Focus

I benefici fiscali per l’industria cinematografica

Sommario

Inquadramento | Tax Credit interno – Tax Credit Produttori | Tax Credit nella Distribuzione | Tax Credit per Produzioni Audiovisive | Tax Credit Digitale | Conclusioni | Riferimenti |

Inquadramento

Lo stato dell’arte dell’industria cinematografica italiana

Tale articolo fa seguito e completa per quanto possibile il quadro normativo giurisprudenziale riguardante le imprese cinematografiche e il sostegno che lo Stato ha inteso dar loro attraverso varie forme di benefici fiscali per un settore sempre più ostacolato dall’attuale crisi economica.
Definire “un film nel film” la possibilità di produrre opere cinematografiche ci riporta per attinenza linguistica e momento storico al filone del neorealismo italiano ed a quelle espressioni che la Settima Arte seppe ben rendere in un periodo in cui il nostro Paese tentava di rialzarsi dopo l’evento bellico.

Finanziare e produrre un film nel panorama attuale diventa un vero “atto di fede” in quanto, oltre alla diffidenza tipica degli investitori esterni verso tale tipo di impiego del proprio denaro, si aggiunge il naturale ostacolo del sistema bancario che, salvo isolati casi, non si rende disponibile nei confronti dei produttori a supportare la realizzazione di opere cinematografiche e televisive.

Nonostante ciò l’industria italiana del cinema, attraverso i principali players pubblici e privati, nonché una coraggiosa pattuglia di produttori indipendenti, riesce a conferire dignità a questo prodotto con la realizzazione di un discreto numero di opere che trovano puntualmente riconoscimenti internazionali ed una discreta commercializzazione sui mercati esteri.

Giova rimarcare quanto già avevamo accennato nel precedente articolo riguardo al commento che l’attuale Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini, aveva riportato dopo l’approvazione della legge che estendeva il Tax Credit dedicato alle produzioni audiovisive per i produttori indipendenti: “E’ un settore che non rappresenta solo l’identità culturale, ma può generare sviluppo economico e occupazionale, veicolo del Made in Italy, può avere ricadute sui flussi turistici e per questo nel recente decreto sui Beni Culturali il Governo ha raddoppiato la Tax Credit per le produzioni”.

 

Tax Credit interno – Tax Credit Produttori

Il credito d’imposta può essere richiesto dagli imprenditori del settore di produzione cinematografica e risulta pari al 15% del costo “eleggibile” di produzione per un ammontare massimo di € 3.500.000 per ciascun periodo d’imposta.
Nell’ambito delle produzioni associate tale credito d’imposta spetta a ciascun produttore che immetta risorse nel singolo spettacolo in relazione alle spese direttamente sostenute ed in proporzione alla quota di partecipazione alla produzione associata.

Tale credito d’imposta può essere concesso ad opere cinematografiche di nazionalità italiana che abbiano i requisiti di “eleggibilità culturale” stabiliti dalla Tabella A riguardante il “Tax Credit Produttori”.
Tali opere cinematografiche devono passare il vaglio ed essere riconosciute di interesse culturale dalla Commissione per la Cinematografia al fine di verificare i requisiti di eleggibilità culturale stabiliti dalla Tabella A e dalla Tabella B del D.M. 7 maggio 2009.

La Commissione Cinematografica può inoltre attribuire un'ulteriore qualifica di “film difficile” all’opera sottoposta al suo controllo al fine di consentire il raggiungimento di un ulteriore livello di finanziamento pubblico.
Il primo passaggio fondamentale quindi per i produttori al fine di accedere alle agevolazioni fiscali è il già citato riconoscimento dell’eleggibilità culturale che ne assicura la matrice culturale italiana o europea ed il tutto avviene attraverso una specifica istruttoria tecnica che si avvale, se è necessario, del parere della Commissione per la Cinematografia.

Tale credito d’imposta può comunque essere revocato o decadere in una serie di casi ben definiti:

  • Mancato riconoscimento in via definitiva del requisito della nazionalità;
  • Subentro di altra impresa di produzione;
  • Mancato rispetto del vincolo di territorializzazione;
  • Mancata presentazione dell’istanza finale (che conclude la procedura di richiesta) entro 90 giorni dalla data della domanda di rilascio del nulla osta di proiezione in pubblico

Fondamentale infine è il vincolo per i produttori italiani di territorializzazione dell’opera cinematografica che essi vanno a produrre. Essi devono obbligatoriamente spendere sul territorio nazionale un importo pari ad almeno l’80% dell’entità del beneficio fiscale.

Il Tax Credit, oltreché nel caso già citato di “produzione interna”, rivolge i suoi benefici anche al settore della produzione esecutiva di film stranieri.

