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È legittimo l'accertamento in capo al piccolo imprenditore che non indica le rimanenze

12 Luglio 2018 |

Cass. civ. sez. VI

Avviso di accertamento

 

Mancando una risultanza contabile affidabile, l’omissione del valore delle rimanenze finali in dichiarazione dei redditi costa al contribuente l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate secondo il metodo induttivo. È quanto confermato dall’ordinanza della Corte di Cassazione, Sesta Sezione Civile, depositata il 6 luglio 2018 n. 17785, con la quale i Giudici di Piazza Cavour hanno affermato: «in tema di imposte sui redditi dell’impresa minore, qualora il contribuente, in violazione dell’obbligo previsto dall’art. 18, comma 2 , del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, abbia omesso di indicare il valore delle rimanenze a fine anno nel registro degli acquisti tenuto ai fini dell’IVA, deve ritenersi legittimo il recupero a tassazione dei ricavi, induttivamente ricostruiti tramite attribuzione al venduto di tutte le merci acquistate nell’anno, in difetto di adeguati elementi di prova, incombenti al contribuente, idonei a documentare l’effettiva sussistenza ed entità delle rimanenze».

 

Nel caso in esame, il Giudice di merito aveva ritenuto assolto l’onere probatorio anche se la contabilità era tenuta irregolarmente e senza alcuna ulteriore verifica in merito; motivo per cui la Corte romana ha decretato la cassazione della pronuncia di appello e rimandato la causa alla valutazione della Commissione Tributaria Regionale in diversa composizione.

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