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Emendabilità della dichiarazione, in giudizio non c’è limite di tempo

07 Aprile 2015 |

Cass. civ., sez. VI, 1 aprile 2015, n. 6665

Termini di accertamento

Nessun limite di tempo per emendare la propria dichiarazione in giudizio: in sede contenziosa, il contribuente ha la possibilità di opporsi alla pretesa dell’Amministrazione, allegando errori di fatto o di diritto, commessi nella sua redazione e incidenti sull’obbligazione tributaria, indipendentemente dal termine annuale di cui all’art. 2, comma 8 del D.P.R. n. 322/1998.

È quanto sancisce la Corte di Cassazione, nella sentenza del 1° aprile scorso, n. 6665, con cui accoglie il ricorso del contribuente, riconoscendogli il diritto di rimediare ai propri errori dinanzi alle Commissioni Tributarie, anche oltre il citato termine. 

I fatti di causa

Il contribuente veniva raggiunto da una cartella emessa dall’Ufficio a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione annuale, per omessi versamenti di ritenute alla fonte, imposta sostitutiva sulle rivalutazioni del TFR e anticipo d’imposta TFR. Impugnato l’atto, i giudici tributari respingevano il ricorso del contribuente sostenendo che gli errori commessi avrebbero dovuto essere emendati con una dichiarazione integrativa da presentarsi entro il citato termine.

 

La decisione della Corte di Cassazione

Per i Supremi Giudici, il termine annualenon esplica alcun effetto sul procedimento contenzioso instaurato dal contribuente per contestare la pretesa tributaria”, anche se fondata su elementi o dichiarazioni fornite dal contribuente medesimo. Come chiarito nella sentenza, il diverso piano sul quale operano le norme in materia di accertamento e riscossione, rispetto a quelle che governano il processo tributario, nonché il principio costituzionale della capacità contributiva (art. 53 Cost.), comportano l’inapplicabilità in giudizio di decadenze “relative alla sola fase amministrativa”. Posto che, oggetto del contenzioso giurisdizionale è l’assoggettamento del contribuente a oneri contributivi che lo stesso assume diversi e più gravosi di quelli che, sulla base della legge, devono restare a suo carico.   

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