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L’errore bloccante del sistema non esonera da responsabilità il commercialista che presenti in ritardo la dichiarazione

30 Luglio 2020 |

Cass. Civ., sez. trib.

Sanzioni

 

Presentazione della dichiarazione e responsabilità dell’intermediario

Sul punto si ricorda che l’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi e dell’IVA è stato disciplinato dal d.P.R. n. 322/1998, il cui art. 3, al secondo comma, ne dispone la trasmissione all’Amministrazione finanziaria anche in via telematica, direttamente o tramite gli incaricati indicati al successivo terzo comma, i quali, ai sensi dell’ancora successivo sesto comma, debbono rilasciare al contribuente o al sostituto di imposta ricevuta di presentazione della dichiarazione nonché copia della dichiarazione contenente l’impegno a trasmettere in via telematica all’Amministrazione finanziaria i dati in essa contenuti. 

A sua volta, il decimo comma dell’art. 3 stabilisce che la prova della presentazione della dichiarazione è data dalla ricevuta della banca, dell’ufficio postale o di uno dei predetti soggetti, o dalla ricevuta di invio della raccomandata di cui al quinto comma ovvero dalla comunicazione dell’Amministrazione finanziaria attestante l’avvenuto ricevimento della dichiarazione presentata direttamente in via telematica, la quale ricevuta non viene inviata se la dichiarazione viene scartata dal servizio telematico per la presenza di “errori bloccanti”. 

In tale ipotesi, la circolare dell’Agenzia delle Entrate 23 aprile 2002, n. 35/E (a integrazione della precedente circolare del ministero delle Finanze n. 195 del 1999), illustrò come la tempestività della dichiarazione si verifichi «qualora, dopo avere effettuato i dovuti controlli e la rimozione di eventuali errori, venga ritrasmessa entro i 5 giorni successivi dal ricevimento della comunicazione dell'Agenzia delle Entrate che ne motiva lo scarto». 

Nel rigettare il ricorso la Cassazione richiama la particolare diligenza nell’adempimento delle prestazioni professionali richiesta dall’art. 1176, comma 2 c.c. il cui onere della prova grava evidentemente sul debitore del rapporto obbligatorio. 

 

La diligenza rappresenta un concetto diverso da correttezza o buona fede (v. 1175 c.c.)

Queste ultime impongono alle parti di tenere un comportamento corretto nell'eseguire la propria prestazione ma non riguardano interessi specificamente predeterminati bensì il rapporto obbligatorio nel suo complesso. La diligenza, invece, indica le modalità di esecuzione della prestazione e impone al debitore di fare tutto quanto necessario a soddisfare l'interesse del creditore all'esatto adempimento 

Essa ha una duplice valenza: oltre ad individuare le modalità dell’esecuzione della prestazione, rileva anche (e soprattutto) quale criterio di valutazione di responsabilità del debitore, anche in relazione all’art. 1218: uno standard elevato di diligenza comporta che il debitore sia in colpa già quando viola in misura minima il dovere di diligenza (colpa lieve). 

In tema di sanzioni amministrative comminate - per tardiva trasmissione telematica delle dichiarazioni dei contribuenti - a un soggetto che svolga professionalmente tale compito, grava su quest'ultimo, per poter andare esente da responsabilità, l'onere della prova di aver esercitato una adeguata diligenza la quale implica che egli non possa addurre quali scusanti né la presenza di disguidi tecnici (nella specie i cd. errori bloccanti), in quanto rientranti fisiologicamente nella sfera di quegli inconvenienti che possono essere efficacemente superati per mezzo delle conoscenze tecniche attinenti a tale professione, né la malattia, l'infortunio o comunque l'indisposizione di un dipendente o di un qualsiasi collaboratore, in quanto circostanze ampiamente prevedibili che possono essere efficacemente prevenute con l'anticipata individuazione di un eventuale sostituto: le conseguenti sanzioni amministrative non possono essere considerate risposta a delle violazioni meramente formali perché il rispetto dei termini per la trasmissione all'Agenzia delle entrate delle dichiarazioni dei contribuenti risponde all'esigenza, costituzionalmente rilevante, di permettere un efficace e reale controllo su di esse, in conformità al principio di buon andamento dell'amministrazione e funzionale sia al rispetto del principio dell'equilibrio del bilancio che di quello, a tutela dello stesso contribuente, della capacità contributiva 

 

Caso concreto

Ribaltato l’esito della CTR Toscana secondo cui l’Ufficio, non avendo voluto sostituirsi al professionista nello spedire direttamente i modelli dichiarativi, non poteva sanzionarlo in quanto, nonostante i problemi tecnici, aveva trasmesso le denunce nei trenta giorni dal nuovo mandato ricevuto, ritenendo quindi tempestiva la trasmissione. 

Nell’accogliere il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Cassazione ricorda che in tema di dichiarazione dei redditi inviata per via telematica, ai sensi dell'art. 3, comma 2, d.P.R. n. 322/1988, la regola per la quale la stessa si considera presentata nel giorno nel quale è trasmessa e consegnata in quello della comunicazione di ricevimento da parte dell'amministrazione finanziaria, trova applicazione anche ove si siano verificati "errori bloccanti" nella trasmissione telematica, in quanto i medesimi sono segnalati nel sistema telematico consultabile dal contribuente, il quale, pertanto, è in condizione di avvedersi dell'avvenuto scarto della propria dichiarazione e di porvi tempestivo rimedio (cfr. Cass. 18693/2018). 

Tra l’altro, in tema di sanzioni amministrative comminate - per tardiva trasmissione telematica delle dichiarazioni dei contribuenti - a un soggetto che svolga professionalmente tale compito, grava su quest'ultimo, per poter andare esente da responsabilità, l'onere della prova di aver esercitato una adeguata diligenza la quale implica che egli non possa addurre quali scusanti né la presenza di disguidi tecnici ("nella specie i cd. errori bloccanti"), in quanto rientranti fisiologicamente nella sfera di quegli inconvenienti che possono essere efficacemente superati per mezzo delle conoscenze tecniche attinenti a tale professione, né la malattia, l'infortunio o comunque l'indisposizione di un dipendente o di un qualsiasi collaboratore, in quanto circostanze ampiamente prevedibili che possono essere efficacemente prevenute con l'anticipata individuazione di un eventuale sostituto (cfr. Cass. 19381/2018). 

Nel caso di specie la CTR ha errato in quanto era onere del professionista dimostrare, ai sensi dell’art. 3, comma 7-ter, d.P.R. n. 322/1998), il conferimento del secondo incarico da parte dei clienti, ai fini della verifica del rispetto del termine di un mese dall’assunzione dell’impegno alla trasmissione delle dichiarazioni. Inoltre i Giudici di appello non hanno motivato sul rilevante scarto temporale tra la data in cui è stato risolto il blocco telematico e quella di effettiva trasmissione. 

 

 

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