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Fatture false: la recidività reiterata fa allungare i tempi di prescrizione del reato

 

Per il reato di emissione di fatture false, qualora il colpevole sia anche recidivo reiterato, i tempi di prescrizione del reato si allungano: è quanto emerge dalla sentenza del 7 novembre 2017 n. 50619, con la quale i Giudici della Suprema Corte hanno confermato la condanna a carico di un imprenditore. L’uomo cercava di invocare la prescrizione del reato, specialmente in merito al ne bis in idem.

 

Per i Giudici di legittimità, tuttavia, «la recidiva reiterata, quale circostanza aggravante a effetto speciale, incide sia sul calcolo del termine prescrizionale ordinario del reato, ai sensi dell’art. 157, comma secondo, del c.p., e, in presenza di atti interruttivi, anche sul calcolo del termine massimo, ex art. 161, comma secondo, del c.p., dovendosi escludere che ciò comporti una violazione del principio del ne bis in idem sostanziale».

 

Ritengono inoltre i Giudici, che mentre per la recidiva sintomatica di una più accentuata pericolosità sociale è necessario che il Giudice accerti la sussistenza di tale caratteristica, nel caso della recidiva come espressione della non illibatezza dell’individuo questa possa essere dichiarata anche in un giudizio diverso rispetto a quella in cui la condizione si è verificata. Ai fini dell’affermazione della recidiva reiterata, dunque, non è necessario che, in un altro giudizio, sia già stata accertata – come preteso dal ricorrente – essendo invece ben possibile che l’esistenza di questo status pregresso sia verificato nello stesso giudizio in cui venga riscontrata la più accentuata pericolosità sociale del recidivo reiterato.

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