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Niente accertamento sul maggior reddito societario purché venga dimostrata l’esistenza di rendite e vincite

Niente accertamento sul maggior reddito societario, purché però il contribuente, finito nel mirino del Fisco per i movimenti bancari sospetti, dimostri l’esistenza di rendite e vincite. Lo dice la Cassazione con l’ordinanza 9 febbraio 2017, n. 3447; con essa, i Giudici hanno respinto il ricorso intentato dall’Agenzia delle Entrate, avverso una S.r.l. che aveva ricevuto un avviso di accertamento perché sul conto dell’amministratore erano stati trovati dei versamenti sospetti: secondo l’Amministrazione finanziaria, tali versamenti sottintendevano dei ricavi in nero.

 

Per i Giudici di appello, il ricorso del Fisco non era accettabile. E ciò perché “a fronte di un accertamento basato unicamente sull’analisi delle movimentazioni finanziarie e su considerazioni logiche personali e ricostruzioni matematiche, in ordine all’esistenza di redditi evasi, prive di valenza probatoria, la contribuente era stata in grado di ricostruire ogni singola operazione finanziaria, sia in sede contenziosa che amministrativa, spiegando i beneficiari di ogni singola operazione bancaria”.

 

E infatti i giudici hanno ribadito il concetto, sostenendo che in presenza di accertamenti bancari spetta al contribuente la dimostrazione delle sue ragioni. Ciò detto, i Giudici di appello avevano giustamente ritenuto che le giustificazioni fornite dalla contribuente, in ordine ai versamenti effettuati anche sul conto personale del socio amministratore, valutati analiticamente e nel loro complesso, fossero pienamente credibili, in merito alla provenienza dei ricavi da vendite immobiliari o da vincite

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