Il Credito d’Imposta spetta quindi anche nel caso in cui sul territorio italiano si realizzino film o parti di film stranieri su diretta commissione di Produttori Esteri. Il produttore esecutivo italiano che in questo caso lavora su commissione di una produzione straniera, nel dare particolare valore al territorio italiano, è destinatario di un credito d’imposta pari al 25% del costo di produzione della singola opera.

Tale beneficio riguarda quindi le spese di produzione effettuate sul territorio nostrano che non eccedano il 60% del budget complessivo con un limite massimo, per ciascun film, di €. 5.000.000.
I film, anche in questo caso specifico, devono essere sottoposti ad un test di eleggibilità che ne assicuri la matrice culturale italiana o europea.

In egual misura e proporzionalmente alla quota di diritti di sua spettanza, anche nel caso in cui lo stesso produttore sia anche produttore esecutivo dell’intero film, spetta all’imprenditore cinematografico italiano nell’ambito sempre più ricorrente delle “coproduzioni internazionali” il ricorso al Tax Credit nella misura del 15%.

In tal senso riteniamo di dare un esempio visivo attraverso il quale si possa cogliere tecnicamente l’aspetto delle coproduzioni internazionali e il meccanismo applicativo del Tax Credit relativo ad un imprenditore italiano che associ le sue forze finanziarie e tecniche a quelle di uno o più produttori di matrice straniera.

 

Figura 1 - TAX CREDIT sulle Coproduzioni Internazionali

 

 

Tax Credit nella Distribuzione

Altro tassello fondamentale nella filiera produttivo - commerciale di un’opera cinematografica è la “distribuzione” del prodotto finale (film e opere audiovisive), affidato ad imprese del settore specializzate in questo fondamentale anello della catena organizzativa che conduce noi spettatori a godere degli sforzi del mondo della celluloide.

Le Imprese di Distribuzione Cinematografiche godono anch’esse di un preciso beneficio fiscale essendo ad esse riconosciuto un credito d’imposta pari al 15% delle spese sostenute per la distribuzione nazionale di film ai quali sia stata riconosciuta l’origine italiana e l’eleggibilità culturale a sua volta già citata e richiesta per il Tax Credit Produttori.

Tale beneficio non può superare € 1.500.000 per ciascun periodo d’imposta.

Le stesse imprese possono godere di un 10% delle spese nazionali sostenute per la distribuzione di opere espressione di lingua originale italiana per un massimale di € 2.000.000 per periodo d’imposta.

Tax Credit per Produzioni Audiovisive

Come già nelle premesse avevamo citato riguardo all’ampliamento della normativa sul Tax Credit Cinematografico risulta importante un approfondimento su questo beneficio che è stato esteso al settore della produzione audiovisiva che sempre maggior peso assume nell’ottica di questo settore.

A decorrere dal 1° gennaio 2014 gli incentivi fiscali previsti sotto forma di credito d’imposta sono estesi ai produttori indipendenti di opere audiovisive meglio definiti nell’art. 2 comma 1 lettera g) del D.M. 15 febbraio 2015.
Prerogativa essenziale per gli imprenditori di questo settore è che gli stessi siano iscritti nell’elenco informatico istituito presso la Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo nell’apposita sezione dedicata ai produttori indipendenti di opere audiovisive. Essi devono avere la propria sede legale in uno Stato dell’Unione Europea e devono altresì essere soggetti a tassazione in Italia in virtù di una stabile organizzazione e quindi di una residenza fiscale nel nostro territorio a cui sia riconducibile la stessa opera audiovisiva ed i benefici reddituali che ne provengono.

Tali soggetti sono destinatari di un credito d’imposta pari al 15% del costo eleggibile delle opere audiovisive ammissibili ai benefici previsti dal decreto attuativo fino alla concorrenza annua di € 3.500.000 per ciascun periodo d’imposta.

È da precisare che i crediti d’imposta fruiti dalla medesima impresa in relazione alla produzione di opere cinematografiche non concorrono al raggiungimento di detto limite annuale.
Il beneficio, come nel caso del Tax Credit Cinematografico Interno, decade ed è revocato all’operatore audiovisivo qualora non venga riconosciuto al suo prodotto il requisito della nazionalità italiana o dell’eleggibilità culturale oltreché nel caso in cui venga meno quello di “produttore indipendente” e di “territorializzazione delle spese”.

In tal senso il credito d’imposta viene riconosciuto a condizione che l’impresa di produzione audiovisiva sostenga sul territorio italiano spese di produzione per un ammontare complessivo non inferiore al 50% del costo eleggibile.

Il produttore indipendente, beneficiario di tale misura fiscale, in relazione alle opere audiovisive destinate al pubblico tramite un’emittente televisiva, è tenuto a reinvestire l’importo del beneficio entro i ventiquattro mesi successivi al riconoscimento definitivo dell’agevolazione fiscale.

