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È legittimo l'accertamento induttivo se il contribuente risponde in modo ambiguo al questionario

 

Se il contribuente risponde in modo ambiguo al questionario delle Entrate, è legittimo l’accertamento induttivo a suo carico. Lo conferma la Corte di Cassazione con la sentenza del 7 settembre 2018 n. 21823, con la quale i Supremi Giudici hanno valutato il ricorso di una S.r.l.

La Sezione Civile-Tributaria era chiamata a dirimere il contenzioso tra una S.r.l e le Entrate in merito ad avviso di accertamento a fini IVA, IRPEG ed IRAP per l’anno 2004, sulla base di alcuni rilievi; tra essi, veniva portato a giudizio il comportamento della contribuente, che di fronte alle richieste di fornire la documentazione richiesta rispose in modo ambiguo, presentando documentazione non pertinente. In pratica, per il Fisco si trattò di una sostanziale omissione di esibizione.

 

Secondo la CTR, l’estraneità dei documenti prodotti rendeva legittimo l’accertamento del Fisco; così è stato anche per la Corte di Cassazione, secondo la quale «per integrare gli estremi del vizio di omessa pronuncia non basta la mancanza di un’espressa statuizione del giudice, ma è necessario che sia stato completamente omesso il provvedimento che si palesa indispensabile alla soluzione del caso concreto».

Nel caso in esame era pacifico che la società ottemperò alla richiesta di invio del questionario al Fisco, tuttavia la sua risposta non era pertinente ed utile a fornire i chiarimenti necessari. «Tale argomentazione è stata fatta propria dal Giudice di Appello il quale ha ritenuto che la non pertinenza rispetto ai chiarimenti richiesti e, in definitiva, l’inidoneità della documentazione esibita rendesse legittimo il ricorso al metodo induttivo».

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