vita quotidiana». Insomma: il concetto di abitabilità è estraneo al concetto di superficie utile, al fine della spettanza dell’agevolazione fiscale. In base a questo principio, i giudici di legittimità hanno dunque accolto il ricorso del Fisco.

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