Anche per questo settore è stato normato il Tax Credit per la produzione esecutiva di film stranieri. Le imprese italiane che assumono il ruolo di produttori esecutivi ancorché non in possesso dei diritti sull’opera audiovisiva, sono destinatari di un credito d’imposta legato alla concreta realizzazione sul territorio italiano della commessa ricevuta da case di produzioni estere che soddisfino comunque i requisiti di eleggibilità culturale indicati nella apposita Tabella B1 allegata al già citato decreto e che utilizzino prevalentemente mano d’opera italiana o dell’Unione Europea.

Il credito d’imposta riconosciuto a tali imprenditori è pari al 25% del costo di produzione della singola opera fino all’ammontare massimo annuo di € 10.000.000 per ciascun periodo d’imposta ed è concedibile in relazione alla spese di produzione effettuate sul territorio italiano che non eccedano il 60% del budget complessivo di produzione dell’opera audiovisiva.

 

Tax Credit Digitale

Ultimo tassello di questa trattazione e figurativamente l’ultimo anello della catena produttiva sentiamo di dedicare al settore degli esercenti di sale cinematografiche che in misura non minore di quello produttivo ha subito gli effetti di una rivoluzione sistemica e tecnica che ha comportato notevoli investimenti per il passaggio epocale dalla pellicola al digitale.
Tale rivoluzione per il settore degli esercenti cinematografici ha reso fruibile per questi imprenditori il ricorso al credito d’imposta per i costi sostenuti per il ripristino, il restauro e l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche esistenti almeno dal 1° gennaio 1980.

I criteri e tutte le modalità atte a fruire di tale credito sono stati definiti dal Decreto del Ministro per i beni e le Attività Culturali e del Turismo, in concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze nel recente D.M. 12 febbraio 2015 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 69 24 marzo 2015.

Le imprese destinatarie di tale credito devono avere sede legale e domicilio fiscale in Italia nonché essere iscritte negli appositi elenchi informatici del Ministero.
Tali imprese devono rivestire le caratteristiche classiche delle PMI e cioè avere meno di 250 occupati ed un fatturato annuo non superiore a € 50.000.000. Le spese che possono fruire di tali agevolazioni devono riguardare interventi specifici sulle sale cinematografiche quali il ripristino di sale inattive, la trasformazione delle stesse mediante un aumento del numero degli schermi, la ristrutturazione e l’adeguamento tecnologico di tali sale ed infine l’installazione, la ristrutturazione e il rinnovo delle apparecchiature degli impianti digitali e dei servizi accessori alle sale.

Tali spese devono essere sostenute dalle PMI del settore dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2016 ed in relazione comunque ad interventi non iniziati prima del 1° giugno 2014. Il credito d’imposta riconosciuto è pari al 30% dei costi sostenuti da ripartire in tre quote annuali di pari importo per una cifra non superiore a €. 100.000.

È ovviamente auspicabile che le risorse che il Ministero ha messo a disposizione di tali imprenditori, pari a € 3.000.000 per ciascuno degli anni che vanno dal 2015 al 2018, non si esauriscano completamente ed anticipatamente privando questa fetta dell’industria di godere di provvidenze assolutamente strategiche per i rinnovi strutturali che le stesse hanno necessariamente dovuto eseguire.

 

Conclusioni

L’odierno articolo completa in maniera schematica il panorama dei decreti e degli interventi in favore degli imprenditori legati al mondo della cinematografia italiana che avevamo approcciato in una precedente trattazione. Il nostro sguardo era partito dal mondo del cinema e dei media in generale per soffermarci sulle motivazioni fiscali e finanziarie che hanno spinto e spingono imprenditori esterni a tale settore nel concedere risorse che possano costituire, nel tempo, un beneficio fiscale ed un profitto nell’ambito dei rapporti di associazione in partecipazione tra le proprie aziende e quelle del settore finanziato.

Il focus odierno ha riguardato i benefici di cui sono destinatari gli stessi imprenditori che ancora oggi credono in questo delicato settore e ne sono attori assoluti, ancor prima di quelli che recitano nei propri film, investendo risorse finanziarie e lavoro con prospettive non sempre eccellenti.

Lo Stato ha tentato e tenta con la serie di benefici fiscali che abbiamo evidenziato, di supportare la programmazione di tali imprese, ma riteniamo che il completo risanamento di questo comparto strategico per l’immagine del nostro Paese all’estero sia meritevole di iniziative più significative che, indirettamente, possano consentire una crescita nell’occupazione delle maestranze italiane di questo settore che hanno fatto e fanno “la storia” della Cinematografia Italiana.

 

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