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Liti fiscali, è competente il Giudice tributario e non quello fallimentare

Le giurisdizioni in materia fiscale spettano al solo Giudice tributario, e non a quello delegato al fallimento: lo ha ribadito la Cassazione con sentenza del 12 maggio 2015, n. 9526.

L’Agenzia delle Entrate aveva fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva dato ragione ad una società fallita, la quale aveva impugnato il silenzio-rifiuto di rimborso inerente alle eccedenze IRPEF, pagate a seguito di rettifica. I Giudici regionali avevano osservato come il maggior controcredito vantato dall’Erario era stato insinuato al passivo del fallimento, e il credito rivendicato non poteva dunque essere compensato davanti al Giudice ordinario: in questi casi, la giurisdizione in tema di compensazione tra debiti e crediti sarebbe spettata solo al Giudice delegato alla procedura concorsuale.

La Cassazione ha tuttavia accolto il ricorso, sottolineando come l’unico Giudice al quale spettano giurisdizioni in materia fiscale è quello tributario, e non quello delegato al fallimento, anche quando viene opposta la compensazione di un credito del contribuente al controcredito dell’Amministrazione, per rapporti anteriori alla data del fallimento.

Motiva la Cassazione: “la giurisdizione del tribunale fallimentare sull’accertamento dei crediti e sulla loro ammissione al passivo si estende a questioni sulla debenza dei tributi […] o ad imposte in genere […] posto che, operata l’insinuazione al passivo del controcredito da parte dell’erario, il Giudice delegato non può non conoscere testualmente anche delle domande o eccezioni che tendano a paralizzare in tutto o in parte la pretesa erariale”. In pratica, per la Suprema Corte, non sarebbe conforme ai principi generali dell’ordinamento se il giudice ordinario e quello tributario mantenessero uno dei due giudizi in sospeso in attesa del giudizio dell’altro.

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