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Bonus fiscale per il “rientro dei cervelli”

Il problema è sotto la luce del sole da ormai troppo tempo: la fuga dall’Italia di lavoratori con elevate qualifiche che nello Stivale non riescono a trovare lavoro, e che trovano le porte aperte appena varcato il confine è una piaga del Bel Paese.

Così, il Governo ha deciso di tentare di arginare questa tendenza: nell’ultimo Consiglio dei Ministri approvato il 17 luglio, ed ora al vaglio delle Camere, si cerca di incentivare fiscalmente il rientro in Italia di questi qualificati lavoratori. Come? La norma che ha incassato l’ok prevede che i lavoratori che trasferiscono la propria residenza nuovamente entro i confini nazionali beneficieranno per tre anni di una riduzione del reddito imponibile del 30%. Ad accedere a questa agevolazione, i soggetti che nei cinque anni precedenti non siano stati residenti in Italia, purché però svolgano una attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano e che rivestano una qualifica per la quale sia richiesta una alta specializzazione e il titolo di laurea.

Ma non solo. Lo stesso Decreto, infatti, prevede un aiuto da parte del Fisco per l’internazionalizzazione delle imprese: l’intento è quello di ridurre i vincoli alle operazioni transfrontaliere e creare un quadro normativo certo e trasparente per gli investitori.

Rafforzando le norme sui ruling internazionali, il proveddimento tocca i prezzi di trasferimento infragruppo, l’attribuzione di utili e perdite alle stabili organizzazioni, la valutazione preventiva dei requisiti che configurano una stabile organizzazione nel nostro paese, l’individuazione, nel caso concreto specifico, delle norme sull’erogazione o la percezione di dividendi, royalties, interessi e altri componenti reddituali a o da soggetti non residenti. 

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