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No alla confisca per i membri del CdA

 

membri del consiglio di amministrazione che evadono l’IVA aziendale, non possono vedersi confiscare i beni: prima, infatti, è necessario escutere il patrimonio aziendale. Lo conferma la Corte di Cassazione con la sentenza del 26 luglio 2017, n. 37137, con la quale la Corte ha accolto il ricorso di un consigliere di un CdA, che era stato condannato dal Tribunale in relazione al reato di cui all’art. 10-ter del D.Lgs. n. 74/2000, confermando il decreto di sequestro per una cifra superiore a 300mila euro.

 

L’imputato aveva, senza successo, cercato di dimostrare che nel caso in esame non andava applicato il sequestro per equivalente, rendendosi al contrario necessario il sequestro diretto del profitto del reato da eseguirsi sul patrimonio societario. La sua tesi ha fatto breccia in Cassazione. I Giudici della III Sezione Penale hanno infatti affermato che “in tema di reati tributari, il pubblico ministero è legittimato, sulla base del compendio indiziario emergente dagli atti processuali, a chiedere al giudice il sequestro preventivo nella forma per equivalente, invece che in quella diretta, all’esito di una valutazione allo stato degli atti della capienza patrimoniale dell’ente che ha tratto vantaggio dalla commissione del reato, dovendosi escludere, peraltro, che in tale valutazione possano rientrare considerazioni di prudenza investigativa estranee alle concrete difficoltà di accertamento del patrimonio dell’ente beneficiato”.

 

Pertanto, hanno concluso i Giudici, si può procedere al sequestro funzionale alla confisca per equivalente del patrimonio della persona fisica, solo quando il patrimonio della persona giuridica sia incapiente o vi sia il pericolo di una dispersione dei beni.

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