Focus

Spunti sulla (dubbia) ammissibilità delle “perdite valutative” alla luce del principio di derivazione rafforzata

Sommario

Premessa | Perdite su crediti e svalutazione di crediti secondo la disciplina contabile | L'incerta linea di confine tra perdite su crediti e svalutazione di crediti nella disciplina fiscale | Il generale riconoscimento fiscale delle “perdite valutative atipiche” | La dubbia ammissibilità delle perdite “valutative” alla luce del principio di derivazione rafforzata | Considerazioni conclusive |

 

Negli ultimi anni il regime di rilevanza fiscale delle perdite su crediti di cui all'art. 101, comma 5, TUIR., è stato ripetutamente modificato nell'intento di agevolare (o, quanto meno, di non penalizzare eccessivamente) le imprese che incorrono nel rischio di non riuscire ad incassare tutti o parte dei propri crediti. L'art. 101 TUIR è stato infatti modificato dapprima ad opera dell'art. 33, comma 5, D.L. 22 giugno 2012, n. 83 (c.d. “decreto crescita”), convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, poi dall'art. 1, comma 160, lett. b), L. 27 dicembre 2013, n. 147 (c.d. “Legge di Stabilità 2014”) ed infine dall'art. 13, comma 1, lett. c), del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147 (c.d. “decreto internazionalizzazione”).

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