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I compensi percepiti a Dubai da un calciatore residente fiscalmente in Italia devono essere tassati in quest'ultimo Stato

Sommario

Premessa | La normativa penale | La residenza fiscale per le persone fisiche | La sentenza in esame | Alcune considerazioni |

 

Con la sentenza della Corte di Cassazione, penale, del 21 ottobre 2020, n. 29095, è stato dichiarato inammissibile un ricorso presentato nell'interesse di un giocatore di calcio contro l'ordinanza di un Tribunale che aveva confermato il decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale. In particolare, a tale soggetto era stato contestato di avere evaso per complessivi € 5.854.068,67 di imposte dirette, e quindi, di avere violato l'art. 4 del D.Lgs 74 del 10 marzo 2000, n. 74, avendo omesso di dichiarare i redditi prodotti all'estero. Tale accusa è stata mossa in quanto il soggetto è stato ritenuto residente in Italia, malgrado avesse stipulato un contratto con una società residente negli Emirati Arabi, in quanto, secondo i giudici, lo stesso, pur lavorando all'estero, ha mantenuto in Italia il centro dei propri interessi. Prima di procedere all'esame della sentenza, si ritiene opportuno soffermarsi brevemente, prima sulla disciplina che regolamenta il reato contestato, per poi analizzare la normativa sulla residenza fiscale.

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