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Introdotto l’obbligo del preventivo scritto per l’avvocato

Dopo l’approvazione in via definitiva da parte del Senato il 2 agosto 2017, il DdL annuale per il mercato e la concorrenza, dopo un tormentato iter, è diventato legge con molti aspetti che toccano direttamente e indirettamente l’attività dell’avvocato.

La prima significativa novità, di cui occorre analizzare la portata in attesa della pubblicazione del testo sulla Gazzetta Ufficiale, è sicuramente l’introduzione dell’obbligo per l’avvocato di fornire un preventivo scritto al cliente.

 

Obbligo del preventivo in forma scritta 

Ed infatti, la legge sulla concorrenza alla lettera d) del n. 6 del comma 141, al dichiarato proposito di incentivare la concorrenza nel mercato della professione legale, modifica l’art. 13 della legge professionale n. 247 del 2012 il cui comma 3 disciplina proprio la questione del «preventivo».

 

In base al testo originario della legge professionale «il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico; a richiesta è altresì tenuto a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l'incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale».

 

Ebbene, a seguito dell’abrogazione dell’espressione "a richiesta" ad opera della legge per la concorrenza ora approvata, l’avvocato sarà obbligato a «comunicare in forma scritta a colui che conferisce l'incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale».

 

Scompare, quindi, ogni riferimento alla necessità di una richiesta del cliente.

 

Il preventivo di massima della L. 1/2012

Peraltro, come si ricorderà l’indicazione del costo di massima della prestazione era già stato previsto dall’art. 9 della Legge n. 1/2012 il cui testo risultante dalle modifiche poi apportate prevede che «il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell'incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell'esercizio dell'attività professionale. In ogni caso la misura del compenso è previamente resa nota al cliente con un preventivo di massima, deve essere adeguata all'importanza dell'opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi».

 

 

Redazione del preventivo

A questo punto dobbiamo chiederci quando e come debba essere redatto il preventivo e quali possono essere gli effetti sia della redazione del preventivo che della mancata redazione dello stesso.

Innanzitutto, a seguito della modifica è venuto meno il rilievo della volontà del cliente: ne deriva che non potrà valere come esimente, a mio avviso, la dichiarazione del cliente che “rinuncia” al preventivo scritto della prestazione.

Passando ad esaminare il quando, se vogliamo rimanere aderenti alla ratio della legge, il preventivo dovrà essere reso prima dell’inizio della prestazione proprio perché la legge, con l’introduzione dell’obbligo del preventivo, intende consentire la comparazione dei costi tra diversi professionisti al fine di consentire il gioco della concorrenza.

 

Certamente, però, la redazione del preventivo nel momento iniziale sconterà il fatto che l’avvocato redigerà un preventivo con la «prevedibile misura del costo della prestazione»:

(a) secondo quanto riferito dal cliente in sede di primo colloquio e

(b) in base a quel che ragionevolmente ci si attende potrà essere lo sviluppo dell’incarico secondo l’esperienza.

 

Non c’è dubbio, però, che la redazione del preventivo in un momento prossimo al primo contatto con il cliente sconta, in molti casi (e per di più quelli che possiamo definire “non seriali”) il fatto che l’individuazione della migliore e più efficace strategia necessiti di uno studio ragionato della controversia.

Studio della controversia che, come noto, costituisce una delle voci che compongono l’onorario dell’avvocato in base ai parametri del D.M. n. 55/2014 e, quindi, mi chiedo se, domani, sarà lecito per l’avvocato chiedere l’onorario per lo studio della controversia necessario per la redazione del parere (da assorbire, naturalmente, laddove segua il conferimento dell’incarico).

 

Secondo me sarebbe necessario, ma mi rendo conto che secondo la logica della legge questo dissuaderà dalla ricerca di preventivi perché il cliente non vorrà (generalmente) pagare per poter confrontare i prezzi (laddove, poi, sia soltanto il prezzo il criterio che farà decidere la scelta del legale).

Il problema sarà che, se prevarrà il preventivo a costo zero, potrebbe essere (il condizionale è d’obbligo) un preventivo senza un previo studio approfondito della controversia.

Preventivo si … - Orbene, una volta che l’avvocato abbia reso il preventivo e il cliente lo abbia accettato, l’avvocato avrà a propria disposizione un titolo che quantifica il proprio onorario e quindi potrà procedere più agevolmente al fine di ottenere, se del caso, la condanna del cliente inadempiente al pagamento delle proprie prestazioni.

Inoltre, laddove per qualche ragione il preventivo non copra alcune varianti occorse in corso di causa (o nell’attività stragiudiziale), queste – ove non oggetto di specifico accordo – dovranno essere pagate previa eventualmente liquidazione giudiziaria.

…preventivo no – Ma quali potranno essere le conseguenze nel caso di mancata consegna del preventivo al cliente? Orbene, a prima lettura, la sanzione per la mancata redazione del preventivo potrà essere soltanto disciplinare.

 

Sul punto, infatti, il riferimento d’obbligo è all’art. 27 comma 2 del Codice deontologico in base al quale (oggi) è passibile di avvertimento l’avvocato che viola l’obbligo di «informare il cliente e la parte assistita sulla prevedibile durata del processo e sugli oneri ipotizzabili; deve inoltre, se richiesto, comunicare in forma scritta, a colui che conferisce l’incarico professionale, il prevedibile costo della prestazione».

Ritengo, infatti, che, una volta che la legge sulla concorrenza sarà entrata in vigore, il CNF dovrà modificare la disciplina deontologica allineando l’obbligo deontologico a quello legale onde non lasciare l’obbligo privo di sanzione (e che potrebbe portare – ma anche qui il condizionale è d’obbligo essendo la questione decisamente complessa – ad un nuovo braccio di ferro con l’AGCM).

 

Nessuna conseguenza, però, credo possa viceversa essere ravvisata sul piano civilistico in ordine all’an del diritto dell’avvocato ad essere retribuito per la prestazione resa anche in assenza di un preventivo. Molto probabilmente la violazione di un obbligo informativo legalmente predeterminato potrà avere effetto sul piano della quantificazione in sede di applicazione (verso il minimo) degli importi dei parametri di cui al D.M. n. 55/2014.

 

Obbligo di indicare titoli e specializzazioni 

La seconda novità di cui dare conto è la norma contenuta nel comma 152 che introduce un obbligo <comunicativo> a carico dei professionisti iscritti ad ordini e collegi e, quindi, anche degli avvocati.

Si tratta dell’obbligo di indicare i titoli e le specializzazioni possedute che prende il posto della mera facoltà già presente, ad esempio, nel Codice deontologico dell’avvocato.

 

Ed infatti, in base alla nuova disposizione «al fine di assicurare la trasparenza delle informazioni nei confronti dell'utenza, i professionisti iscritti ad ordini e collegi sono tenuti ad indicare e comunicare i titoli posseduti e le eventuali specializzazioni».

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