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Fusione transfrontaliera: l’Agenzia chiarisce sul possibile abuso del diritto

 

L’Agenzia delle Entrate con la risposta n. 11 – pubblicata ieri – è tornata a chiarire i dubbi emergenti da una fusione, in questo caso transfrontaliera.

All’amministrazione finanziaria, con un interpello presentato da una società italiana, è stato sottoposto un quesito riguardante una fusione per incorporazione di una sua controllata con sede in Lussemburgo. La fusione per incorporazione transfrontaliera rappresentata alle Entrate faceva sorgere alcuni dubbi in merito al suo possibile carattere abusivo: tra essi vi era il fatto che, per effetto della fusione, la liquidità della controllata, ricevuta dalla controllante, non fosse destinata ad essere distribuita ai soci di quest’ultima ma, unitamente ai titoli in portafoglio, fosse impiegata in attività proprie di quest’ultima e, quindi, destinata a restare nel ciclo dell’impresa.

 

L’Agenzia, nella sua risposta, ha potuto confermare che l’operazione in esame non integrava disegni abusivi in quanto non consentiva la realizzazione di alcun vantaggio fiscale. Nella fattispecie, secondo il parere del Fisco: «Sul presupposto che, per il tramite della fusione transfrontaliera, il valore di ingresso in Italia corrisponderà a quello di mercato al momento dell’ingresso della società lussemburghese e in assenza di posizioni fiscali della stessa riportabili in Italia, nel caso in esame non può ravvisarsi alcun risparmio d’imposta, non subendo l’ordinamento italiano alcuna erosione di base imponibile».

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