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Il sequestro o la confisca penale del reddito derivante da reato è opponibile al fisco?

25 Giugno 2020 |

Cass. Civ., 19 giugno 2020

Misure cautelari

 

In virtù dell’art. 14, comma 4, l. n. 537/1993 nelle categorie di reddito di cui all’art. 6, comma 1, TUIR rientrano i proventi da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo se non già sottoposti a sequestro o confisca penale, sempre che la misura ablatoria sia intervenuta nello stesso periodo di imposta cui il provento si riferisce. 

Così la Suprema Corte con la sentenza n. 18575/20, depositata il 19 giugno. 

 

Il Tribunale di Genova condannava un imputato per il reato di cui all’art. 4 D.lgs. n. 74/2000 per aver omesso di indiare nella dichiarazione dei redditi alcuni elementi attivi di reddito derivante dai delitti di appropriazione indebita. Veniva dunque disposta la confisca per equivalente fino alla concorrenza dell’ammontare dell’imposta evasa. La decisione veniva sostanzialmente confermata dalla Corte d’Appello che si limitava alla rideterminazione della somma confiscata. La questione è dunque giunta all’attenzione della Suprema Corte. 

 

Il ricorrente lamenta in primo luogo l’impossibilità di sottoporre a tassazione il reddito confiscato o sequestrato. Fermo restando che la censura è inammissibile non essendo stata proposta in appello, la Corte ricorda che ai sensi dell’art. 14, comma 4, L. n. 537/1993 nelle categorie di reddito di cui all’art. 6, comma 1, TUIR rientrano i proventi da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo se non già sottoposti a sequestro o confisca penale. Secondo la costante interpretazione di legittimità, l’operatività tale meccanismo è condizionata al fatto che il provvedimento ablatorio sia intervenuto nello stesso periodo di imposta cui il provento si riferisce. In altri termini «il sequestro e la confisca dei proventi sono opponibili al fisco purché intervengano nel medesimo periodo di imposta in cui si è verificato il presupposto imponibile». Diversamente, il vincolo non nessuna rilevanza se disposto, come nel caso di specie, contestualmente alla sentenza di condanna di prime grado come conseguenza sanzionatoria del reato di dichiarazione infedele. 


Il ricorso viene in conclusione dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali. 

 

Fonte: dirittoegiusitizia

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