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Imposta di registro al 9% per la servitù su terreno agricolo

Gli atti costitutivi di servitù, come degli altri diritti reali di godimento su beni immobili, sono soggetti ad imposta di registro del 9% (che al tempo dei fatti cui si riferisce la sentenza era dell’8%) in base all’art. 1 c. 1 tariffa parte prima d.P.R. n. 131/1986, anche quando la servitù è costituita su terreno agricolo.

 

In questo caso, infatti, non si applica l’aliquota più alta (15%) prevista per gli atti di trasferimento aventi ad oggetto terreni agricoli e relative pertinenze (a favore di soggetti diversi dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali) prevista dall’art. 1 c. 3 tariffa parte prima d.P.R. n. 131/1986.

 

Per la Cassazione, infatti, il termine trasferimento individua tutti quegli atti che prevedono il passaggio da un soggetto ad un altro della proprietà o della titolarità di diritti reali immobiliari di godimento e non può essere riferito agli atti che costituiscono diritti reali di godimento come la servitù, la quale non comporta trasferimento di diritti o facoltà del proprietario del fondo servente ma compressione del diritto di proprietà di questi a vantaggio di un determinato fondo.

Di conseguenza, indipendentemente dalla natura del fondo (terreno agricolo, fabbricato, ecc.) su cui la servitù è costituita, si applica comunque l’aliquota (9%) prevista dal primo comma dell’art. 1 tariffa parte prima.

Quanto così deciso smentisce la tesi dell’Agenzia delle entrate sull’applicabilità all’atto costitutivo di servitù di aliquote differenziate a seconda della natura del fondo servente (Circ. AE 29 maggio 2013 n. 18/E).

 

Per completezza si rileva che, nel caso di specie, l’imposta di registro non può essere inferiore a euro 1.000 e l’atto è soggetto altresì all’imposta ipotecaria fissa di euro 50 mentre è esente da imposta di bollo, da tributi speciali catastali e dalle tasse ipotecarie (art. 10 D.Lgs. n. 23/2011).

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